Riscoprire il pensiero di Ratzinger per affrontare la crisi della Chiesa

Riscoprire il pensiero di Ratzinger per affrontare la crisi della Chiesa

di Paolo Gulisano

NON PASSA GIORNO CHE NON ARRIVINO NOTIZIE DI VARIA INTOLLERANZA ANTI CRISTIANA


Non passa giorno che non arrivino notizie di varia intolleranza anti cristiana, quella che è stata giustamente definita “Cristianofobia”. Un fenomeno che esiste da sempre, ma che è letteralmente esploso alla fine degli Anni ’90 del secolo scorso e che è diventato particolarmente aspro durante il Pontificato di Benedetto XVI, che per molti versi è stata una vera Via Crucis per il papa bavarese. Poi, con l’avvento di papa Francesco, l’atteggiamento ostile dei media si è tramutato in un sostanziale endorsement nei confronti del pastore argentino, meritevole di encomio per il suo allineamento con le ideologie dominanti, mentre è continuata la diffamazione nei confronti della Chiesa, rea di non cambiare ancora più radicalmente, in particolare sui temi etici, e soprattutto verso il Magistero dei due predecessori di Bergoglio, in particolare Benedetto XVI.

Cos’è che dà tanto fastidio al mondo dell’opera di Joseph Ratzinger? Per capirlo, basta leggere un agile libretto appena edito dall’editrice Messaggero di Padova, a cura del professor Giuseppe Reguzzoni, storico delle idee, filosofo e raffinato conoscitore della cultura tedesca: Nello splendore della verità. Si tratta di una selezione dei testi più significativi di Papa Benedetto XVI. Rileggerli è come ripercorrere le tappe più significative del Pontificato ratzingeriano, e di pagina in pagina diventa sempre più evidente il cambiamento avvenuto negli ultimi dieci anni all’interno della Chiesa, e di come essa comunichi i contenuti della fede. In Ratzinger era veramente lo splendore della verità che si faceva presente nelle sue parole, sempre chiarissime anche quando esprimeva concetti teologici impegnativi.

Non ci si può non domandare dove sia finito questo tipo di elaborazione teologica nella chiesa attuale, decisamente impoverita nel pensiero e nello spessore spirituale. Ci si chiede inevitabilmente come facesse Joseph Ratzinger a provenire dallo stesso retroterra culturale che ha prodotto personaggi come il cardinale Marx e gli altri vescovi protagonisti del Sinodo tedesco che sta profondamente minando la Chiesa Cattolica.

Benedetto XVI è stato un pastore gentile, un umile servitore nella vigna del Signore, come ebbe a definirsi. Questa antologia di scritti ci ricorda come egli fosse stato un uomo con lo sguardo sulle cose invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne. Gli scritti di Benedetto XVI richiamano sempre i grandi maestri, prima di tutti Agostino e i padri della Chiesa. Richiamano un atteggiamento di servizio di tutta una vita per la Chiesa dei piccoli, dei semplici, che non comprende le acrobazie ideologiche praticate dalla neochiesa modernista che si getta nell’abbraccio mortale del mondo. Richiamano anche – all’interno della vita ecclesiale – l’amicizia e la fraternità.

Il papa venuto dalla Germania coltivò sempre la beatitudine della mitezza, anche quando era necessario correggere. Forse, alla luce di quello che vediamo oggi, ebbe anche ad eccedere in mitezza. Forse sarebbe stato opportuno avere un polso più fermo nella gestione della Chiesa, ma Joseph Ratzinger era così. Una testimonianza che prosegue anche oggi, attraverso i suoi scritti, che rimangono come imperitura lezione. L’auspicio è che il suo magistero, la tua testimonianza continuino a ispirare il cammino della Chiesa in tempi sempre più difficili. Occorre lasciarci illuminare da qualche riflesso della quantità smisurata della sapienza divina che traspira dai suoi scritti. Occorre anche riflettere ancora, e riflettere meglio, sugli aspetti anche problematici della sua opera e della sua vita.

Nel libro da lui curato, il professor Reguzzoni ha inserito anche delle pagine scritte da Ratzinger dopo la rinuncia al papato, in cui ripercorre gli anni del Concilio, e in cui ribadisce ancora una volta la sua ermeneutica della continuità, la tesi di un Concilio “buono” tradito da uno “spirito del Concilio” che travisò i contenuti dei documenti (diversi dei quali ebbero il contributo dell’allora giovane teologo consulente del cardinale Frings) e che portò alla crisi postconciliare. Una tesi che alla luce di quanto si è visto negli ultimi anni, fa fatica a stare ancora in piedi. In fondo.

La cosiddetta “Mafia di Sangallo” che lavorò per mettere fine al suo pontificato non è molto dissimile dalla “Lobby renana” che manovrò in senso modernista il Concilio. E a proposito delle dimissioni del papa: anche Reguzzoni ha una sua interessante teoria, molto poco complottista, e più in linea con l’interpretazione del pensiero di Ratzinger. Leggere per credere.

 

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