Il simbolo delle cecità che ciascuno di noi si porta dentro

Il simbolo delle cecità che ciascuno di noi si porta dentro

di Giuliva di Berardino

LA GRADUALITÀ DI UN PROCESSO DI GUARIGIONE

Oggi il vangelo ci mostra la guarigione di un cieco. Ci troviamo a Betsaida, dal greco “casa del pesce”, intorno al Lago di Tiberiade. La guarigione di questo cieco, anonimo perché simbolo delle cecità che ciascuno di noi si porta dentro, ci mostra la gradualità di un qualsiasi processo di guarigione. C’è, infatti, una gradualità nel modo in cui avviene la guarigione che ci viene descritta in questo testo. Innanzi tutto Gesù fa uscire fuori il cieco, lo porta fuori dal villaggio perché la guarigione è sempre l’esito di un incontro personale col Signore e con la sua grazia.

Poi Gesù fa una domanda al cieco, cercando di iniziare un dialogo con lui, inducendolo a cercare un’immagine che corrisponda, più o meno, alla realtà che comincia a vedere, forse, per la prima volta. Anche questa domanda di Gesù non è posta a caso: “vedi qualcosa?”. Si tratta di una domanda interessante, se non altro perché in greco il verbo utilizzato per dire “vedi” si potrebbe tradurre, dal greco antico, anche “capire”. Gesù non gli chiede “come vedi?” o “ci vedi bene?”, ma gli chiede di descrivere quello che comincia a vedere.

Dalla modalità in cui questa domanda è posta, possiamo comprendere che sia stata proprio questa domanda ad aver mosso qualcosa dentro quell’uomo cieco: è come se avesse capito che Gesù non è un semplice guaritore che è lì per guarirlo e basta,non è uno che fa il suo lavoro e poi va via. No!

Il fatto che il Signore conduca il cieco a descrivere quello che vede, ci fa capire che Gesù sta lì ad ascoltarlo, vuole sapere cosa vede lui, come percepisce lui la realtà, non se ci vede bene o ci vede male. Il cieco coglie, così come lo cogliamo noi nel modo in cui questa guarigione ci viene raccontata, che Gesù è interessato a sapere se questo cieco si sente vivo dentro, se riesce a percepire in qualche modo, nel suo modo, la realtà.

Ecco allora che il nostro cieco anonimo, alza gli occhi, cioè riacquista fiducia, si fida di Gesù e dice quello che percepisce: vede gli uomini come alberi che camminano. Un particolare che ci fa avvertire come quest’uomo sente dentro di sé i suoi compaesani, i suoi parenti, i suoi amici, venuti per assistere alla sua guarigione. Li vede tutti come alberi, vede le persone, ma come alberi: impassibili, freddi, indifferenti, vuoti.

La cecità di quest’uomo, simbolo delle nostre cecità, non è che un accecamento dovuto dal pessimismo: egli non vede perché, in fondo, per lui non c’è nulla da vedere, dato che gli uomini, per come li vede lui, sono tutti privi della determinazione necessaria per vivere, privi della fiducia nel cambiamento. È qui che Gesù arriva, per risvegliare in lui quel desiderio di vita, di verità, di fiducia, che era sepolto nella sua coscienza.

L’incontro con Gesù offre al cieco una nuova luce, tale da far maturare nel suo cuore una valutazione più adeguata, più vera, delle cose, delle persone. Tre fasi di questo processo di guarigione seguono, nel testo, l’evento dell’incontro personale con Gesù: la prima fase è “ci vide chiaramente”, poi “fu sanato” e infine “vedeva a distanza ogni cosa”.

Se ci lasciamo incontrare da Cristo oggi, permettiamo alla Sua luce di entrare nel profondo della nostra coscienza e potremmo arrivare a vedere a distanza ogni cosa, nella verità. Chiediamo allora oggi al Signore che possa donarci uno sguardo acuto, perché possiamo vedere le cose nella loro giusta distanza, nelle loro esatte proporzioni, così da custodire in noi la gioia della fiducia, che libera da uno sguardo pessimista sulle cose e guarisce dalla cecità interiore,noi e chi ci vive accanto.

Buona giornata con il Vangelo di oggi, Mercoledì 15 febbraio 2023, Mc 8, 22-26: In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

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