“Rapsodia d’autunno”, romanzo in cui musica e bellezza si uniscono in un’unica armonia

“Rapsodia d’autunno”, romanzo in cui musica e bellezza si uniscono in un’unica armonia

di Giuseppe Brienza

«SPESSO MI SONO DETTA CHE DELL’AMORE NON SO MOLTO, MA COMINCIANDO A RAGIONARE MENO E A VIVERE DI PIÙ, HO CAPITO CHE L’AMORE È IL CONTRARIO DI UN CONCETTO ASTRATTO, È UNA PERSONA» (ALESSANDRA CANEVA, RAPSODIA D’AUTUNNO)

La sceneggiatrice, soggettista e scrittrice romana Alessandra Caneva ha appena pubblicato un nuovo romanzo sull’amore dal titolo Rapsodia d’autunno [Ianieri Edizioni, Silvi Marina (TE) 2022, pp. 248, € 18].

Consulente editoriale per la Lux Vide e Rai Fiction, la Caneva ha ideato e scritto finora numerosi soggetti per fiction televisive andate in onda principalmente sulla Rai-Tv. Ricordiamo ad esempio Lourdes (in collaborazione con Vittorio Messori e Mario Falcone), il Padre Pio diretto da Giulio Base e interpretato da Michele Placido, vincitore dell’Oscar Televisivo 2001, Antonio da Padova (con Fernando Muraca e Umberto Marino) ed alcune serie del riuscitissimo Don Matteo con Terence Hill.

L’abbiamo intervistata alla vigilia della presentazione del suo ultimo libro che si terrà martedì prossimo a Roma presso l’Università Pontificia Salesiana (piazza dell’Ateneo Salesiano 1, ore 18).

In Rapsodia d’autunno, apparentemente un classico romanzo d’amore, s’intrecciano invece come due facce della stessa medaglia filosofia e narrazione, perché questa scelta?

Difficile trovare un nucleo tematico nel romanzo che corrisponda a un genere standardizzato. Non è propriamente una love story anche se l’amore tra la protagonista e un suo collega musicista gioca un ruolo importante. La musica più che la filosofia scandisce il ritmo narrativo, la musica però come linguaggio che apre alla trascendenza, che aiuta a cogliere il senso profondo della vita. La protagonista, trascinata in un vortice di prove sempre più dure, scopre una felicità laddove mai aveva pensato di trovarla.

La vicenda della protagonista del suo libro, Luigia, che è una giovane pianista di successo, testimonia di come la passione artistica possa riscattare dalle difficoltà, anche quelle più dure. Si rivolge in questo modo anche ai tanti artisti che, penalizzati dagli scorsi due anni di pandemia, sono stati spesso tentati dalla disperazione?

Luigia conosce l’impedimento provocato dalla temporanea invalidità, dal terremoto dell’Aquila del 2009 che sconvolge nuovamente tutti i suoi piani. L’accostamento alla pandemia recente è sicuramente pertinente anche se niente e nessuno può impedire a un artista di vivere comunque il suo talento.

Fra le prove che deve affrontare Luigia c’è appunto anche quella del terremoto de L’Aquila, città nella quale si è recentemente recato Papa Francesco per portare conforto e incoraggiamento. Cosa ci può dire al proposito?

Il terremoto è una grande metafora della condizione umana. Durante le presentazioni amo citare i versi di Giuseppe Ungaretti: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Viviamo nella consapevolezza, sicuramente drammatica, che la nostra condizione umana è soggetta alla precarietà. Ma questo è realismo, non frutto di un pensiero tragico, invece rappresenta uno sprone per cercare il vero senso della nostra vita. L’armonia dell’universo, che la musica riesce a esprimere in modo efficace, ci suggerisce delle risposte. Una delle quali è che l’umano si realizza nella capacità di amare, e che la bellezza, quella che salverà il mondo, è l’amore realizzato come diceva il matematico e filosofo russo Pavel Florenskij, presbitero morto martire nel secolo scorso. Rapsodia di autunno è la prima opera che Luigia riesce a scrivere. Da musicista diventa compositrice, il dolore l’ha forgiata al punto tale che il suo talento è stato potenziato. La sua vicenda testimonia dell’importanza di curare l’interiorità nei momenti in cui veniamo travolti dalle mille cose da fare, dagli stimoli esterni, dai rumori. E temiamo il confronto con il nostro silenzio interiore, lo fuggiamo come un nemico quando in realtà nel “cuore” della persona umana troviamo le verità più profonde che ci riguardano.

Nel libro aleggiano le atmosfere affascinanti di opere sinfoniche indimenticabili come Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi. Crede che nell’educazione artistica dei giovani dovremmo riscoprire questa nostra grande tradizione musicale?

La musica oltre ad abituare all’ascolto, ha una potenza semantica superiore alle altre arti. Trascende, fa alzare lo sguardo verso l’assoluto, è il linguaggio di Dio. L’educazione musicale è quindi molto importante per i giovani.

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