L’Immacolata, l’embrione, san Nicola e uno schiaffo che ha fatto la storia

L’Immacolata, l’embrione, san Nicola e uno schiaffo che ha fatto la storia

di Enzo Vitale

LA SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE NASCONDE IN SÉ SIGNIFICATI CHE CI SUGGERISCONO MOLTO DI PIÙ CHE UN SEMPLICE RICORDO LITURGICO

Ho letto e riletto, in diversi post, messaggi e articoletti arrangiati in giro per la rete, un fatto risalente al 325 dopo Cristo (durante il Concilio di Nicea) e riguardante due illustri personaggi storici: il primo santo, San Nicola, l’altro eretico Ario, entrambi partecipanti al Concilio che ci ha lasciato in eredità il Credo Niceno-Costantinopolitano, quello, per intenderci, che il più delle volte, si recita la domenica durante la celebrazione della Santa Messa. Entrambi hanno lasciato un segno lungo i secoli. Alla figura di San Nicola si rifà, oggi, quella moderna di Babbo Natale (a quanto pare a lui ispirato) mentre di Ario, anche se condannato per i suoi insegnamenti, ancora dopo quasi due millenni, si ripresentano le errate teorie pur se con formulazioni diverse.

Ma perché parlo di loro due?

In occasione del citato Concilio di Nicea, accadde un fatto assai scabroso. Il nostro santo, Nicola, ad un certo punto del discorso di Ario – che arringava la folla cercando di dimostrare che Cristo non era un vero Dio, ma un semi-Dio – gli si avvicinò e lo schiaffeggiò irritato per la quantità di falsità che stava ascoltando. L’allora presente Imperatore Costantino, assistendo alla scena, non poté fare a meno di far arrestare il vescovo Nicola, spogliandolo delle insegne del suo stato: la copia personale dei Vangeli e il pallio.

La storia, tra leggenda e realtà, racconta però che di notte Cristo stesso, accompagnato dalla Beata Vergine, si recarono in cella da Nicola e gli chiesero: «Perché sei rinchiuso qui dentro?». Nicola rispose: «Perché ti amo mio Signore e mio Dio». In quel momento Cristo restituì la copia del Vangelo al Suo Vescovo, mentre la Vergine Maria, lo rivestì del pallio.

Qualcuno potrebbe chiedersi come mai, in un giorno così solenne dedicato all’Immacolata, raccontiamo questo episodio.

Di questa storia colpisce che, a far visita a San Nicola, Nostro Signore era accompagnato dalla Sua Madre. 

La Vergine, quindi, in un modo o in un altro è presente, innegabilmente presente lungo tutta la storia della Salvezza. E se lo è, è perché Cristo, Dio, gli ha fatto un dono unico: quello di essere Immacolata.

Cosa significa?

Il beato Pio IX, l’8 dicembre 1854 emanando la costituzione apostolica Ineffabilis Deus scrisse: «Con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli». Tradotto in parole moderne possiamo dire che la Vergine Maria fu esente da ogni peccato a partire dal momento in cui era una sola cellula.

E quello che la Chiesa celebra nella giornata di oggi è il ricordo di questa verità dogmatica. La Vergine Maria di Nazareth, Madre di Dio e degli uomini, è stata esente da ogni traccia di colpa originale e da ogni peccato, sin dal momento in cui è stata concepita.

La domanda che mi/vi pongo è: c’è ancora chi è capace di battersi in modo forte e deciso contro chi diffonde falsità? Contro chi è capace di sacrificare sull’altare del politicamente corretto le verità testimoniate e difese da uomini santi con la galera e tante volte con il sangue? È chiaro che il fatto raccontato risale all’anno 325 e il prendere a schiaffi qualcuno non è assolutamente cosa da farsi. Conta, oggi come sempre, la forza delle parole che è data dalla Verità in essa contenute e non dalla violenza delle percosse o dai vaniloqui da pettegole. I tempi erano diversi e Nicola non doveva essere un attaccabrighe, facinoroso e manesco se – come sopra si diceva – ha ispirato la figura di Babbo Natale, colui che per porta doni ai bambini. Sapete perché? Perché nella sua storia si racconta di come mise in salvo dei bimbi in modo miracoloso… Un animo tenero, quindi, particolarmente attento ai piccoli.

Spazio per parlare delle vicende di San Nicola adesso non ne abbiamo, ma di certo possiamo capire come un carattere focoso come il suo potesse essere anche tanto dolce da esser considerato un simbolo per tanti bambini. Ovviamente noi preferiamo il santo, alla figura inventata di Babbo Natale, ma oggi, se abbiamo dato spazio alle parole è solo per onorare Colei che, più di ogni altro essere umano, merita tutta la nostra devozione e preghiera.

In fondo, a ben pensarci, nel dogma dell’Immacolata è portata alla nostra attenzione una verità che risulta essere invisibile: la dignità di un essere umano a partire dal momento in cui è concepito. Cioè, quando ancora non si può vedere ad occhio nudo pur avendo dignità e valore inestimabili.

Nella foto: 

San Nicola che schiaffeggia Ario Olio su tela, 100 X 120 cm, 2016. Vienna (Austria), collezione privata

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