Il “piano Mattei per l’Africa” e l’esempio di uno dei più grandi innovatori del XX secolo

di Andrea Rossi

IL “PIANO MATTEI PER L’AFRICA” DEL QUALE HA PARLATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI IN UN RECENTE CONVEGNO NON SOLO È URGENTE MA È INDISPENSABILE!

«La nostra prosperità non è possibile se non c’è anche quella dei nostri vicini. Per questo all’atto dell’insediamento del nuovo Governo ho parlato della necessità che l’Italia si faccia promotrice di un “Piano Mattei per l’Africa”: un modello virtuoso di collaborazione tra l’Unione europea e le nazioni africane, che abbia un approccio che, prendendo spunto da questo grande italiano, non abbia una postura predatoria, ma invece collaborativa, fondata su uno sviluppo che sappia valorizzare le identità e le potenzialità di ciascuno».

Queste le parole del premier Giorgia Meloni durante l’intervento alla conferenza “Dialoghi Mediterranei” svoltasi a Roma il 2 e 3 dicembre scorso. L’intenzione di riprendere un filo diplomatico interrotto, purtroppo, ormai sessanta anni fa con la tragica scomparsa del presidente dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), era stata anticipata dalla premier già nel suo discorso di insediamento e, successivamente, in modo più ampio, nell’anniversario della morte di Enrico Mattei (1906-1962). Il 27 ottobre 2022, infatti, Giorgia Meloni ha così ricordato il politico e dirigente pubblico cattolico: «un grande italiano che ha contribuito a fare dell’Italia una potenza economica e sul piano internazionale, promuovendo una nuova visione strategica e di sviluppo fondata sul progresso, sulla crescita reciproca e sulla collaborazione tra le Nazioni».

Ci sono quindi concrete speranze che quella politica estera, geniale e assieme così profondamente umana e cristiana, possa essere alla base di rinnovate relazioni con i Paesi del nord e del centro Africa, i quali ancora oggi ricordano Enrico Mattei come l’uomo che seppe essere al loro fianco nella stagione in cui queste regioni si affrancarono dai domini coloniali.

L’ENI a differenza delle multinazionali dell’epoca (e di oggi) non era animata dall’istinto predatorio di certo capitalismo senza anima, o da interessi di nazioni europee preoccupate di mantenere un ruolo politico ed economico in un continente che stava rinascendo dopo secoli di sfruttamento, ma proponeva un modello paritario di sviluppo, in cui assieme all’utilizzo di immense risorse naturali, si collaborava alla creazione di una classe dirigente ben formata, intraprendente, capace di affrontare le sfide del presente e del futuro. Il manager romano Giuseppe Accorinti (1928-2019), l’ultimo dei “ragazzi di Mattei”, che ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare negli ultimi anni della sua vita, ha narrato in prima persona quella stagione nel volume “Quando Mattei era l’impresa energetica, io c’ero” (Hacca edizioni, Matelica 2009).

Alla fine degli anni Cinquanta, da giovanissimo dirigente, Accorinti rappresentava l’ENI in tutta l’Africa occidentale e un ricordo di quel periodo giganteggiava sugli altri: la fiducia del suo Presidente sul fatto che in Costa d’Avorio come in Senegal o altrove non avrebbe corso pericoli, perché questa azienda di Stato italiana lavorava per il progresso e il benessere di tutti quei popoli.

Così fu: il trentenne Accorinti girò in lungo e in largo le varie nazioni africane con un unico, potentissimo passaporto: una Fiat 1100 gialla con le fiancate in cui spiccava il cane nero a sei zampe con la bocca fiammeggiante. Una vettura salutata con gioia nei piccoli paesi cosi come nelle grandi città di tutte quelle regioni.

Quei sentieri, oggi, possono e devono essere ripresi, e davvero un piano intitolato alla memoria di uno dei più grandi innovatori del XX secolo appare più che urgente, necessario. Se l’Africa saprà, in collaborazione con l’Italia, ricostruire una classe politica, dare lavoro dignitoso e uno sviluppo concreto alle economie locali, l’intera Europa ne guadagnerà, forse in modo che oggi nemmeno riusciamo a immaginare.

Auspichiamo che da queste intenzioni, serie e ben motivate, si possa presto passare ai fatti, per il bene comune delle due sponde del Mediterraneo.

 

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