Ancora violenze contro i cristiani in India

Ancora violenze contro i cristiani in India

di Pietro Licciardi

DOPO L’ASSALTO INDU’ ALLA FIERA MONDIALE DEL LIBRO 93 EX FUNZIONARI SCRIVONO AL PRIMO MINISTRO MODI

Dall’agenzia stampa missionaria Asia News apprendiamo che in India proseguono le violenze contro la comunità cristiana. L’ultimo episodio è avvenuto a Nuova Delhi al Salone mondiale del libro che si è svolto dal 25 Febbraio al 5 Marzo scorso, dove lo stand della Gideons International in cui si distribuivano Bibbie è stato dato alle fiamme da estremisti dell’Hindutva che scandivano slogan inneggianti alla divinità Ram e alla “vittoria della grande madre India”.

I maggiori persecutori dei cristiani in quella che normalmente viene definita la più grande democrazia del mondo, sono infatti gli indù, religione che alimenta anche un acceso nazionalismo e l’intolleranza contro tutto ciò non è indiano.

L’ostilità degli indù si rivolge in particolare contro i cattolici, “colpevoli” anche di fare accedere all’istruzione i dalit, la casta degli intoccabili, che in questo modo possono almeno in teoria aspirare ad un destino un po’ migliore di quello tradizionalmente riservato a questi autentici paria della società indiana.

La violenza perpetrata sotto i riflettori dell’importante evento internazionale ha spinto un gruppo di 93 ex funzionari pubblici a scrivere una lettera al primo ministro Narendra Modi chiedendogli interventi concreti per arginare l’aumento degli attacchi contro i cristiani nel Paese. Riuniti sotto la sigla Constitutional Conduct Group, i funzionari hanno anche chiesto a Modi di rassicurare i cristiani sul fatto che riceveranno un trattamento uguale e imparziale da parte dell’amministrazione e della legge, soprattutto dopo che il padre gesuita Stan Swamy è morto dopo una lunga detenzione e la nomina all’ Alta Corte di Madras di una giudice che «vomita odio contro i cristiani»

In India i cristiani sarebbero appena il 2,3% della popolazione indiana, percentuale che più o meno è la stessa del censimento del 1951 quindi non si capisce in che modo possano rappresentare una minaccia per l’identità religiosa e culturale dell’80% della popolazione indù. Tuttavia si continuano ad accusare falsamente i cristiani di compiere conversioni forzate. Fatto questo volentieri preso a pretesto per bruciare chiese e case di fedeli, vandalizzare cimiteri, intimidire chi partecipa a riunioni di preghiera o distruggere scuole e istituzioni sanitarie gestite da parrocchie.

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