Mons. Pennisi: “in politica bisogna lottare contro ogni tipo di Mafie”

di Bruno Volpe

INTERVISTA ALL’ARCIVESCOVO EMERITO DI MONREALE

“Oggi la DC come partito dell’unità dei cattolici non è proponibile. La DC in quanto tale non si può riproporre, non ha un progetto, né per l’ oggi, né per il domani. Eppoi in tanti cercano di  ridarle vita e non è una operazione fattibile quella di partiti e partitini che si rifanno alla vecchia DC”:  lo dice in questa intervista che ci la rilasciato Monsignor Michele Pennisi, arcivescovo emerito di Monreale (Palermo), uno che  sempre in prima linea nel tema  legalità e lotta alla mafia.

Eccellenza Pennisi, ultimamente vi è un certo fermento e si nota la corsa a rifondare la DC. Quale è la posizione dei credenti cattolici in politica?

“Resto dell’idea che la Dc, in quanto tale, come partito dei cattolici, o come quella di una volta, non è proponibile. Non è un progetto fattibile e non ha né un presente, tanto meno un futuro. Semmai ed è questa a mio avviso la cosa importante, è quel circa 50 per cento degli italiani che non vanno a votare”.

Cioè?

“Noi abbiamo un consenso limitato alla metà degli italiani, l’ altra resta a casa e non vota. Non possiamo escludere, anzi  è probabile, che tra quel 50 per cento vi siano cattolici, credenti, moderati che non vanno alle urne perché non credono  più nella politica e nei partiti. Penso che bisognerebbe partire da loro”.

Che cosa si chiede al cattolico impegnato nella sfera politica?

“Il cattolico in politica, ma nella vita di ogni giorno, deve essere coerente con i valori del Vangelo e deve pensare non al proprio tornaconto personale, ma al bene comune. Sturzo, col partito Popolare, ad esempio, fondò un partito che era laico, ma di ispirazione cristiana nel quale oltre ai cattolici potevano militare appartenenti ad altre confessioni religiose e laici che ne condividevano il programma”.

Che cos’è la politica in ottica cristiana?

“E’ un atto di carità, anzi il più alto. Ecco perché i cattolici devono impegnarsi in politica ispirandosi alla Dottrina Sociale della Chiesa, al servizio del bene  comune”.

Passiamo ai candidati e loro credibilità, che fare?

“La credibilità la debbono giudicare gli elettori correttamente informati e chiamati a votare secondo una coscienza illuminata dalla fede. In questo senso è evidente che la Chiesa non deve fare scelte partitiche ma solo formare le coscienze”.

In Sicilia intanto, sotto l’egida di Totò Cuffaro, è rinata la Dc, che ne pensa?

“Dopo aver scontato la condanna, Cuffaro è libero di fare quello che vuole. Certo è imbarazzante, ma se la gente lo vota, come sta accadendo, esiste la libertà. Ricordo che in politica occorre però coerenza. A mio avviso la Dc di Cuffaro è una delle tante chiesuole dei cattolici denunciate da Sturzo. Cuffaro che almeno ha avuto il buongusto di non candidarsi ha intercettato una fetta di elettorato nostalgica della balena bianca che altrimenti si sarebbe astenuta. Ma non condivido la strumentalizzazione che fa Cuffaro di don Sturzo. Ha dichiarato che il successo del suo partito sarebbe un miracolo di don Sturzo, un errore”.

Intanto nella Dc di Cuffaro, come responsabile della sanità, è confluito il sempreverde ex senatore Domenico Scilipoti Isgrò….

“Senta, Scilipoti nella sua storia ha militato in tanti partiti e il trasformismo non è una condotta coerente col pensiero di don Sturzo, lasciamo perdere. Sturzo non voleva un partito dei cattolici, ma aperto ai laici e a tutti. In quanto a Scilipoti come dicevo, ha girato in modo discutibile tanti partiti e ha cambiato tante casacche. Insomma, non è il modello di Don Sturzo. Insomma, è un caso di trasformismo politico”.

In politica conta la legalità?

“Conta in ogni azione, a maggior ragione nella politica dove bisogna dare testimonianza sapendo dire di no a scelte di convenienza, e lottando contro ogni tipo di mafia. Ecco perché reputo certe scelte e valutazioni imbarazzanti alla pari del trasformismo che si presta a valutazioni non favorevoli”.

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