Lo scandalo di Bibbiena: feste “arcobaleno” in oratorio

di Gian Piero Bonfanti

A BIBBIENA, IN PROVINCIA DI AREZZO, ORGANIZZANO IN ORATORIO FESTE “ARCOBALENO”, NONOSTANTE IL BUON SENSO E GLI INSEGNAMENTI DELLA NOSTRA FEDE

La biglia sul piano inclinato oramai ha raggiunto una velocità tale che non è più possibile fermarla. Ci troviamo, infatti, sempre più frequentemente ad osservare avvenimenti che ci lasciano perplessi tanto più per il fatto che si svolgono in ambienti che teoricamente dovrebbero conservare la tradizione e la fede.

Ci riferiamo a quanto accaduto nell’Oratorio San Domenico Savio di Bibbiena, in provincia di Arezzo, un paese a 30 km in linea d’aria da Rignano sull’Arno, dove l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi è nato e cresciuto, dove ha servito la Messa da chierichetto, dove ha frequentato le scuole e guidato i boy scout. Un’area, quella del Casentino, infiltrata quindi da un modernismo in tinta catto-comunista, dove le parrocchie subiscono la presenza prevalente di un buonismo che oramai ha ceduto completamente il passo al mondo.

Negli ultimi anni i parrocchiani di Bibbiena hanno potuto assistere in Chiesa ad una esibizione di un attivista LGBTQ, che pochi giorni prima aveva partecipato e promosso l’Arezzo Pride, il quale declamava alcuni versi della Divina Commedia. Da mesi oramai sventola sulla terrazza della canonica una bandiera arcobaleno che, a detta di coloro che l’hanno issata, rappresenterebbe la “bandiera della pace”.

Cose già viste anche in altre parrocchie, tuttavia quanto accaduto nei giorni scorsi sembra davvero incredibile. Ci giunge, infatti, una foto estratta dal profilo dell’organizzatore della festa di fine anno dell’Oratorio di Bibbiena, in cui si intravede un parrocchiano vestito da pagliaccio ed un altro vestito da donna (seppur con la barba). Tra l’altro sembra che la “festa” abbia riscosso parecchio successo tra gli abitanti locali, considerando che chi l’ha organizzata sta ricevendo diversi apprezzamenti sul suo profilo Facebook.

Ma al di là di quello che una persona può desiderare di fare o di organizzare, ci chiediamo come sia possibile non poter mettere un freno ad una deriva di questa portata. I sacerdoti di questa parrocchia sono d’accordo o non possono dire la loro? Ricordiamo a riguardo la lettera del 1986 sulla Cura Pastorale delle persone omosessuali, firmata dell’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, il compianto Joseph Ratzinger, in cui si legge: «La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri. La Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona puramente come un “eterosessuale” o un “omosessuale” e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna».

Sempre Papa Benedetto XVI nel 2006, evidenziava i principi non negoziabili, di cui è stato strenuo sostenitore prima che difensore. Durante il discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Partito Popolare Europeo infatti il Papa tuonava: «Per quanto riguarda la Chiesa, l’interesse principale dei suoi interventi nella vita pubblica si centra sulla protezione e sulla promozione della dignità della persona e per questo presta particolare attenzione ai principi che non sono negoziabili. Tra questi, oggi emergono chiaramente i seguenti: – protezione della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del suo concepimento fino alla morte naturale; – riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e la sua difesa di fronte ai tentativi di far sì che sia giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo ruolo sociale insostituibile; – tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli. Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l’umanità».

Alle volte sarebbe necessario prendere il coraggio tra le mani e fare delle scelte, che potrebbero non piacere al mondo, ma che sicuramente rispetterebbero la sensibilità di molti fedeli e la dottrina della nostra religione, nel ricordo degli insegnamenti di un sommo pontefice che ci ha donato grandi verità.

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