Arriva la prima soluzione alla denatalità?

Arriva la prima soluzione alla denatalità?

di Diego Torre

“L’AMORE CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE”

Fuga di notizie (tutte da verificare in dettaglio)! Il governo vuole detassare le famiglie in modo massiccio per aiutarle nel mantenimento dei propri figli. Sarà vero? In che modo? In che misura? Presto sapremo.

Adriano Bordignon, neopresidente del Forum delle associazioni famigliari, così ha commentato: «Se le indiscrezioni fossero confermate, ci troveremmo di fronte ad un deciso cambio di prospettiva. Passeremmo finalmente dai brodini alle bistecche. Sarebbe uno degli interventi necessari per rivitalizzare un Paese che la denatalità sta rendendo esangue».

Indubbiamente, dopo la vittoria elettorale del centrodestra, il tema della denatalità è finalmente diventato centrale nel dibattito politico, anche se i numeri forniti dall’ISTAT da tanti anni denunciavano allarmati una situazione di autentico disastro demografico. Nel 2022 siamo scesi sotto le 400.000 nascite; ma le morti sono state 250.000 in più. E la popolazione in età fertile nel frattempo invecchia!

Ben venga quindi, con urgenza, ogni agevolazione fiscale, ogni sostegno economico che ridia agli italiani la possibilità di sposarsi e fare figli. Basterà? Assolutamente no.
Altri paesi europei, come Francia e Germania, hanno politiche molto più favorevoli alla famiglia delle nostre, eppure non riescono a raggiungere il tasso di natalità del 2,1 a donna necessario per il mantenimento numerico della popolazione, pur raggiungendo indici (1,7) molto superiori a quello italiano (1,25).

Molti paesi più poveri del nostro hanno invece percentuali molto più alte di nascite. Ricordiamo infine che l’Italia semidistrutta del dopo guerra non conosceva paure di alcun genere nel prolificare, con fiducia nei propri sforzi e nella divina Provvidenza, e ciò contribuì a creare quel boom economico, dopo il quale però iniziò l’attuale discesa.

Ciò dimostra che non bastano i soldi per fare figli. Certo, pecunia non olet, ci ha insegnato il buon Vespasiano, ma c’è qualche altra ragione di fondo che ci spinge al suicidio demografico.

Senz’altro il crollo numerico dei matrimoni, soprattutto di quelli religiosi, è l’elemento che per primo si offre alla nostra attenzione.

Anche qui i numeri parlano chiaro. Il 2021 ha segnato un incremento rispetto all’anno precedente grazie anche alle tante cerimonie rinviate a causa della pandemia nell’anno precedente; ma il numero è insufficiente a recuperare il terreno perduto, rispetto al periodo prepademico. Crescono soprattutto quelli civili e ancor più le unioni civili, ovvero due istituti da cui è più facile sgusciare fuori. E questi, proprio per la loro fragilità giuridica, ma soprattutto psicologica, non sono certo i terreni ideali per il germoglio di nuove vite. E allora dove va cercata la ragione profonda della disaffezione alla vita?

E’ l’uomo che è cambiato; è cambiata la sua concezione della vita. Fare figli è sempre stato ritenuto un santo dovere. Verso i propri genitori da cui la vita era stata ricevuta; verso la Patria bisognosa di nuove energie; verso se stessi quale traccia del proprio passaggio nella storia; verso Dio, fonte di tutte le vite. Era ritenuto un santo piacere, quello degli affetti più cari, dei sacrifici più belli, delle relazioni più tenere, sincere e gratificanti.

Questo è stato chiaro, ovvio ed istintivo in tutte le società, di tutti i tempi ammenoché… non sia prevalso l’individualismo, l’edonismo, il materialismo, il consumismo. Così avvenne, ad esempio, nel ricco e tardo impero romano, che crollò anche per la sua paurosa denatalità.

Però, se il senso della vita sta nella ricerca del piacere materiale, qualunque esso sia, perche impelagarsi in una struttura complessa come la famiglia, perché sacrificarsi per degli illustri estranei ancora inesistenti (i figli) rinunciando a vacanze, viaggi e belle auto ? Se la vita è tutta qui, se proprio un figlio si vuol fare, il momento opportuno sarà quando si sarà in grado di … dargli tutto (?), ovvero ogni bene di consumo, laurea e avvenire sicuro e garantito.

Ma i nostri contemporanei appagati sembrano felici, oppure depressi, incostanti, annoiati? La vita dell’uomo non trova compimento nel consumo dei beni materiali. La sua bellezza si irradia su progetti a lunga scadenza, in impegni d’onore che, una volta assunti non possono essere traditi, in sfide, anche difficili, che ne impegnano tutte le energie a fronte di risultati ambiziosi e condivisi con altri uomini.

Quando l’uomo (occidentale in particolare) ritroverà le tracce della sua nobiltà, il suo pedigree di origine divina, allora arriverà la gioia di vivere e di mettere figli al mondo. Perché, come ci ricorda Francesco d’Assisi, è “dando che si riceve”. Da dove cominciare? Ricetta ardua ma semplice. Dante Alighieri, nel canto XXXIII del Paradiso, su invito di San Bernardo, rivolge lo sguardo in su verso la luce divina e la sua vista diventa acuta e finisce per cogliere i misteri dell’infinito.

La sua memoria non riesce a trattenere la sua mistica esperienza, ma gli rimane la gioia profonda di avere contemplato le verità fondamentali su Dio e su tutte le creature, “sustanze e accidenti e lor costume quasi conflati insieme”. E’ lì che va cercata la verità sull’uomo e sul senso della sua vita; e tutto il resto si compie di conseguenza. Per questo e non per altro Gesù Cristo ci ha lasciato la Sua Chiesa.

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