Il ‘diritto’ all’aborto nasconde un enorme giro di affari

Il ‘diritto’ all’aborto nasconde un enorme giro di affari

di Emanuela Maccarrone

LA DENUNCIA DELLA PRESIDENTE DELLA “RED PRO VIDA” DELL’ECUADOR, AMPARO MEDINA, GIA’ ABORTISTA…

In un recente intervento presso il canale radiofonico cattolico e spagnolo ‘COPE’, Amparo Medina, Presidente della Red Pro vita dell’Ecuador, ha spiegato che tutte le politiche che contrastano il diritto alla vita sono un grande business.

«La contraccezione, la salute sessuale riproduttiva, l’aborto, ecc. sono un affare. Un affare di sangue che viene attuato nei nostri paesi con l’obiettivo di guadagnare molti più soldi del previsto. Non solo per le Nazioni Unite, ma anche per le case farmaceutiche, che sono quelle che finanziano questo business».

La Medina, per diverso tempo, è stata attiva in gruppi della sinistra radicale, era una guerrigliera, una combattente pro-aborto ed ex funzionaria del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA). Ha lavorato come consulente del Ministero dell’Istruzione ecuadoriano e presso altre organizzazioni internazionali, come l’UNICEF o le Nazioni Unite, costatando in prima persona che i programmi promossi da queste istituzioni, sotto i diversi nomi quali ‘pianificazione familiare’, ‘salute sessuale riproduttiva’, ‘diritti della donna’, ‘prevenzione della violenza’, ‘prevenzione della gravidanza adolescenziale’ ecc., mirano a consolidare il ricorso ai contraccettivi.

Come ha spiegato la Medina, oggi Presidente della Red Pro Vida dell’Ecuador, il confine tra il contraccettivo e l’interruzione della gravidanza è sottile, poiché quando l’anticoncezionale fallisce la soluzione è abortire. «Ricordiamoci che in Paesi come Spagna, Stati Uniti, Colombia, dove ci sono più aborti, la vendita di questi bambini abortiti diventa un grande business . Un cervello, una gamba o un braccio di un bambino, per via del collagene che possiede, può essere venduto a 600 o 800 dollari».

Da attivista Medina ha raccontato che l’episodio decisivo che le ha fatto capire l’importanza del dono della vita, e quindi di decidersi in sua difesa, fu quando accompagnò una sua amica a interrompere la gravidanza. In quell’occasione ebbe modo di costatare cosa viene praticato sul corpo della donna, con l’utilizzo di vari strumenti, per strapparle il bambino.

«Dove stanno i diritti della donna che ci mette il corpo, che si dissangua, che la vìolano con gli strumenti per toglierle il bambino e che rischia la vita?» si è chiesta l’attivista Pro vita. Secondo Medina negli ultimi anni si è assistito ad un aumento degli attacchi contro la vita in ogni Paese nel mondo, dove l’aborto viene fatto passare come una politica per l’emancipazione delle donne, mentre invece è la misura che le ha penalizzate.

«Da quando è stato approvato 70 anni fa, fino ad oggi, si stima che nel mondo siano stati praticati un miliardo di aborti legali. Si rendono conto che è insostenibile e passano alla rivoluzione sessuale. E l’aborto diventa una politica sanitaria per il controllo delle nascite, dove la donna è la prima vittima», ha spiegato l’attivista pro vita.

Secondo la Presidente, «la donna è stata usata come oggetto sessuale, perché chi ha beneficiato dell’aborto e della contraccezione è l’uomo, in modo che possa usarla sessualmente quando vuole, come vuole e quando vuole. L’uomo si è liberato di tutti i contraccettivi e, inoltre, non si assume la responsabilità della paternità. Avendogli detto di fare ciò che vuole, lascia in pace la donna. La maggior parte delle donne che vanno ad abortire lo fanno a causa dell’abbandono del maschio».

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