L’Offensiva militare di Kiev: uno stallo militare ma non politico

L’Offensiva militare di Kiev: uno stallo militare ma non politico

A cura di Pietro Licciardi

SECONDO LUCA CARACCIOLO, DIRETTORE DI LIMES, LA MANCATA SVOLTA SUL CAMPO STA INCRINANDO IL FRONTE PRO-UCRAINO

Sul fronte ucraino l’offensiva di Kiev procede lentamente e non sta portando quei risultati decisivi sul piano militare che ci si attendeva. I russi tengono e gli ucraini probabilmente di dovranno arrestare con l’arrivo delle piogge senza aver conquistato lo snodo ferroviario di Tokmok, a sud di Orichiv, obiettivo minimo che consentirebbe loro di interrompere i rifornimenti diretti verso il fronte sud e la Crimea. Tuttavia secondo Luca Caracciolo, analista e direttore della rivista italiana di geopolitica Limes, se si può parlare di uno stallo sul fronte militare molto è cambiato e sta cambiando sul piano politico. 

Secondo Caracciolo nelle ultime settimane si è registrato più di uno scricchiolio sul fronte ucraino, specialmente nella popolazione, da cui sono emerse critiche fino ad ieri impensabili nei confronti della gestione della guerra e dello stesso Zelensky. Allargando lo sguardo al fronte russo anche li negli ultimi mesi – sempre secondo il direttore di Limes – abbiamo assistito al fallito golpe di Evgenij Prigožin, il capo della formazione di mercenari Wagner, che ha mostrato la difficoltà per Putin di controllare i propri apparati. 

La novità delle ultime settimane però riguardano il fronte dei sostenitori dell’Ucraina, dai quali Kiev dipende totalmente dal punto di vista militare, finanziario e politico-diplomatico. Ebbene, secondo Luca Caracciolo, il fronte antirusso, che comprende soprattutto i paesi ex satelliti dell’Urss, si sta sfaldando. Quella che infatti era l’eccezione ungherese, paese restio fin dall’inizio della guerra ad appoggiare incondizionatamente lo stato sovrano preso di mira dalla Russia, sta diventando sempre meno eccezionale. 

Dalle elezioni che si sono svolte qualche giorno fa in Ungheria sta per prendere vita un governo che si presenterà con l’obiettivo di interrompere gli aiuti all’Ucraina e qualcosa del genere sembra si stia preparando dietro le quinte in Austria. Anche in Polonia il 15 Ottobre si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento le quali probabilmente saranno decisive per stabilire la collocazione del Pese, in cui l’attuale maggioranza è sempre più tiepida verso il sostegno a Kiev dopo la questione del grano, che ha suscitato le proteste degli agricoltori polacchi, e l’annuncio che non vi saranno più ulteriori invii di armi. Non dimentichiamo che se i polacchi hanno maturato un forte risentimento antirusso le frizioni con la vicina Ucraina, che risalgono ai tempi in cui Varsavia riconquistò la sua indipendenza dalla Russia zarista non sono state del tutto dimenticate. Anche nel resto dell’Europa il sostegno a Kiev sembra si stia raffreddando, specialmente nella Germania orientale, mentre qualche tensione si starebbe manifestando anche nella Repubblica Ceca.

Se guardiamo poi al partner decisivo per l’Ucraina, ovvero gli Stati Uniti, anche qui la prossima campagna elettorale si giocherà sul sostegno o meno alla guerra, che già larga parte dell’opinione pubblica sente come distante. Questo del resto si ripercuote sullo stesso Congresso, che ovviamente è molto sensibile nei confronti del sentimento degli elettori. In questo quadro diventato più oscuro secondo Luca Caracciolo si possono immaginare diverse “non soluzioni”, come le ha definite non essendo in vista una definitiva cessazione della guerra. Una prima “non soluzione”, in mancanza di novità decisive sul campo di battaglia, potrebbe essere l’insorgere di una crisi nell’attuale compagine ucraina con la conseguente ricerca di un compromesso per un precario cessate il fuoco; opzione peraltro sollecitata nei mesi scorsi dagli americani. Questo porterebbe ad un endemico stato di crisi tra i due paesi ma a bassa intensità e tale da permettere agli americani di riprendere a gestire la loro politica di leadership mondiale. Altra “non soluzione” è l’eventualità di una controffensiva russa, invogliata dalle crescenti difficoltà di Kiev, che allungherebbe e complicherebbe ulteriormente il conflitto.

Quello che continua a mancare, secondo Informazione cattolica, è una classe politica internazionale all’altezza, specialmente in Europa e Stati Uniti, capace di immaginare una via d’uscita onorevole per tutti da un conflitto che ha già fatto da miccia ad una serie sempre più lunga di crisi internazionali, evitando di ricorrere a soluzioni tampone sul modello di Versailles 1919.

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