Degrado, abbandono, criminalità organizzata: la denuncia di don Patriciello

Degrado, abbandono, criminalità organizzata: la denuncia di don Patriciello

di Rita Lazzaro

IL PRETE CHE LOTTA GIORNALMENTE CONTRO LA CAMORRA

“Questa gente è stata deportata qui dopo la stagione dei container. Si è scelto di far vivere in un unico posto i più poveri dei poveri e di abbandonarli. Senza progetti. Con strutture sportive via via distrutte. Non chiediamo soldi ma quello che ci spetta. Se al Parco Verde fossero esistiti dei vigili urbani, forse le aree degradate sarebbero state presidiate e quelle violenze non sarebbero avvenute . Tutti bambini, le vittime e i carnefici”.

Questa era la denuncia fatta lo scorso agosto, a seguito dello stupro di Caivano, da don Maurizio Patriciello, il noto prete anticamorra che, proprio in quella drammatica occasione, aveva invitato il premier Giorgia Meloni a visitare proprio quei luoghi di degrado “.

Un invito che è stato accettato e che ha dato i suoi frutti. Infatti lo stesso don Maurizio, pochi giorni fa, ha dichiarato al termine di un evento tenutosi proprio a Caivano: “In questo mese abbiamo visto cose che non si sono mai viste in Italia. Io il 25 agosto ho scritto un messaggino alla Meloni. E nel giro di pochi giorni è venuta lei da noi, con tre ministri, due sottosegretari, il capo della polizia e ha fatto delle promesse che mi pare stia mantenendo. Poi – aggiunge Patriciello – arriva il solito sapientone che dice che la repressione non basta. Se il parco Verde è stata una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, la repressione serve”. Ma, aggiunge il parroco, serviranno ancora tante altre misure, come insegnanti, servizi sociali, vigili urbani: “Il numero degli assistenti sociali – dichiara – è così esiguo, come quello dei vigili urbani”.

Il prete anticamorra è pienamente consapevole della situazione disastrata in cui versa il territorio in cui opera ed è altrettanto consapevole che il lavoro di bonifica dovrà continuare, aggiungendo alla fine che “nessuno ha la bacchetta magica, anche perché questo quartiere è stato abbandonato per trenta anni”.

Degrado, abbandono, criminalità organizzata. È questa la realtà contro cui lotta giornalmente don Patriciello.

Ma chi è il parroco di Caivano che vive sotto scorta a causa delle minacce di morte ricevute dalla camorra a seguito delle sue denunce in merito alla Terra dei fuochi e sempre in prima linea nella difesa degli ultimi?

Nato a Frattaminore, in provincia di Napoli, nel 1955, fino a 30 anni lavora come paramedico vicino alla sua abitazione. Poi la svolta nella sua vita: quando don Patriciello dà un passaggio a un frate francescano. Un incontro che sarà decisivo per il futuro parroco che, infatti, deciderà di iscriversi a Teologia, prendendo poi i voti.

Una volta diventato sacerdote, don Patriciello si ritrova a dover affrontare sfide su sfide che, ancora oggi, lo accompagnano nel suo percorso al servizio di Dio e quindi degli ultimi. Il Vescovo di Napoli, infatti, lo invia al quartiere Parco Verde di Caivano, una delle zone più disastrate del territorio tra spaccio, degrado e criminalità.

Inizia così la guerra del male contro il bene, dei figli della luce contro quelli delle tenebre, dei servi di Dio contro i servi di mammona. Il prete di Caivano diventa un acerrimo rivale di questi ultimi, scagliandosi soprattutto contro i loschi guadagni della cosiddetta Terra dei fuochi, una vasta area situata nell’Italia meridionale, che si estende in Campania, a cavallo tra la provincia di Caserta e l’allora provincia di Napoli,amaramente nota per l’ interramento di rifiuti tossici e rifiuti speciali, nonché per la presenza di numerose discariche abusive sparse sul territorio.

Il tutto accompagnato da numerosi roghi di rifiuti, che diffondono diossina e altri gas inquinanti nell’atmosfera. Una scenario allucinante che macina malati di tumore provocando morti su morti, tra questi lo stesso fratello di Don Patriciello.

Un uomo che non abbassa la testa né tanto meno si lascia intimidire. Una tempra certo non da tutti, che si è vista, ad esempio, quando il parroco irrito’, e non poco, il Prefetto.

La pecca di don Patriciello, recatosi da lui per la questione della Terra dei Fuochi? Non averlo chiamato “eccellenza”. L’anno dopo “l’affronto” a sua “eccellenza”, nel 2014, il parroco fa sentire la sua voce nella lotta alla criminalità organizzata scrivendo un libro “Non aspettiamo l’apocalisse. La mia battaglia nella Terra dei fuochi”.

Don Patriciello, seguito sui social da circa 100.000 persone, non perde occasione per continuare la sua lotta alla criminalità, tenendo sempre viva e presente la sua posizione. Come successo col post scritto a seguito delle due “stese” in meno di 24 ore, una in pieno giorno, per un totale di 21 colpi esplosi, commessi dalla camorra in risposta della bonifica iniziata dal governo a Caivano

“La camorra vuole il silenzio. Io vivo sotto scorta, ma non ho soldi, mi minacciano perché hanno paura della parola. La mia parola fa paura. La camorra vuole il silenzio, vuole il buio, perché conviene creare il ghetto, non vuole che Caivano comunichi, non vuole la solidarietà. All’interno del ghetto, il boss è il re e in questo momento in cui lo Stato è arrivato e la presenza si vede nelle strade, la camorra non lo vuole. Quindi, approfittando della tarda ora, sono arrivati e hanno dato questa manifestazione di forza per dire che loro non hanno paura. So che il governo non ci lascerà soli, sono convinto che ora qualcosa succederà. Ci sono state tante passerelle, sappiamo come funziona la politica ma credo che questa volta qualcosa succederà. Il Signore non vuole che le strade di Caivano si riempiano ancora di sangue”.

Per il momento lo Stato si sta comportando da Stato con la speranza che non si perdi per strada e che abbracci, invece, la perseveranza, la forza e il coraggio di chi della lotta alla criminalità ne ha fatto una missione armato con un’ arma invincibile: una fede disarmante.

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