Presidente con gli attributi rimanda nuovamente legge eutanasica

Presidente con gli attributi rimanda nuovamente legge eutanasica

di Angelica La Rosa

IL PRESIDENTE MARCELO REBELO DE SOUSA BLOCCA PER LA TERZA VOLTA UNA LEGGE SULL’EUTANASIA E LA RIMANDA ALLA COSTITUZIONALE DEL PORTOGALLO

Il presidente del Portogallo, il conservatore Marcelo Rebelo de Sousa, ha nuovamente inviato la depenalizzazione dell’eutanasia alla Corte costituzionale per verificare se la nuova versione della legge è conforme ai requisiti legali indicati nel 2021.

La decisione è stata annunciata in una nota pubblicata sulla pagina web della Presidenza della Repubblica portoghese.

Nel testo si chiede alla Corte Costituzionale lusitana un “controllo preventivo” della legge, approvata dal Parlamento portoghese lo scorso 9 dicembre.

“La certezza e la sicurezza del diritto sono essenziali nell’ambito dei diritti, delle libertà e delle garanzie”, ha affermato il capo dello Stato, ricordando che la Corte costituzionale ha già richiesto nel 2021 diverse modifiche a una versione precedente della legge.

Il Presidente Rebelo de Sousa, cattolico praticante, ha sottolineato che il documento presenta “indefinizione” di alcuni concetti e che le assemblee legislative delle regioni autonome di Madeira e delle Azzorre non sono state ascoltate.

Il parlamento portoghese aveva approvato per la terza volta la depenalizzazione dell’eutanasia lo scorso dicembre, dopo che due precedenti regolamenti non hanno avuto successo perché il Presidente li aveva fermati mandandoli alla locale Consulta.

Una prima versione della norma era stata respinta dalla Corte in quanto utilizzava concetti “imprecisi” , pur osservando che la morte medicalmente assistita, di per sé, non è incostituzionale e ha aperto la porta a un nuovo iter parlamentare.

La Camera aveva poi nuovamente approvato la legge a novembre, con correzioni e un nuovo articolo per definire alcuni termini, come morte medicalmente assistita, malattia grave incurabile, ferita o sofferenza definitiva gravissima.

Rebelo de Sousa ha, quindi, applicato un veto politico perché aveva “contraddizioni” sulle situazioni applicative e l’ha rimandata al Parlamento.

La Camera portoghese è riuscita ad approvare la legge dopo un lungo iter che ha subito diversi rinvii.

Il testo approvato a dicembre definisce la morte medicalmente assistita quella che “si verifica per decisione propria di una persona nell’esercizio del suo fondamentale diritto all’autodeterminazione” e quando è “praticata o assistita da un operatore sanitario” .

Il testo dice che sarà applicata esclusivamente nei casi di adulti, con “sofferenza di grande intensità, con lesione definitiva di estrema gravità o malattia grave e incurabile”. Inoltre stabilisce un periodo minimo di due mesi tra l’inizio del processo e la morte medicalmente assistita e prevede un monitoraggio psicologico obbligatorio per il paziente.

Dopo la sua approvazione, le organizzazioni della società civile, in maggioranza cattolica, avevano chiesto alla Corte costituzionale e al presidente portoghese di dichiarare incostituzionale la norma.

Nove entità, tra cui l’Università cattolica portoghese, la Caritas e l’Istituto San Juan de Dios, hanno firmato un documento che citava l’articolo della Costituzione che stabilisce che “la vita umana è inviolabile”.

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