Aborto, lo psicoreato di orwelliana memoria è già una realtà in Gran Bretagna

di Angelica La Rosa

ABORTO, DONNA ARRESTATA PER AVER PREGATO, IN SILENZIO E DA SOLA, DAVANTI UNA CLINICA ABORTIVA

Il 2 febbraio 2023 dovrà comparire davanti ai giudici della Corte di Birmingham (Gran Bretagna) perché ha pregato, in silenzio, davanti una clinica abortiva. Persino una preghiera silenziosa può diventare dunque un crimine, simile allo “psicoreato” che lo scrittore inglese George Orwell (1903-1950) inventò per il suo romanzo distopico 1984…] .

La scioccante vicenda è capitata a Isabel Vaughan-Spruce, direttrice della Marcia per la vita nel Regno Unito e, come scrive Il Timone, va oltre ogni possibile immaginazione e catapulta tutti nel bel mezzo di “1984“, celebre romanzo distopico di Orwell.

La Vaughan-Spruce è stata arrestata dalla polizia perché assorta in preghiera, in assoluto silenzio, nei pressi di una clinica abortiva in quel momento chiusa. A sottolineare il tratto altamente discriminatorio utilizzato contro Isabel Vaughan-Spruce, va aggiunto che come condizione per il rilascio dietro cauzione le è stato proibito di contattare un sacerdote amico (restrizione del tutto illegittima, che infatti è stata poi ritirata).

Formalmente la donna è stata accusata di aver infranto un ordine di protezione dello spazio pubblico, misura introdotta dal Consiglio comunale di Birmingham per garantire «alle persone che visitano e lavorano lì un libero accesso, senza timore di confronto». Trattasi di zone-cuscinetto in cui sono vietate le proteste contro l’aborto. Dunque, non sarebbe la preghiera il problema, la donna non doveva essere in quella zona della città (una cintura di circa 190 metri intorno alla clinica): è così che cerca di difendersi quella stampa liberal che non senza qualche imbarazzo ha dovuto dare la notizia dell’arresto.

Come si vede dal video sotto le cose in realtà sono andate in un modo molto diverso. La donna era sola, in piedi, con le mani nel cappotto. Il fatto che potesse aver pregato in assoluto silenzio, dentro di sé, nel suo intimo foro interiore, è stato motivo sufficiente perché un agente di polizia la facesse salire in macchina portandola via.

Gli avvocati della Alliance Defending Freedom (ADF) che difendono la donna, hanno pubblicato un comunicato in cui si legge la precisa (e surreale) scansione degli eventi: «la polizia si è avvicinata a Isabel Vaughan-Spruce in piedi vicino alla BPAS Robert Clinic a Kings Norton, Birmingham. Vaughan-Spruce non portava alcun segno di carattere religioso, ed è rimasta completamente in silenzio fino a quando non è stata avvicinata dalla polizia, la quale aveva ricevuto lamentele da una persona che sospettava che Vaughan-Spruce stesse pregando silenziosamente nella sua mente».

Dopo il suo arresto la donna ha commentato: «è terribilmente sbagliato che io sia stata perquisita, arrestata, interrogata dalla polizia e accusata semplicemente di aver pregato nell’interiorità della mia mente. Le zone di censura pretendono di vietare le molestie, che sono già illegali. Nessuno dovrebbe mai subire molestie. Ma quello che ho fatto è stato tutt’altro che dannoso: stavo esercitando la mia libertà di pensiero, la mia libertà di religione, nella mia mente. Nessuno dovrebbe essere criminalizzato per aver pensato e pregato, in uno spazio pubblico nel Regno Unito». Parlando della sua missione, Vaughan-Spruce ha aggiunto: «Ho dedicato gran parte della mia vita a sostenere le donne in gravidanza, adoperandomi per tutto ciò che serviva affinché arrivassero a scegliere la vita e la maternità. […] La mia fede è una parte centrale di ciò che sono, quindi a volte mi alzo o cammino vicino a una struttura per aborti e prego per questo problema. È qualcosa che ho fatto praticamente ogni settimana negli ultimi 20 anni della mia vita».

Jeremiah Igunnubole, consulente legale di ADF per il Regno Unito ha osservato: «i nostri diritti e libertà fondamentali sono in pericolo se una perquisizione dei capelli è considerata “ragionevolmente necessaria” per un sospetto reato di preghiera, anche di preghiera silenziosa». L’avvocato Igunnubole ha poi aggiunto: «Mentre il disegno di legge sull’ordine pubblico in Parlamento rischia di passare, è fondamentale che l’esperienza di Isabel sia tenuta saldamente nella mente dei parlamentari. Nessuno dovrebbe essere criminalizzato per la pratica pacifica e innocua della propria fede, figuriamoci per i pensieri». Sarcastico il commento di Ross Clarck, collaboratore del Times e dello Spectator: «Al netto della formidabile concorrenza – lockdown, ecc. – questo è l’abuso di potere più oltraggioso che si sia verificato in Gran Bretagna negli ultimi tempi». Adrian Hilton, insegnante e teologo inglese, riporta invece alla nuda realtà dei fatti: «Isabel Vaughan-Spruce non portava stendardi. Non aveva foto di bambini abortiti e non accendeva candele per una veglia sul marciapiede. È stata perquisita, arrestata, interrogata e accusata del reato di aver pregato silenziosamente nella sua testa. Questo è assolutamente scandaloso».

Rod Dreher, autore de “L’opzione Benedetto”, commentando la notizia «sorprendente e orribile» ha ufficializzato quella che ormai non è che una lampante e dolorosa verità: «l’aborto è così sacro per il governo britannico che non è permesso rivolgersi a Dio in silenzio fuori da una clinica per aborti». «La libertà religiosa di Isabel – riporta sul suo profilo facebook Gianna Jessen, nota attivista prolife al mondo sopravvissuta ad un aborto subìto – è stata ulteriormente impedita in quanto le limitazioni ai diritti legate alla cauzione le impediscono ora di partecipare alla preghiera pubblica, anche al di fuori della zona soggetta a restrizioni, e questo per “prevenire ulteriori reati”. Ciò significa che se Isabel dovesse partecipare ad un servizio pubblico di Natale dove vengono offerte preghiere, potrebbe andare in prigione!». «Presumibilmente – conclude con amara ironia la Jessen, la cui incredibile storia ha ispirato il film October baby -, la polizia non vuole che incoraggi altre persone a pensare in pubblico pensieri religiosi sbagliati sull’aborto».

Nel video di sopra il filmato del fermo della 45enne Isabel Vaughan-Spruce, immobile e in silenzio su un marciapiede, sottoposta ad un’accuratissima perquisizione. Ad un certo punto del filmato è possibile ascoltare la domanda clou del poliziotto: «Stai pregando?». Risposta: «Potrei pregare nella mia testa». L’ufficiale di polizia chiede poi alla donna se sarebbe disposta a seguirlo per un interrogatorio. «Se posso scegliere, allora no», risponde Isabel, dopodiché si sente l’ufficiale replicare risoluto: «Sei in arresto». L’accusa? «Non aver rispettato l’ordine di protezione degli spazi pubblici». Da lì la perquisizione (perfino tra i capelli), seguita dall’ordine di salire in macchina.

Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments