Raffaella Frullone: «Vogliamo la desacralizzazione dell’aborto, considerato un dogma»

Raffaella Frullone: «Vogliamo la desacralizzazione dell’aborto, considerato un dogma»

a cura della Redazione 

L’INTERVENTO DELLA GIORNALISTA ALLE “TAVOLE DI ASSISI”

«L’ospedale Sant’Anna di Torino, settimane fa, ha organizzato uno spazio per fornire aiuto alle donne che, di fronte all’ipotesi di un aborto, vogliono ripensarci o capire meglio se interrompere la gravidanza o accogliere una vita. Ebbene, si è scatenato un vespaio. Mi sembra esemplificativo dei tempi che stiamo vivendo. Oggi parliamo di sacralità della vita ma nella società attuale ad essere sacro è l’aborto, è una sorta di dogma del neo-paganesimo sul quale non si può dire nulla, figuriamoci contrastarlo. I titoli, soprattutto dei giornali italiani, dopo il ribaltamento della “Roe vs Wade” sono stati apocalittici». «E’ tempo di desacralizzare l’aborto. Voglio avere la libertà di dire che la 194 è iniqua, di dire che se ne vuole l’abograzione, di dire che sono contraria all’aborto. Come ogni legge la 194 non è scritta sulla pietra e l’esperienza americana lo insegna».

Così la giornalista Raffaella Frullone, nel corso dell’evento “Le Tavole di Assisi” che si è tenuto ieri e continua anche oggi ad Assisi, un’iniziativa per rilanciare e riscoprire il significato e l’importanza del pensiero cristiano e conservatore nella società contemporanea.

Frullone è intervenuta nel corso della Sessione I, “Sum ergo Sum. Il primato dell’essere sull’avere, sul fare, sull’apparire” insieme a Federica Picchi Roncalli. Le due hanno parlato di “Sacralità della vita umana”, tema della Tavola I.

Frullone ha inoltre citato l’utero in affitto: «A differenza dell’aborto, almeno, abbiamo visto qualche voce in più in difesa della dignità delle donne usate come schiave e dei diritti dei bambini, ma è ancora troppo poco perché si tratta di una pratica aberrante che dobbiamo continuare a contrastare. Il terzo e ultimo punto – ha concluso – sono gli embrioni creati nei processi di procreazione artificiale di cui non parla più nessuno. Nell’immaginario collettivo stiamo parlando di una pratica che fa nascere nuove vita, ma a quale prezzo? Distruggiamo vite nonostante così piccole e quasi invisibili».

«Trans-umano e disumano sono l’illusione di poter cambiare l’uomo con una mutazione antropologica per arrivare ad un post-umano, ai robot. E’ la strategia del potere perché persone senza sentimenti, senza anima e senza coscienza sono manipolabili come burattini. Questo modus operandi si vede anche nell’informazione, che ha lo stesso obiettivo: veicolare solo ciò che fa comodo e soltanto quello che serve per esercitare il potere sui cittadini».

Così Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia onlus. Brandi ha moderato la Sessione II “Umano, trans-umano o disumano? Ideologie, tecnologie e libertà” insieme a Nausicaa Della Valle. Ad intervenire durante la seconda sessione di ieri pomeriggio sono stati anche Roselen Boerner Faccio e Gianfranco Amato (Tavola IV: Le ideologie e i giovani: gender, woke e molto altro); Enrica Perucchietti e Marcello Foa (Tavola V: Transumanesimo e post-umanesimo, la dittatura soft); Monsignor Nicola Bux e Martina Pastorelli (Tavola VI: Anima e trascendenza: Fede, Chiesa, Vita eterna).

 

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