Se la preghiera cristiana diventa un reato, la società non si meravigli di quanto accade ai giovani

Se la preghiera cristiana diventa un reato, la società non si meravigli di quanto accade ai giovani

di Antonella Paniccia

LA MAESTRA MARISA FRANCESCANGELI SI È TROVATA A DOVER AFFRONTARE, SUO MALGRADO, MILLE E MILLE GIUDIZI SUL SUO OPERATO, SU CIÒ CHE TALUNI HANNO MARCHIATO COME FOSSE UN DELITTO, UN’INFAMIA: AVER RECITATO UNA PREGHIERA IN CLASSE CON GLI ALUNNI

Il Venerdì Santo, il giorno in cui si fa memoria – per i Cristiani – della morte sulla croce di Nostro  Signore Gesù Cristo, è stato pubblicato un articolo dal titolo “Perché la maestra che ha fatto recitare le  preghiere non andava sospesa ma licenziata”.

L’episodio della maestra – ormai è noto a tutti – ha  fatto il giro del web ed è rimbalzato di bacheca in bacheca su Facebook, sui vari giornali e telegiornali, suscitando non solo la giusta indignazione di moltissime persone ma anche la richiesta immediata al Ministero dell’Istruzione perché venisse tutelata la maestra Marisa “sospesa dall’insegnamento con stipendio decurtato per aver recitato una semplice Ave Maria durante una supplenza alla vigilia dello scorso Natale”. 

La maestra Marisa Francescangeli è, così, improvvisamente balzata fuori dall’anonimato e si è  trovata a dover affrontare, suo malgrado, mille e mille giudizi sul suo operato, su ciò che taluni  hanno marchiato come fosse un delitto, un’infamia: aver recitato una preghiera in classe con gli  alunni. Uno scandalo per il quale stracciarsi le vesti! Incredibilmente, poi, la questione è esplosa  proprio nel giorno in cui si ricordava la crocefissione del più Innocente degli innocenti: quel Gesù  accusato di bestemmia per essersi annunciato Re. Ma quanto odio c’è voluto per crocifiggere Gesù Cristo? Quanto ancora il mondo ne riverserà sui Cristiani?

Infatti, non c’è altra spiegazione oltre l’assurdo di due mamme – due soltanto – che hanno ritenuto pericoloso il comportamento di una docente la quale stava svolgendo, in maniera encomiabile, il più delicato dei compiti: educare il cuore e la mente dei bambini. Un compito delicato e difficile. Non tutti possono farlo, perché  nessuna laurea – né specializzazione – potrà mai rendere idonei all’insegnamento se manca quella  naturale predisposizione interiore che – sola – ti rende abile a conquistare la capacità di ascolto dei  piccoli, e di avviarli, con delicatezza e sensibilità, nel difficile cammino della vita.

Nessun master potrà sostituire quella intima ricchezza – si chiama umanità – che fluisce nelle vene di una docente  sino a farle superare i più aridi schemi didattici ed a renderla capace di espugnare pacificamente una platea di piccoli irrequieti allievi. Del resto, cos’è l’educazione? È trarre quanto di meglio c’è  nell’animo umano, è far emergere la bellezza e la verità, insegnare rispetto, regole di vita, di convivenza; è accrescere la sensibilità e scatenare le potenzialità intellettive dell’individuo. E come si può concretizzare? Forse attraverso le slides? Forse con l’ausilio delle tecnologie informatiche? O con l’intelligenza artificiale? Sorvoliamo sugli effetti devastanti prodotti dalla DAD, ma ricordiamo che per decenni i pedagogisti si sono sfidati nel proporre eccellenti metodologie educative; infine hanno sempre raccomandato di porre il bambino al centro  dell’opera educativa. Un suggerimento bellissimo, sempre valido.

Ma bisognerebbe anche interrogarsi su chi fosse stato il primo in assoluto a porre al centro i bambini, a restituire ad essi la dignità, a salvaguardare la loro innocenza. Non fu forse quel Gesù così tanto odiato da essere  crocifisso? Non fu Egli a dire:“Lasciate che i bambini vengano a me”? E ancora:“Guai a chi  scandalizzerà uno di questi piccoli!”? Non fu Gesù ad insegnare a pregare il Padre nostro

Ecco, allora, spiegato perché la preghiera scandalizza e pure l’odio furibondo verso la docente che  insegna a pregare. Non è un’arma atomica, la preghiera, ma la si teme – e la si disprezza – così tanto da far qualificare bigotta e ignorante, degna di licenziamento colei che la pratica!  

Certo, fra i rischi che si corrono nel pregare, bisogna ricordare che Padre Amorth, notissimo  esorcista, affermava che una preghiera ben recitata basta a far tremare l’inferno. Ecco, in questo  senso, davvero essa è da temere più di un’arma atomica da parte dei nemici del Cristianesimo! Allora bisognerebbe capire perché, al contrario, non si manifesta alcuna ribellione in quelle scuole dove, nel silenzio complice di tanti, vengono proposti insegnamenti non cristiani. Proprio di  recente ho scoperto che nella mia città le docenti di una scuola dell’infanzia hanno usato le campane tibetane per narrare storie ai bambini. Gli ingenui penseranno ad un gioco come tanti. 

Le campane tibetane, in realtà, sono ciotole che producono suoni e vibrazioni quando vengono  colpite e sono utilizzate per favorire il rilassamento. Quasi una sorta di ipnosi. Esse sono state  utilizzate in Tibet e nelle zone limitrofe per cerimonie religiose e spirituali, oltre che per la  meditazione. Le mamme, allora, sono consapevoli che – in sordina – si stanno introducendo  pratiche orientali nella scuola? Sanno che le persone con epilessia dovrebbero evitare questa forma  di terapia perché, in alcuni casi, la musica e le vibrazioni possono causare convulsioni? Sono state  preventivamente informate della scelta di queste modalità didattiche? Sono state tutte concordi  nell’approvarle? E le stesse docenti, si rendono conto che, in nome di una vantata educazione alla multiculturalità, aboliscono la preghiera cristiana sostituendola con pratiche induiste, yoga,  musiche etniche e quant’altro fa moda? 

Davvero la preghiera cristiana è di scandalo? Ma sanno le mamme in questione cos’è realmente la  preghiera? Sicuramente, essa non è un semplice ripetere parole imparate a memoria ma un affidarsi  a Dio, è mettersi nelle Sue mani, è lasciare che ci conduca nelle vie del bene. I bambini lo  intuiscono subito perché è una legge scritta a caratteri d’oro nel loro cuore, da sempre. Allo stesso  modo lo comprendono quelle insegnanti che davvero sono vocate ad insegnare. Ma non tutte,  evidentemente, lo sono. E la preghiera è anche la miglior strategia per insegnare la disciplina, se  fatta generosamente con dolcezza, con amore. Altro che esoteriche pratiche rilassanti

E comunque, se pregare è un’azione considerata alla stregua di un reato, di questo reato io mi  accuso per averlo commesso non una, bensì infinite volte nel corso della mia carriera scolastica. 

Appartengo a quella categoria di docenti che ha iniziato ad insegnare quando ancora esisteva la  “maestra unica” ed i programmi ministeriali riconoscevano l’insegnamento della dottrina cristiana,  secondo la forma della tradizione cattolica, quale fondamento e coronamento dell’istruzione  pubblica; poi sono stata docente di modulo ed anche docente tutor: sempre – oltre alle discipline  curriculari (italiano, matematica, storia, geografia, scienze ed altre, che variavano di volta in volta)  – ho insegnato anche religione cattolica.

La preghiera, pur breve, ha dunque accompagnato ogni  momento della mia vita scolastica con gli alunni. Mai è stata imposizione, bensì desiderio degli  stessi allievi che la reclamavano se, nella fretta di iniziare, talvolta la dimenticavo. La preghiera ha ispirato ogni mia attività, era una disposizione dell’animo a ben fare il lavoro quotidiano, a  conquistare il meglio per ogni alunno che mi era stato affidato, era una lode al Creatore per quei  piccoli che, con sincerità, corrispondevano allo stesso mio desiderio. Che spettacolo vedere i  bambini che pregano!  

Nei primi anni di insegnamento i miei allievi erano solo cristiani, non ci sono mai stati problemi.  In seguito ho avuto anche un alunno testimone di Geova che veniva inserito in altre attività durante  l’ora di religione. Ma il bambino non gradiva allontanarsi ed era così desideroso di ascoltare la  lezione di religione che un giorno mi chiese di poter restare in classe perché si sarebbe tappato le  orecchie per non sentire, così la mamma non avrebbe potuto sgridarlo. Potenza creativa dei  bambini! Con il trascorrere degli anni i tempi sono cambiati, la scuola è diventata sempre più  multietnica e si è iniziato a parlare di accoglienza, di inclusione e di integrazione. Ben vengano, allora, l’accoglienza e l’inclusione.

Va invece sottolineato che, per l’integrazione, in genere nella  scuola essa veniva concepita ed attuata al contrario, come una sorta di graduale ed inarrestabile  rinnegamento delle nostre radici cristiane, della nostra cultura, della nostra fede. E così, nella foga  di adeguarsi alle altrui usanze, pian piano le docenti hanno smesso di pregare “per rispetto  dell’alunno musulmano” (come se gli altri bambini non avessero anch’essi diritto di veder  rispettata la loro fede), hanno smesso di allestire il presepe e di realizzare recite realmente natalizie, se non camuffandole da “altro”. In una delle ultime recite che ricordo, infatti, il nome di  Gesù non fu pronunciato neanche una volta, nemmeno nei canti che furono rigorosamente di stile  etnico. In realtà, i veri festeggiati furono Babbo Natale e la Befana. 

A quanti ora trasaliranno leggendo questo articolo – e invocheranno lecitamente il principio di  laicità dello Stato – vorrei chiedere come mai non provano analoghi sussulti quando nelle scuole  viene tacitamente introdotta l’educazione al gender, pur se adeguatamente mascherata con  fantasiosi progetti, o quando si inducono i docenti a mentire ai bambini sulla loro origine e ad affermare che oggi si può nascere da due donne o da due uomini.

Nella realtà, nella storia del mondo, non si è mai registrato alcun caso simile e mai avverrà. O quando si leggono sui libri storie  di semini regalati da un gentile signore: diciamo la verità, cari signori, diciamo pure che essi sono  stati acquistati – ed a caro prezzo – su particolari cataloghi. O quando ci sono donne così altruiste  e generose da prestare il loro grembo per far annidare l’ovulo di un’altra donna al fine di portare  avanti una gravidanza e fornire un innocente bimbo a ricchi signori che l’hanno commissionato, i  quali non si faranno scrupolo di strapparlo dalle viscere materne: anche in questo caso esistono variegati cataloghi ricchi anche di offerte speciali. E quale bambino, una volta venuto a conoscenza  della verità, sarà felice di essere stato acquistato al supermercato dei ricchi? Quale di essi non vivrà cercando spasmodicamente di immaginare di quale colore fossero gli occhi della madre o  non sentirà nostalgia di quella voce ascoltata sin dal grembo materno? 

Oggi, purtroppo, la verità fa paura a moltissimi e, piuttosto che gridarla sui tetti, risulta molto più  facile adeguarsi ai pensieri subdolamente corretti, anzi, corrotti. Ma la verità vi farà liberi. E la  verità è anche dire che, mentre per festeggiare il Ramadan a Firenze viene concessa agli studenti  musulmani un’aula per pregare, a Oristano si sbeffeggia chi non si vergogna della fede cristiana.  Intanto, sempre più frequentemente, si leggono tristissime notizie di ragazzi che si tolgono la vita  a causa di insuccessi scolastici o per altre delusioni. Allora tutti gli esperti corrono ad interrogarsi  per capire di chi è la colpa. Diciamo ancora la verità: la realtà è che sono ragazzi fragili, cresciuti all’ombra del nichilismo, nel vuoto assoluto dei valori e senza difese spirituali. Se, dunque, in  qualche modo la vita li ferisce, crolla il loro piccolo mondo e si trovano dinanzi al baratro del nulla. Io provo una pena infinita, ma anche una rabbia smisurata, perché ad essi sono state tolte le  uniche armi di difesa della loro vita: la fede e la preghiera. Nella vita siamo come liane nella  foresta, incapaci di sollevarci da soli – scriveva il Cardinale Robert Sarah  – e le liane hanno bisogno di strisciare al suolo sino ad arrivare ad un robusto albero al quale aggrapparsi. Solo allora esse si  arrampicheranno sino alla cima per vedere il sole. Allo stesso modo anche noi, per salire, abbiamo  bisogno di trovare un albero solido “…le cui radici sono nutrite da Dio, per farci salire verso il  cielo…” e “non c’è altra possibilità che riusciamo a vedere la luce”.

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Eccellente articolo dell’insegnante che appoggio pienamente e che ha avuto il coraggio della Verità e di portare l’insegnamento Cristiano, di fronte alla continua e ormai evidente, negazione di Dio in ogni ambito sociale! , persino ai bambini! Vergognoso quanto le è accaduto. Mi vergogno che questo paese, questa Italia stia sprofondando nell’abisso più totale!!!

Eccellente articolo dell’insegnante che appoggio pienamente e che ha avuto il coraggio della Verità e di portare l’insegnamento Cristiano, di fronte alla continua e ormai evidente, negazione di Dio in ogni ambito sociale! , persino ai bambini! Vergognoso quanto le è accaduto. Mi vergogno che questo paese, questa Italia stia sprofondando nell’abisso più totale!!!

Pieno appoggio e solidarietà alla Maestra Marisa Francescangeli!