La catastrofe prodotta dalla pseudoscienza

La catastrofe prodotta dalla pseudoscienza

di Sergio Caldarella

LA NEFASTA ALLEANZA TRA PSEUDOSCIENZA UFFICIALE, POLITICA E MEDIA HA CREATO DISASTRI SOCIALI, COGNITIVI ED UMANI

I disastri sociali, cognitivi ed umani generati, a partire dal 2020, dalla nefasta alleanza tra la pseudoscienza ufficiale, la politica ed i media, hanno a loro volta aperto le cateratte ad altri diluvi di sragionamenti, proprio come avviene durante un intenso temporale, quando anche i tombini rigurgitano le acque pluvie divenute fangose.

Le voci deliranti con cui una masnada d’individui dall’animo miserrimo hanno sommerso la società ed inquinato, attraverso la paura, le menti delle cittadinanze, aprono adesso le porte ad altri araldi dell’insensatezza i quali, fino ad ora, stavano acquattati tra le ombre che gli competono.

Se nelle sedi della comunicazione generalista si è fatta piazza pulita di ogni discorso contrario alla narrativa pandemica portata avanti dal 2020, dall’altra parte emergono altri discorsi sconclusionati che vanno dall’astrologia alla terra piatta, passando per quelli che negano eventi storici come l’allunaggio, oppure, con le loro chiacchiere, provano a portare nel fango, o nel ridicolo, tragedie come quella dell’11 settembre.

Era chiaro che lo scardinamento delle porte della razionalità, operato a reti unificate, avrebbe spianato la strada a molto altro ancora.

La pseudoscienza psicopandemica che, attraverso un capolavoro di disinformazione e connivenze politiche ha stravolto circa 43 tra i 195 Paesi che compongono il mondo attuale, ha introdotto una tale caterva di sragionamenti con cui si è indotto un vero e proprio crollo delle facoltà analitiche e razionali nelle maggioranze delle popolazioni di tali sfortunati Paesi.

L’attacco alla ragione è evidentemente politico. A questa catastrofe non hanno collaborato solo quei figuri chiamati a pontificare dalle televisioni, ma hanno anche partecipato legioni di laureati in medicina ed in legge, ordini professionali, forze di polizia dimentiche del loro giuramento di lealtà alla Costituzione e non al potentucolo di turno, gazzettieri e politicanti che hanno contribuito alla trasformazione dello Stato in un apparato dell’assurdo.

Persino un premio Nobel per la fisica è apparso, in uno scandaloso video sponsorizzato con denaro pubblico, in cui spacciava delle proiezioni per dei dati reali – il trucco forse più sporco di tutta la pandemenza – pretendendo di poter ricondurre la complessità ad una soluzione semplice!

Nello spot lo dice con un’espressione ebete ed un linguaggio che fa violenza alla scienza: “problema complesso, soluzione semplice”.

Chiaramente, un’epoca in cui persino un Nobel per la fisica si presta così facilmente a far violenza alla scienza ha già detto tutto di sé. Questo scivolone epocale del discorso razionale non poteva, chiaramente, non produrre delle gravi conseguenze sulla società tutta. 

Adesso, oltre alla riscrittura della storia e della realtà operata da quelle forze antidemocratiche che hanno diretto la narrativa pandemica, ci si trova a dover fronteggiare anche l’emergere di altri sragionamenti che, associati alle falsità già prodotte dall’ufficialità negli ultimi tre anni, vanno ad edificare una montagna di pattume irrazionale di cui è difficile prevedere le conseguenze o intendere appieno la gravità.

L’aver apertamente beffeggiato urbi et orbi la scienza per un triennio, sta facendo risorgere dall’oscurità quei proverbiali mostri della ragione contro cui ben ammoniva Francisco Goya. La gente finisce così per credere come amici degli altri soggetti che le sono anch’essi nemici.

Il tratto unificante tra i fautori della pandemenza e gli svitati che propongono tesi iperboliche come la terra piatta, le scie chimiche, gli alieni e troppe altre, è che tanto i primi, quanto i secondi, sembrano ma non sono e spacciano fantasie per verità, pseudoscienza per scienza ed opinioni per idee: sembra qui di riascoltare il grande Platone quando scriveva sui vasi che fanno tanto rumore: “Io direi che fa rumore costui, agitando vanamente se stesso, come se qualcuno agitasse un vaso di bronzo percuotendolo”, da cui i Latini traggono il noto vasa inania multum strepunt

Soltanto uno stato di demenza collettiva indotta può spiegare la diffusione di un’ideologia pacchiana, paradossale e contraria ad ogni razionalità elementare, veicolata in nome della salute!

Per ragioni particolari, i cittadini non hanno percepito la vicenda Covid come un attacco al loro vivere ed alla libertà perché, come in qualunque gioco delle tre carte, avevano gli occhi distratti dal miraggio della salute da proteggere. La paura che gli è stata gettata addosso è riuscita ad accecarli.

Anche in questo caso l’antidoto ci sarebbe e si chiama ritorno ai libri autentici ed ai discorsi razionali che tali testi insegnano ed ispirano. Certo, questo significa invocare un’alba che appare ancora lontana e, come insegnava il vecchio Kant, quando non si vuol imparare utilizzando la ragione, si finisce per imparare attraverso il dolore, poiché la realtà è ostinata e non bastano i chiacchiericci dei potenti o dei matti per trasformarla in altro da ciò che è.

Questo significa, allora, che la rinascita, se non vogliamo passare attraverso il dolore, deve partire da ognuno di noi, tornando ad un rapporto equilibrato ed umano con la realtà: primum non nocere.

Il primo principio necessario a tal fine consiste nel ristabilire una relazione con la scienza fatta di tesi, controtesi, osservazioni sperimentali ed ipotesi logico razionali, lasciando agli pseudoscienziati in cattedra i loro dogmatismi da quattro soldi con i quali pretendono di asserire il loro ruolo di pontefici di una scienza che, sotto il loro giogo, non è più tale.

La grottesca figura che, in America, è stata, dal 1984 al 2022, a capo della burocrazia dell’Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive ha persino avuto la sfrontatezza, nel giugno del 2021, di asserire pubblicamente: “Gli attacchi contro di me, francamente, sono attacchi alla scienza (Attacks on me, quite frankly, are attacks on science)”, altro che il tanto vituperato “L’état, c’est moi” di Luigi XIV! Gli altri suoi colleghi europei, a loro volta, non si sono fatti mancare delle iperboli affini e, fino ad oggi, lo stato di demenza della società contemporanea ha fatto sì che per nessuno tra questi si siano ancora aperti i cancelli delle galere.

Il criterio applicabile con gli squilibrati ed i finti luminari che affollano le televisioni ed oggi, come vediamo, anche le cattedre universitarie ed altre posizioni apicali, è quello chiamato “Rasoio di Occam” (novacula Occami) il quale, espresso in parole povere, significa che, di fronte ad un problema, è preferibile pensare all’ipotesi più semplice e vicina a noi che non ad incredibili astruserie.

Del resto, se un vicino vi dicesse che l’impronta sconosciuta che avete scoperto al mattino nel sentiero dietro casa è quella di un leone voi, da persone razionali che non vivono in qualche Paese esotico dove tale scenario è possibile, pensereste invece che si tratta, più verosimilmente, dell’orma di una talpa, di una marmotta o di un cane randagio e non di una fiera – a meno di avvisi, provenienti dallo zoo, in cui è stata annunciata la fuga di qualche animale feroce.

Lo stesso Conan Doyle (nella foto sopra) faceva dell’applicazione di questo metodo la chiave delle famose “deduzioni logiche” (che, in realtà, sono in gran parte “induzioni logiche”) di Sherlock Holmes: “Quando si è eliminato tutto ciò che è impossibile, allora ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità. (“When you have eliminated all which is impossible, then whatever remains, however improbable, must be the truth”).

Questo metodo di ragionamento elementare, ossia che la spiegazione più semplice è, in genere, da considerarsi quella vera è, in sintesi, l’applicazione del rasoio di Occam. Di fronte all’impronta sul terreno è inutile andare a scomodare un leone o una tigre quando la probabilità più semplice deve far pensare ad una bestiola a noi più vicina e familiare. 

Alla fine del discorso si torna allora, ancora una volta, alla vecchia dicotomia tra apparire ed essere: le virostar, gli scienziatoni che proclamano il verbum della narrativa dominante tramite le televisioni, tanto quanto i loro altri dissennati colleghi che blaterano di terra piatta, finti allunaggi e scie chimiche, sono personaggi che, anche a dispetto dei titoloni accademici che si sono procurati chissà come, sembrano degli scienziati, delle persone che hanno davvero studiato e ci capiscono qualcosa, ma, in realtà, non lo sono ed i loro frutti (Matteo, 7,16) stanno proprio lì a testimoniarlo.

Qui, allora, ci viene ancora una volta in soccorso la saggezza popolare antica la quale insegnava che “sembrare e non essere è come filare e non tessere”. 

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