Immacolata Concezione: un dogma tra Storia, Tradizione e Fede

di Mariastella Vanella

L’IMMACOLATA CONCEZIONE È L’OCCASIONE PER CHIARIRE UN PO’ DI STORIA E DI CATECHISMO SU UNA DELLE PIÙ BELLE VERITÀ RIGUARDANTI LA VERGINE MARIA

La Festa dell’Immacolata Concezione che si festeggia l’8 Dicembre, è una delle ricorrenze più importanti dell’anno. Una festa che ha un doppio volto, spirituale e tradizionale, la prima tappa del percorso che ci condurrà alla celebrazione della nascita di Gesù. Non a caso è proprio il giorno in cui tradizionalmente si addobba l’albero di Natale e si inizia a preparare il presepe. Questa ricorrenza, si inserisce nel cammino dell’Avvento, ovvero delle quattro settimane che precedono il giorno di Natale, un periodo di riflessione ma anche di gioia in cui si incastona il dogma dell’Immacolata. Ma cosa è un “dogma”? Il “dogma” è una verità di fede insegnata dalla Chiesa come rivelata da Dio. Il dogma è proclamato, sotto la guida dello Spirito Santo, dal Pontefice (successore di Pietro) o dai successori degli Apostoli in comunione con il Pontefice. I credenti sono tenuti a credere a quanto è fissato dalla Chiesa come dogma: il non credere implica un venir meno della propria fede. Essere fedele, infatti, vuol dire aderire e obbedire a Dio che si rivela, vuol dire lasciarsi guidare dalla Sapienza Divina. Le verità di fede superano la capacità umana di comprendere con le sole proprie forze; tuttavia, mai si propongono da credere verità contrarie alla ragione. È compito della teologia spiegare la razionalità delle proposizioni di fede o, comunque, che esse non contengono in sé stesse delle contraddizioni.

Il dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria fu proclamato nella Cappella Sistina da papa Pio IX l’8 dicembre 1854, con la sua bolla Ineffabilis Deus, in cui riprese un’antica tradizione cristiana risalente a diversi secoli prima. Il Pontefice, durante il suo esilio a Gaeta dal 1849 al 1851, fece un voto in una cappella dedicata all’Immacolata secondo il quale, qualora avesse ricevuto la grazia del ritorno a Roma, si sarebbe impegnato nell’attuazione della proclamazione del gran dogma mariano. Egli sostenne di aver sentito tale esigenza come una chiamata interiore ricevuta mentre era assorto in preghiera dinanzi all’immagine dell’Immacolata. Già in Oriente la festa veniva celebrata dal VI secolo mentre venne importata nell’Italia meridionale da monaci bizantini. In Sicilia, in particolar modo, il tema dell’Immacolata Concezione fu accolto subito: era già molto diffuso prima della definizione solenne del dogma. Nel 1439, al Concilio di Basilea, fu l’arcivescovo di Palermo Niccolò Tedeschi a sostenere che Maria era stata concepita senza peccato. Ma fu con la decisione di Pio IX che tale verità entrò nel calendario della Chiesa cattolica.

L’Immacolata Concezione anticipa così di nove mesi esatti la Natività di Maria. Come conferma del dogma, dobbiamo ricordare quanto avvenne a Lourdes quattro anni dopo, nel 1858. In quel luogo, la giovane Bernadette Soubirous riferì al suo parroco di aver visto in una grotta una “piccola signora giovane” che, alzando gli occhi al cielo e unendo le mani in segno di preghiera, le aveva detto «Io sono l’Immacolata Concezione». «Dio – recita in proposito il Catechismo della Chiesa cattolica – ha scelto gratuitamente Maria da tutta l’eternità perché fosse la Madre di suo Figlio: per compiere tale missione, è stata concepita immacolata. Questo significa che, per la grazia di Dio e in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento».

In sintesi, in parole semplici, si può spiegare in questo modo: Maria è stata concepita, a differenza degli altri uomini, senza peccato originale. Era dunque senza peccato fin da prima della sua nascita, in vista dei meriti futuri del Figlio, pur essendo stata concepita dai suoi genitori, così come vengono concepite tutte le creature umane. La risposta sta nel fatto che la Vergine Maria non solo avrebbe dovuto concepire il Verbo incarnato e quindi portare con sé, nel Suo Grembo, il Dio fattosi uomo, ma anche perché avrebbe dovuto dare al Verbo incarnato la natura umana. È sempre di grandissimo impatto emotivo la tradizione – che dura da sessant’anni – che prevede la visita del Pontefice, nel giorno dell’Immacolata Concezione, al monumento a Lei dedicato nella famosissima Piazza di Spagna a Roma.

Pio XII fu il primo pontefice a recarsi personalmente ai piedi della colonna mariana e ad omaggiare la Vergine Maria con un cesto di rose bianche l’8 dicembre 1953, giorno dell’apertura dell’Anno Mariano. Dopo di lui, San Giovanni XXIII, San Paolo VI, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco hanno continuato a far vivere questa tradizione tanto cara al popolo romano. Una preghiera pronunciata di fronte alle autorità cittadine, la deposizione dei fiori, la lettura di un brano della Sacra Scrittura è la consuetudine mantenuta anche da Papa Francesco che, a questa tappa, ha aggiunto quella di Santa Maria Maggiore, dove è custodita l’icona mariana della Salus Populi Romani, la Madonna che la tradizione vuole sia stata dipinta da San Luca, considerata patrona e protettrice di tutta Roma.

Quest’anno, dopo due anni di forzato arresto, l’atto di venerazione del Papa alla Madonna, tornerà ad essere pubblico. Il successore di Pietro non aveva mai fatto mancare la sua presenza e il suo affetto alla statua mariana tanto cara ai romani, recandosi ai piedi della colonna nelle primissime ore del mattino, quando l’emergenza coronavirus costringeva papa Francesco ad onorare l’Immacolata in maniera quasi solitaria. Affidiamoci a Lei, pertanto, ricordando quello che di Lei diceva nella Divina Commedia il sommo poeta: «Il nome del bel fior ch’io sempre invoco e mane e sera». Non dimentichiamo di farlo anche noi: invocare Maria mattina e sera ci permetterà di starLe e di sentirLa vicina, ma anche di percorrere con speditezza e gioia il nostro cammino di vita cristiana che ci porterà a Gesù.

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