I vescovi di Cuba chiedono al governo comunista la libertà per i “detenuti politici”

di Angelica La Rosa

ECCO IL PAESE CARAIBICO CHE VIVE IN UN “AMBIENTE COMUNISTA” FATTO DI PROPAGANDA, DIFFIDENZA E MENZOGNE…

L’episcopato di Cuba ha mostrato ancora una volta solidarietà alle famiglie che soffrono per l’emigrazione verso altri paesi del mondo ma, nel loro messaggio in preparazione al Natale, i vescovi di Cuba hanno chiesto anche la liberazione dei prigionieri politici detenuti dal governo comunista del Paese caraibico.

Nel comunicato l’episcopato di Cuba si è rammaricato che la realtà del Paese sia segnata da un ambiente di “paura, sfiducia e menzogna” e invitato il popolo, in questo tempo di grazia, a “sperare in mezzo a tante tenebre e scoraggiamento“.

I vescovi hanno avuto un ricordo speciale per centinaia di famiglie che stanno cercando di lasciare l’isola via mare, migranti bisognosi di “quella luce che Gesù accese nascendo povero e umile a Betlemme, perché risplenda calda, mostrando loro la sua presenza vicina, solidale, che consola e conforta, che dona noi la certezza che in Gesù tutte le strade si uniscono e tutte le distanze si accorciano“.

Nella nota episcopale i vescovi di Cuba hanno chiesto ai cattolici di riconoscere i “segni che Dio ci dà ogni giorno, attraverso i quali ci guida, ci incoraggia o ci mette in guardia dai pericoli“, ricordando che “a Natale Dio è solidale con l’umanità, Dio si fa uomo perché l’uomo raggiunga Dio, e per questo entri nel nostro cuore per entrare nella storia umana e trasformarla dal di dentro“.

I vescovi caraibici hanno sottolineato che Dio non abbandona mai i bisognosi, compresi in questo gruppo coloro che soffrono la fame, la solitudine o la mancanza di libertà. Riguardo a quest’ultima categoria, la Chiesa cubana ha chiesto ai governanti del Paese di rilasciare centinaia di prigionieri che sono dietro le sbarre da più di un anno per aver chiesto più diritti e libertà. “Che un buon numero di detenuti ottenga la libertà e ritorni nelle proprie case per reintegrarsi nella vita normale e iniziare così il nuovo anno“, hanno auspicato i vescovi della Conferenza Episcopale di Cuba, lanciando un rinnovato messaggio di fraternità per un Paese che oggi è profondamente diviso ma che dovrebbe essere “un Paese dove tutti possono vivere con dignità, dove ci si ascolta e si dialoga per discernere il futuro, dove si lotta per il bene di tutti, soprattutto di chi è stato emarginato per vari motivi“.

Sono passati 25 anni da quando il regime comunista cubano ha ripristinato il Natale e dalla visita di Giovanni Paolo II nell’isola. Una visita, ricorda la Conferenza episcopale di Cuba, che “ha segnato la storia” dei rapporti tra la Chiesa cattolica e il regime comunista guidato allora da Fidel Castro.

 

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