La barbarie dell’eutanasia

di Rita Lazzaro

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER IL MONDO…

28 luglio 2017, 28 aprile 2018, 6 agosto 2022, 13 novembre 2023. Date che segnano la sconfitta della civiltà, in quanto vedono la morte per eutanasia dei piccoli Charlie Gard (10 mesi), Alfie Evens (23 mesi), Archie Battersbee ( 12 anni), Indi Gregory( 8 mesi). Vicende abominevoli che si sono consumate nel Regno Unito dove, pur non esistendo una legge sull’eutanasia (punita come un omicidio) e sul suicidio assistito, i giudici hanno il potere di ordinare di staccare la spina a pazienti anche minorenni che, secondo i medici, non hanno alcuna speranza di guarire dal loro stato vegetale o di morte cerebrale.

Ben altra storia si ha invece in Belgio, dove nel 2014, per la prima volta al mondo, è entrata in vigore una legge che prevede l’eutanasia anche ai minori con malattie terminali. Neonati inclusi. Sette anni dopo questo “passo di civiltà” il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad ha raccontato che sei bambini su dieci erano morti prima di compiere un anno a causa di una decisione consapevole di porre fine alla loro vita. Ogni anno nelle Fiandre muoiono circa 230 bambini. Secondo la conclusione di uno studio del gruppo di ricerca dell’Università di Gent e pubblicato sulla Fetal and Neonatal Edition del British Medical Journal nel 60 per cento di questi casi, sono i genitori e medici a scegliere deliberatamente di ricorrere all’ eutanasia. Nella maggior parte dei casi, il trattamento che potrebbe prolungare la vita viene interrotto o neanche iniziato. La decisione di porre fine alla vita del neonato spetta a un’équipe di medici in consultazione con i genitori. “Questo riguarda sia i bambini che avranno una qualità di vita molto scadente sia i bambini che non hanno possibilità di sopravvivenza”, ha affermato Laure Dombrecht, ricercatrice presso l’Università di Gand che ha condotto lo studio, sostenendo che l’eutanasia per chi “non ha speranza di un futuro sopportabile” riguarda il dieci per cento dei casi.

Il primo caso di eutanasia su un minore in Belgio è stato riportato dal quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad. Si tratta di un diciassettenne malato terminale. “Il minore soffriva di dolori fisici insopportabili. I dottori hanno usato dei sedativi per indurre il coma come parte del processo”, queste le parole alla Reuters, citata dalla Bbc online, Wim Distelmans, direttore del Centro di controllo dell’eutanasia.

La legge prevede il diritto dei genitori di ricorrere alla ‘dolce morte’ per i propri figli, malati terminali, dopo averne fatto richiesta al medico curante, il quale deve sottoporre il caso e ricevere l’autorizzazione del ‘Dipartimento di controllo federale e valutazione dell’eutanasia’. La legge specifica anche che il minore deve esprimere una forma di consenso. Dopo il Belgio, ecco che tocca all’ Olanda, che infatti diventerà il secondo Paese al mondo ad ammettere l’eutanasia anche per i minori al di sotto dei 12 anni, solo se molto malati e se hanno esaurito le opzioni di cura.

Dopo anni di dibattito e di pressing, lo scorso aprile, il Consiglio dei ministri dell’Aia ha dato il via libera. «Sono lieto che, dopo un’intensa consultazione con tutte le parti coinvolte, abbiamo raggiunto una soluzione che aiuterà questi bambini malati incurabili, i loro genitori e anche i loro medici», ha annunciato il ministro della Salute, Ernst Kuipers, che l’anno scorso aveva avanzato la proposta. «Si tratta di una questione particolarmente complessa che riguarda situazioni molto dolorose», ha aggiunto, spiegando che «stiamo parlando di bambini così malati che la morte è inevitabile e si prevede che moriranno presto». Da ricordare altresì che nel 2002 i Paesi Bassi sono stati i primi al mondo a legalizzare l’eutanasia.

Ma non è finita qui, dal 2005 è consentita anche per i neonati entro i 12 mesi e per i ragazzi sopra i 12 anni, per i quali non c’è alcuna possibilità di cura o di trattamento per alleviare il dolore. Un’ iniziativa che ha trovato il plauso della maggior parte degli operatori sanitari olandesi che, secondo un sondaggio, è favorevole all’eutanasia infantile. I critici temono invece che possa essere usata in modo improprio ovvero per «motivi diversi da quelli medici». Ma gli aspetti inquietanti dell’eutanasia non si fermano qui. Da ricordare infatti anche l’eutanasia per chi soffre di depressione.

Tra i casi più recenti successi in Belgio, quello della ventitreenne Shanti De Corte. La giovane donna, sopravvissuta agli attentati di Bruxelles, l’anno scorso aveva presentato una richiesta di eutanasia per “sofferenze psichiche”. Una richiesta che è stata accolta. L’anno scorso, il Belgio aveva annunciato che “la lotta alla pena di morte è una priorità della politica belga in materia di diritti umani”, definendo la pena di morte una “grave violazione della… dignità umana”, ma la morte del detenuto è ammessa solo se “lo desideri”. Da questa pena di morte velata, perché comunque” desiderata” dal detenuto, si comprendono una serie di abomini, come l’eutanasia nel 2016 su Frank Van Den Bleeken, condannato per omicidio e con problemi psichiatrici.

Un caso simile è successo quest’anno con Geneviève Lhermitte, che nel 2007 aveva ucciso a coltellate i cinque figli ed era stata condannata all’ergastolo. La donna aveva chiesto e ottenuto l’eutanasia “per sofferenza psicologica irreversibile”. Paesi dove alla rieducazione del reo si sostituisce il suo desiderio di porre fine alla sua vita e un sistema sanitario è in gran parte propenso alla cultura della morte. Vicende che dimostrano come il rispetto per il dolore e il desiderio altrui celi, in realtà, un mero darwinismo. Concetto, questo, ben lontano dai valori che dovrebbero contraddistinguere uno Stato di diritto.

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