Il vescovo Mansi: “non sciupiamo il Natale di Gesù vergognandoci della fede o cadendo nel consumismo”

Il vescovo Mansi: “non sciupiamo il Natale di Gesù vergognandoci della fede o cadendo nel consumismo”

di Bruno Volpe

MONSIGNOR MANSI: “IL NATALE DIMOSTRA LA GRANDE UMILTÀ DI DIO CHE SI FA PICCOLO, MENTRE NOI TENDIAMO A GONFIARCI DI ORGOGLIO”

“Il Natale dimostra la grande umiltà di Dio che si fa piccolo, mentre noi tendiamo a gonfiarci di orgoglio”: in questa intervista che ci ha concesso, il Vescovo di Andria Monsignor Mansi spiega il senso del Natale (abbiamo scelto come foto di copertina un dipinto della iconografa russa Elena Chugonova che ne racchiude con sapienza e delicatezza lo spirito).

Eccellenza, qual è il senso del Natale?

“Il Natale ci fa vivere concretamente il mistero dell’ Incarnazione. Nel Natale Dio, che è infinitamente più grande di noi, si fa carne, il Verbo diventa carne e viene ad abitare tra di noi assumendo la nostra natura, meno che nel peccato. Mentre l’uomo nella sua miseria tende a farsi grande, spesso scivola nell’orgoglio e nella mania di grandezza, Dio fa l’opposto, assume e prende su di sè la nostra natura. Questo è il mistero del Natale. Noi vogliamo ingrandirci, Lui si abbassa, che differenza”.

E’ importante aver preparato e preparare bene il Natale?

“Certamente e penso che sia fondamentale, ma vale sempre, leggere qualche brano del Vangelo ogni giorno, proprio perchè parliamo del Verbo che diventa carne, bisogna avvicinarsi a Dio per mezzo della Parola, della preghiera e dei sacramenti quotidianamente, anche con piccoli atti di rinuncia “.

Natale e Pasqua, esiste una continuità?

“Non può esistere la Pasqua senza Natale, ma non esiste Natale senza Pasqua. Il Natale è la preparazione al grande mistero della Pasqua. Però attenzione a non sciuparlo banalmente con un eccesso di luci, di baldoria, di festa, di regali e di consumismo. Queste sono cose belle, ma rappresentano il contorno. Il centro del Natale è Dio che scende in mezzo a noi, evitiamo di cadere nella mondanità. Si tratta pur sempre di un evento religioso”.

Il ruolo di Maria…

“Fondamentale, lei accetta senza fiatare e meditando nel cuore una situazione più grande di se stessa, ma lo fa sapendo che nulla è impossibile a Dio, da discepola perfetta che non recita e la vita le riserverà gioie, ma anche dolori e lo vedremo. Giuseppe invece parla poco, ma svolge con saggezza e direi fedeltà un ruolo difficile. Padre, sapendo di non esserlo fisicamente, ma anche lui accetta sia pur dopo un sogno, la volontà di Dio, è uomo giusto”.

Iconografia, esiste differenza tra oriente ed occidente?

“Il Natale è rappresentato in tanti modi, qualche volta con un eccesso di creatività. Noi cattolici lo dobbiamo a San Francesco che a Greccio ha creato quella bellezza che è il presepe ed esistono poi nell’ arte varie scuole di presepi. Gli orientali, e penso agli ortodossi hanno splendide forme di manifestazione della Natività che ricordo non sono opere di arte, ma vere preghiere e devozioni”.

Esiste la tendenza, negli ultimi tempi, a rinunciare ai canti del Natale o al presepe per non turbare altre sensibilità religiose…

“Una stupidata. Nessuno vuole imporre niente e, per aggiunta, sulla croce il Signore è morto per tutti. Noi cattolici abbiamo il diritto, e direi il dovere, di celebrare il Natale senza rinunciare alle nostre tradizioni e vergognarcene. Sono gli altri che vengono qui a doversi adeguare, capendo che vivono in una realtà diversa e devono rispettare usi, tradizione e religione degli abitanti che li ospitano. Lo devono capire che sono in una terra diversa. Del resto se io vado in terre che hanno altre abitudini mi adeguo. Si adeguino anche loro. Questo non vuole dire rinunciare al dialogo, ma propfessare liberamente la nostra fede”.

Utile a Natale un gesto di perdono o riconciliazione?

“Certo, sarebbe molto bello e salutare perdonarsi e perdonare. Ma questo vale per ogni giorno”.

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L’ospite si adegua.a dove vive, x gentilezza.
Il conquistatore ,invece,impone.
Un “padrone di casa”, non sua , ma esoso.