La forza omologatrice e livellatrice del pensiero politicamente corretto

di Daniele Trabucco 

DALLO “STATO ETICO” ALLA “NUOVA ETICA PROGRESSISTA ILLIBERALE”: L’EREDITÀ DEL FASCISMO NELL’ ANTIFASCISMO

Il termine “antifascismo” è, forse, tra quelli maggiormente utilizzati per indicare tutto ció che non si adegua alla forza omologatrice e livellatrice del pensiero politicamente corretto. Se si difende la sola ed unica famiglia composta da un uomo e da una donna aperta alla vita, sei un fascista omofobo; se chiedi un maggior contrasto verso l’immigrazione clandestina, che toglie dignità agli stessi immigrati, sei un fascista razzista etc.

In altri termini, il c.d. “antifascismo” è divenuto esso stesso “fascista”, ossia da pensiero storico–politico si è trasformato in una vera e propria “ideologia di Stato” (si vedano, sul punto, gli illuminanti contributi del dott. Mario Bozzi Sentieri) che ghettizza, marginalizza, schematizza la società, intendendo negare fondamento e forza a qualunque idea che osi minare la retorica di cui l'”ideologia di Stato” si alimenta.

In realtá, gli stessi partiti politici del secondo dopoguerra, venuta meno la visione dello Stato etico ove tutto è “organicamente” nello Stato che è concreto ed universale volere (Gentile), hanno colmato quel vuoto con le “nuove etiche partitocratiche” le quali hanno ondeggiato, in ragione della mancanza di un progetto unitario che le “anime” della Resistenza non sono state in grado di proporre, tra un modello capitalista fortemente contestato e un modello socialista mai realmente delineato anche perchè neppure per il PCI le economie dell’Europa orientale rappresentavano un riferimento cui guardare: eppure non mancavano (e non mancano) alcuni ancoraggi nella Parte I della Costituzione vigente che richiamano quella giuspubblicistica fascista corporativa degli anni ’30 e ’40 (si pensi solo, a titolo esemplificativo, alla “funzione sociale” della proprietá di cui all’ 42 Cost.).

La caduta del muro di Berlino nel 1989, la riunificazione delle due Germanie nel 1990, il crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nel 1991, il Trattato di Maastricht del 1992 (in vigore dal 01 novembre 1993) che ha introdotto la moneta unica, il progressivo allargamento delle allora Comunità europee (oggi UE) e dell’Alleanza Atlantica del Nord, la crisi e la fine dei partiti della c.d. “Prima Repubblica”, travolti dallo scandalo di Tangentopoli (su cui molto si dovrebbe ancora scrivere), ci hanno lasciato un Paese senza scopo.

Le logiche neoliberiste della grande finanza internazionale, l’ immigrazione incontrollata, la precarietà del lavoro, i divari non solo tra nord e sud dell’Italia ma tra gli stessi Stati membri UE, la disaffezione alla politica che ci presenta un panorama di rappresentanti non certamente entusiasmante, l’individualismo sfrenato che porta con sè il “traffico insaziabile dei diritti” elevati sull’altare della non discriminazione e della “dignità” anfibia della persona (propria del personalismo contemporaneo), l’esaltazione della scienza sempre più ridotta a scientismo non fanno altro che presupporre la rinascita dello Stato etico del XXI secolo: gogna mediatica per i non allineati, dimissioni, censure etc. È il progressimo illiberale di chi, in nome dell’antifascismo, ha in realtà raccolto l’eredità di ció cui voleva opporsi.

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