Nessuno cambiò la versione dei fatti accaduti benché sottoposto a torture

Nessuno cambiò la versione dei fatti accaduti benché sottoposto a torture

di Andrea Sarra

I DISCEPOLI HANNO SPERIMENTATO LA RISURREZIONE NELLA LORO STESSA VITA

Che Gesù sia esistito è un dato certo ed è soprattutto da autori pagani che proviene la gran parte dei documenti che lo testimoniano. Esiste una mole di informazioni sul personaggio “Gesù” tale che non lasciano dubbi sulla sua esistenza.

Ma nei Vangeli si parla anche di Risurrezione: Gesù il terzo giorno risuscitò! Egli, dopo la dolorosissima Passione, fu crocifisso, morì e fu sepolto, ma risorse dai morti per poi ascendere al Padre.

È possibile esprimere numerose considerazioni sulle affermazioni dei testimoni oculari, sui fatti riportati sui vangeli, sulle tradizioni ebraiche, attraverso l’opera di evangelizzazione degli apostoli, dei discepoli e di tutti coloro che, affascinati dalla figura di Gesù, si convertirono e, con semplici riflessioni, si può affermare che veramente Gesù risuscitò.

Ad esempio,nelle fonti evangeliche, Gesù è apparso:

a Maria Maddalena (Giovanni 20, 16-17);

ad altre donne (Matteo 28, 8-10);

ai due discepoli sulla strada di Emmaus (Luca 24, 13-43);

a Pietro (Luca 24, 34);

ai discepoli (senza Tommaso) (Luca 24, 36);

ai discepoli (con Tommaso)  (Giovanni 20, 26-29);

ai Sette discepoli  (Giovanni 21, 1-2);

ai 500  (1 Corinzi 15, 6);

a Giacomo e agli apostoli (1 Corinzi 15, 7);

È apparso prima dell’Ascensione (Luca 24, 50-53).

Non furono i discepoli a sottrarre il corpo di Gesù, né altri. Si può dimostrare.

I fedeli di Gesù erano tutti rispettosi della legge ebraica ed essa, per il sabato, prescriveva una serie lunghissima di divieti che traggono origine dal libro della Genesi (2,3) “Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.” Ed anche in Esodo (20,8-11) è scritto: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te…” E nel Deuteronomio (8 5, 12-15):“Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato.  Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te…”

Esisteva un lungo elenco di attività (39 Melachot),dalle quali discendevano altri divieti che dovevano essere osservati il sabato: la vita degli israeliti era, quindi,  rigorosamente scandita da cose da fare e da non fare, ed era stabilito persino come farle.

Il sabato era il giorno eletto per pregare, per adorare e riconoscere il Signore quale Creatore dell’universo. Per gli ebrei lo Shabbat è come la nostra domenica (com’era quando tutti i cristiani rispettavano il giorno sacro), ma con più restrizioni.

Gesù spirò alle ore 3 del pomeriggio e rimase sulla croce per un tempo imprecisato fino alla sua deposizione: “Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato” (Mt 27, 57-58).

Si può ipotizzare che tra la sua morte, la richiesta di Giuseppe di Arimatèa, l’attesa della risposta di Pilato, il tempo per la deposizione dalla croce (avvenuta sicuramente in maniera delicatissima al fine di non sciupare ulteriormente il suo Corpo) e la preparazione alla sepoltura, fossero passate alcune ore. Era già l’imbrunire, come affermava Matteo.

Tutti gli ebrei sapevano che il giorno di riposo, lo “Shabbat”, non iniziava il sabato ma il venerdì, quando compare la terza stella che dura fino a poco prima dell’alba del primo giorno della settimana, la domenica. Era quello il giorno in cui le donne si recarono al sepolcro e lo trovarono vuoto, e videro le guardie poste a sorveglianza del sepolcro ancora impaurite.

Si potrebbe supporre che il sepolcro fosse stato sigillato con la pesante pietra, appena in tempo per non trasgredire la legge del sabato e, quindi, non ci sarebbe stato il tempo sufficiente per trafugarlo. Poiché tutti i discepoli e amici di Gesù erano ebrei, è da escludere che qualcuno possa aver trasgredito il precetto dello Shabbat. Se anche ci fosse stato qualcuno poco “praticante“, come si direbbe oggi, sarebbe stato impossibile trafugare il corpo di Gesù. Infatti, può leggersi in Matteo 27, 63-66: “Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima! ”. Pilato disse loro: “Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete”.

Il sepolcro era dunque ben sorvegliato proprio perché non avrebbero voluto alimentare le voci della risurrezione di Gesù dai morti. Sbaglia anche chi avesse pensato che le guardie fossero state corrotte. All’epoca di Gesù, e per molti secoli successivi, chi riceveva in custodia qualcosa (in particolare un prigioniero) e poi lo lasciava fuggire, avrebbe pagato con la propria vita la trasgressione, come si legge in Atti 16,26: i carcerieri avrebbero pagato con la propria vita la fuga/sparizione di un prigioniero o di qualsiasi altra cosa fosse stata data in loro custodia. È da escludere allora l’ipotesi che i carcerieri si fossero fatti corrompere: essi avranno anche ricevuto adeguate istruzioni dai sommi sacerdoti proprio al fine di evitare tale evenienza.

E se invece Gesù non fosse risuscitato, per quale ragione i sommi sacerdoti ed i farisei – successivamente al terzo giorno -non si sarebbero affrettati a comunicarlo in tutta Israele con ogni tipo di documento? Nei video sopra citati vengono elencati tanti documenti, tutti estranei al mondo di Gesù, eppure nessuno di essi nega la sua resurrezione. Considerato che la resurrezione dai morti è divenuta un aspetto fondante della nostra religione, come si professa anche nel Credo, i sommi sacerdoti avrebbero sicuramente smentito l’evento usando tutti i mezzi a loro disposizione, premurandosi di rendere pubblica la notizia e di renderla duratura nel tempo (basta notare che sono giunti fino a noi persino i turni di servizio praticati all’epoca nel tempio di Gerusalemme). Mai sommi sacerdoti non scrissero nulla!

Rimane solamente il tentativo di falsificare la realtà. In Matteo si legge infatti: «Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: “Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia”. Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.». (28, 11-15) Ma un documento ufficiale dei sommi sacerdoti non esiste.

Durante la vita di Gesù tante erano le persone che lo seguivano. Prendiamo ad esempio la guarigione dell’emorroissa. In Marco (5,30-1) si legge:« Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi mi ha toccato il mantello?”. I discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?”». Si può immaginare l’immensa folla presente in quel momento, come anche durante il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: le persone sfamate erano 5000 uomini, poi c’erano donne e bambini…ovunque andasse Gesù, c’era sempre un’assemblea oceanica di persone.

Eppure, dopo il suo arresto nell’orto degli ulivi, tutti fuggirono per paura e nessuno ebbe il coraggio di difenderlo. Anche Pietro lo rinnegò pubblicamente tre volte; sotto la croce, sul Golgota, c’erano solo Maria, l’apostolo Giovanni (che era ancora un ragazzo) ed alcune altre donne. Dov’erano dunque tutti i suoi amici? Quanta paura avevano avuto per abbandonarlo così?

Nel Vangelo di Giovanni è scritto: “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei”… (Giov. 20,19).

Come sarà accaduto allora che, persone dapprima tanto timorose per la propria vita, capaci di fuggire, rinnegare Gesù e vivere barricate in casa, improvvisamente diventassero impavide, capaci di affrontare senza alcun timore la morte pur di annunciare Gesù?

Sappiamo infatti che questi uomini affrontarono torture strazianti prima di essere uccisi: chi per decapitazione, chi per crocifissione a testa in giù, chi crocifisso con la croce di S. Andrea, chi trascinato a pezzi da cavalli, scuoiato vivo, lapidato. Solo S. Giovanni morì di vecchiaia. Non diversa sorte toccò a tutti quelli che seguirono le orme dei discepoli e di Gesù. Nessuno più lo rinnegò, nessuno cambiò la versione dei fatti accaduti benché sottoposto a torture… eppure sarebbe bastato ritrattare per avere salva la vita. Dove trovarono il coraggio costoro? E come fu possibile che anche legionari romani abituati a perseguitare i cristiani potessero convertirsi rischiando la morte? Il legionario Longino, difatti, prima trafisse con la lancia il costato di Gesù e poi si convertì. Anche i martiri che si venerano nella chiesa di S. MARIA SCALA COELI, nel complesso delle tre fontane a Roma: il legionario San Zenone e altri legionari (10.203) furono trucidati (circa nel 300 D.C.) da Diocleziano.

L’unica spiegazione è che essi realmente videro la potenza di Dio, toccarono con mano il petto di Gesù RISORTO, parlarono con Lui, mangiarono con Lui, furono guariti e furono testimoni di infiniti miracoli compiuti da Gesù.

I discepoli, prima di affrontare i supplizi, hanno predicato in tutto il mondo allora conosciuto, benché fossero analfabeti, umili. Essi erano persone che lavoravano l’intero giorno per sfamare le loro famiglie; ad eccezione di alcuni (Matteo il pubblicano esattore delle tasse, Luca medico, Saulo di Tarso commerciante), erano persone che non erano mai uscite dal loro villaggio: dove avranno trovato le parole per convertire pacificamente, senza spargimento di sangue, tutti coloro con cui vennero a contatto? Persone così semplici, abituate ad obbedire, dove avranno trovato la saggezza e l’autorevolezza per essere ascoltati, seguiti, da dove avranno attinto la potenza per compiere miracoli come Gesù?

La risposta viene da Gesù stesso. Egli aveva detto loro: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14, 16-27).

Ci sono cose che razionalmente non si possono spiegare ma si possono comprendere solo con l’intelligenza del cuore: nel cuore e nella mente di ogni cristiano, infatti, è già custodita ab aeterno, la risposta vera. È data libertà all’uomo di accoglierla come Verità. L’Onnipotenza del Risorto e del Padre suo, e nostro, tutto può: i discepoli l’hanno sperimentato nella loro stessa vita.

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