Fortunata Bakhita Quascè: una donna libera contro la schiavitù

di Paola Liberotti

PRESENTAZIONE DI UN NUOVO INTERESSANTE LIBRO SULLA PRIMA SUORA MISSIONARIA COMBONIANA DI ORIGINE AFRICANA

Le Suore Missionarie Comboniane, in collaborazione con la rivista Donne Chiesa Mondo che ha dedicato l’intero numero di febbraio alla “missione femminile”, presentano domani mattina a Roma, presso la Sala Marconi a Palazzo Pio (piazza Pia 3, ore 11.30) il libro di Maria Tatsos “Fortunata Bakhita Quascè – Una donna libera contro la schiavitù”, dedicato alla prima suora missionaria Comboniana di origine africana (Monti Nuba – Sud Sudan).

Sono previsti gli interventi di Maria Tatsos, autrice del libro (che racconta in forma di romanzo la straordinaria vicenda spirituale e umana di suor Fortunata Quascè) di suor Anne Marie Quigg, superiora generale delle Suore Missionarie Comboniane, di Raffaella Perin, docente di Storia della Cristianità presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, di Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire e Direttrice artistica del Festival della Missione Milano 2022, nonché collaboratrice di Donne Chiesa Mondo, e di Rita Pinci, coordinatrice del Comitato di direzione del mensile femminile dell’Osservatore Romano. Modererà l’evento suor Gabriella Bottani, già coordinatrice internazionale di Talitha Kum.

Con questo numero”, afferma Rita Pinci, “abbiamo deciso di parlare di missione e di missionarie, domandandoci che cosa è che porta alla scelta missionaria tante donne. Ripercorriamo la storia di due millenni, partendo dalla Maddalena che per prima annunciò la Risurrezione dando così inizio al movimento missionario e analizziamo come si è superata, dopo il Concilio, l’idea di ‘piantare’ la Chiesa in altri popoli, luoghi, spazi, culture, riscattando l’origine della missione, che è la Chiesa in uscita”.

Fortunata Bakhita Quascè è stata per me una sorella nell’impegno contro la tratta – afferma suor Gabriella Bottani – la sua vita libera, la sua fede, la sua perseveranza coraggiosa, mi hanno sostenuto nei momenti difficili”. “La vita di suor Fortunata Bakhita Quascè ci ricorda che la missione ha la sua origine nell’incontro con Cristo ed avviene tramite la testimonianza e l’annuncio ricevuto da persone concrete. Da persone dalle quali Fortunata ricevette cura ed educazione. Fu così che riconobbe la dignità di essere figlia amata da Dio”, continua suor Anne Marie Quigg, superiora generale delle Suore Missionarie Comboniane.

Quindi si tratta di un’occasione importante per conoscere meglio la vita e la vocazione di una Santa forse tuttora non molto nota, che ha vissuto nel nome della vocazione universale alla vita missonaria: un carisma che ancora oggi non ha perso assolutamente la sua capacità di attrazione.

Nel 1853 all’età apparente di nove anni, giunse a Verona una bambina nubana riscattata dalla schiavitù, Fortunata Bakhita Quascè. Suor Fortunata Bakhita Quascè venne educata in Italia, presso l’Istituto Mazza di Verona, dove conobbe San Daniele Comboni. Aderendo al piano di rigenerazione dell’Africa con l’Africa, la giovane Fortunata ritornò in Africa nel 1873, con una carovana di 30 persone guidata dallo stesso Comboni, che includeva un gruppo di 14 istitutrici africane. Fu insegnante, conobbe perfettamente l’arabo e l’italiano. Per tutta la sua vita missionaria, prima da laica e poi da religiosa, si dedicò all’educazione delle giovani riscattate dalla schiavitù. Il 7 agosto del 1879, ad El-Obeid, Fortunata chiese di entrare nell’Istituto delle Pie Madri della Nigrizia, oggi conosciute come Suore Missionarie Comboniane. Emise i primi voti nel 1882, dopo la morte di San Daniele. Dal 1883 al 1885 visse la prigionia mahdista, e dopo essere riuscita a fuggire insieme a Maria Caprini, nel 1888 fece parte della prima comunità di suore della Colonia antischiavista. Suor Fortunata morì in terra africana il 12 ottobre 1899, a poco più di 50 anni.

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