Urge una destra identitaria che prenda spunto da Platone per un mondo multipolare

Urge una destra identitaria che prenda spunto da Platone per un mondo multipolare

di Matteo Castagna

“SANSONE-BIDEN” E I “FILISTEI-LIBERAL OCCIDENTALI” RISCHIANO IL TAGLIO DEI CAPELLI DA “DALILA-PUTIN”

La parola “semplificazione” è particolarmente di moda perché piace a tutti ma non si traduce in risultati pratici di rilievo. Silvio Berlusconi, dal 1994 caldeggia l’ipotesi, a lui particolarmente cara, di costruire un partito unico conservatore, in Italia, sul modello di molti altri Paesi. Evidentemente, l’autorevolezza dei leader dovrebbero essere in grado di mantenere o trovare la sintesi tra le differenti anime di questo contenitore, per evitare le scissioni, che nel Belpaese sono da sempre pronte a costituirsi.

Il consulente finanziario a Deloitte dott. Nikola Kedhi ritiene, a ragione, che se avverrà questa fusione o non avverrà, il fatto acclarato è che il centrodestra vince solo se unito.

“Gli elettori di destra mettono l’individuo e la famiglia al centro della società – e per i credenti solo Dio è al di sopra di essi” – sostiene Kedhi, e aggiunge: “il punto di vista della destra è che tutti gli individui nascono liberi di vivere, pensare e agire purché non danneggino l’altro, rispettando e conservando ciò che è venuto prima in modo che venga trasmesso a coloro che ci saranno in futuro.

“Tuttavia, vale dire che molto spesso i conservatori sono lasciati soli a difendere questi valori. Spesso vengono bullizzati ed esclusi, o mal tollerati da parte del sistema mediatico mainstream controllato dalla sinistra, da parte dei cosiddetti woke mob e persino dei politici di destra che cercano disperatamente l’inclusione nei circoli elitari. (…)  Decenni fa, il presidente Usa Ronald Reagan e il primo ministro britannico Margaret Thatcher avevano ben compreso come la sinistra avrebbe seminato divisioni all’interno delle fazioni della destra per impedire loro di unirsi e prevalere. In Spagna, ad esempio, cercano di intimidire il Partido Popular per impedirgli di allearsi con Vox.

Demonizzano Vox e intimidiscono il PP, mentre il Partito socialista si allea con i partiti comunisti e separatisti. (…) L’Occidente è a un bivio. Un’Europa e Stati Uniti forti sono necessari per ristabilire un’alleanza che tenga testa a Russia e Cina e per garantire che l’equilibrio di potere rimanga in Occidente. Solo una destra realista e fusionista può raggiungere questo obiettivo”.

Questa visione, che nella pars destruens ha certamente molte ragioni, è preoccupante nella sua pars construens. L’autore bocconiano sopraccitato esclude, a priori, la proiezione di un eventuale partito conservatore italiano in un’ottica multipolare. Egli vorrebbe un’Italia forte in politica interna, grazie a una destra reaganiana, in un contesto europeo alleato (o vassallo?) sempre degli Stati Uniti contro il mondo orientale. Kedhi parla di un orizzonte valoriale comune in Occidente, che deve includere, sostanzialmente i principi cristiani con quelli liberali. L’inconciliabilità è tutta qui e rende inattuabile una fusione, ma non una collaborazione su singole tematiche condivise.

Platone ci narra nel Fedone (100 b-101) di aver avuto un’intuizione, che questo mondo sensibile non è tutto e che la sua ragion d’essere si trova in un altro mondo, immateriale, invisibile, immutabile ed eterno. Quattro erano le vie razionali per dimostrare la risalita dal mondo fisico, che è l’unico concepito dalla concezione orizzontale classica del liberalismo: la via della santità (Eutrifone 11 b-15), la via della bellezza (Convito 210 a-211) il bene (Repubblica VI, 504 b-505a; 541b), la via dell’uno (Parmenide).

Platone constata che c’è il divenire, ma non può essere causa di sé. Quindi esiste una causa del mondo e del suo divenire che è il Demiurgo, ovvero un’Intelligenza sommamente ordinatrice. Le vie tomistiche non si allontanano da quelle platoniche, semmai le fanno proprie: “la grazia non distrugge la natura, ma la presuppone e la perfeziona” (S. Tommaso d’Aquino, S. Th., I,q.1,a.8,ad 2).

Il liberalismo ateo o semplicemente rispettoso del cattolicesimo, non ha nella sua ideologia alcun riferimento al sacro né alla ricerca del Demiurgo platonico, più caro alla filosofia di Alexandr Dugin che a quella occidentale.

Ha ragione Nicola Porro quando dice che la morte del grande liberale Prof. Antonio Martino ha lasciato un’eredità che nessuno ha raccolto ed ha cercato, quindi, di farlo lui, con un libro dal titolo provocatorio, ma dal contenuto molto intelligente. C’è poco di liberale, nel senso stretto del termine, in coloro che si dichiarano tali. Il liberalismo in senso filosofico è morto da circa un secolo e quello in senso economico sta morendo con la globalizzazione. Non possiamo tenere in vita un cadavere per mantenere viva una tradizione che ha fallito in ogni campo, come il socialismo o il comunismo.

Nell’ottica globale, è riduttivo guardare solo all’Italia. Chi proviene da una storia liberale, aiuti, come alcuni stanno già facendo, l’edificazione di una grande destra identitaria, aperta al multipolarismo, che proviene da est e che sappia orientarsi in verticale, perché Dio non è liberale, ma la pietra angolare tra il Bene e il Male. Pena soccombere presto davanti agli eventi, come accadrà a “Sansone-Biden” e a tutti i “Filistei-liberal occidentali”, appena “Dalila-Putin” gli avrà tagliato i capelli.

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