Santa Maria della Bozzola, un Santuario che si impone anche per la sua architettura

Santa Maria della Bozzola, un Santuario che si impone anche per la sua architettura

di Rachele Parrinello e Giada Maria Montalto

L’ITALIA È DISSEMINATA DI LUOGHI DELLO SPIRITO. OGGI “VISITIAMO” IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA BOZZOLA (PAVIA): NEL 1465 LA MADONNA APPARÌ A MARIA BENEDETTA SOPRA UN CESPUGLIO DI BIANCOSPINO

Il Santuario Madonna della Bozzola si trova in provincia di Pavia ed è un punto di riferimento per l’intera diocesi, oltre ad essere anche un luogo di incontro, di riflessione e di cammino spirituale per ciascun fedele che ivi si reca. Lo stesso Papa Benedetto XVI (2005-2013), quando visitò Vigevano in pellegrinaggio, il 21 aprile 2007, disse in una sua omelia: «[…] Cari fratelli e sorelle della diocesi di Vigevano! Il mio pensiero va, infine, alla Madre di Dio, che voi venerate con il titolo di Madonna della Bozzola. A Lei affido ogni vostra Comunità, perché ottenga una rinnovata effusione dello Spirito Santo su questa cara Diocesi».

Dio sin dalla Creazione si è sempre servito dei piccoli e dei sofferenti, degli umili e dei nascosti perché sono essi che più fedelmente rispondono ad una chiamata di piena aderenza alla sua volontà e fu così anche per la nascita di questo santo luogo mariano. Maria, una ragazza tredicenne di Garlasco, aveva perso l’uso della parola durante l’eccidio di tutta la sua famiglia ad opera di bande di soldati che all’epoca si fronteggiavano sul territorio. Un giorno, nell’anno 1465, accadde che ella portò gli animali al pascolo tra le querce ed i cespugli di biancospino della “Busslà” e verso mezzogiorno, vedendo il cielo diventare improvvisamente cupo, si rannicchiò sotto un’edicola con l’immagine della Vergine Maria per ripararsi dall’imminente temporale. Inaspettatamente, una luce molto intensa andò a posarsi sopra un cespuglio di biancospino e in quel momento le apparve la Madonna, la quale disse alla ragazza: «Maria Benedetta, vai a dire alla gente di Garlasco, che voglio qui un Santuario a protezione di tutta la Lomellina. Saranno tante le grazie che io farò in questo luogo, che i miei figli esperimenteranno i tesori delle mie misericordie. Come segno che ti sono apparsa tu hai già udito il mio messaggio, ora lo porterai alla gente di Garlasco». La ragazza, piena di gioia, tornò in paese e grande fu la sorpresa dei compaesani nell’udire la ragazza ripetere, con la sua voce, quelle parole udite alla “Busslà”. Il messaggio del quale Maria Benedetta si fece portavoce non cadde nell’indifferenza ma al contrario la comunità di Garlasco lo accolse con entusiasmo e grande zelo e cominciò a costruire una grande “casa” attorno all’immagine murale della Madonna, che i secoli via via trasformeranno nel Santuario che oggi si impone, in tutta la suggestione architettonica, nella piana Lomellina. In poco tempo, venne eretta una cappellina attorno all’edicola votiva e un secolo dopo, dal verbale della visita del card. Ippolito Rossi, Vescovo di Pavia, si scopre che la cappellina era già stata sostituita da una chiesa vera e propria. Nel 1576, mons. Angelo Peruzzi, vescovo di Pavia, giunse in visita in Lomellina, descrivendo “Santa Maria della Bozzola” come chiesa «assai frequentata dai popoli, che quivi si portano a venerare la Vergine Maria».

L’immagine mariana al centro del prodigio, che campeggia sull’Altare Maggiore del santo luogo risale alla metà del ‘400. La tradizione la vuole dipinta nel 1456 dal giovane Agostino da Pavia, che affrescò l’immagine come gesto di ringraziamento alla Vergine Maria che egli aveva invocato mentre attraversava a cavallo le acque del Ticino, nelle quali stava per sprofondare. Superato il pericolo e portatosi lungo le rive del fiume, il giovane pittore scorse un’umile edicola votiva, che pensò di decorare e abbellire con una immagine dedicata a Maria. Il dipinto presenta la Vergine assisa in cattedra, rivestita di un ampio manto rosso scuro, dal risvolto color verde. Il copricapo è del medesimo tessuto, allacciato al collo e sembra “fermato” dall’indice della mano destra del Bambino Gesù, che la Vergine porta in piedi sulle ginocchia. La mano destra della Madonna impugna un libro appoggiato sulle ginocchia; la mano sinistra sorregge il Bambino dagli occhi dolcissimi e vestito di una corta tunica bianca fasciata in vita. La sacra immagine fu più volte ritoccata: colorarono di blu il manto di Maria, la parete venne cancellata, apportarono discutibili aggiunte; ma pur con tutti questi “accanimenti” è riuscita ad attraversare più di cinquecento anni. Nel 1983, la Sovrintendenza per i Beni artistici e storici della Regione Lombardia autorizzò il restauro e venne rimosso lo strato delle ridipinture, portando all’antico splendore l’immagine originale, segno tangibile della bontà e della maternità di Maria Santissima.

(LE FOTO SONO PER GENTILE CONCESSIONE DEL SANTUARIO)

 

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