Arriva la Giornata della Memoria 2024, ma facciamo che sia per l’umanità tutta

Arriva la Giornata della Memoria 2024, ma facciamo che sia per l’umanità tutta

di Barbara Appiano

LA CRIOCONSERVAZIONE DELLA MEMORIA CHE NON SI SCIOGLIE AL SOLE MA RESTA AL BUIO PER TIMORE DI ESSERE ELIMINATA. QUESTO SUCCEDERÀ DOMANI CON LA “GIORNATA DELLA MEMORIA” DI TUTTE LE VITTIME DI TUTTI I TEMPI, DA QUANDO L’UMANITÀ HA MESSO PIEDE SULLA TERRA

Domani verrà celebrata la “Giornata della Memoria” cui ci affidiamo per mantenere in vita se non “in rianimazione” la memoria storica del genocidio perpetrato verso il popolo ebraico durante l’ultima guerra e che trova nella data del 27 gennaio 1945 la liberazione dei campi di prigionia da parte dell’armata rossa.

Associando il termine “vittime” a quello dei “carnefici” come se fosse un paradigma ad espansione illimitata, la memoria corre agli innumerevoli genocidi perpetrati dalla nostra umanità diventata spesso bestiale contro i suoi simili (e ci perdonino le anime belle del mondo animale se utilizziamo la negatività della parola bestia per illustrare la brutalità cui gli uomini sono avvezzi per affermare il loro dominio). Una memoria che lotta per non farsi dimenticare e per non essere azzerata come inutilità dalla classe che ci governa e che vuole eliminare lo studio della storia e della geografia inglobando come in un frullatore un nozionismo che celebra solo la contemporaneità dell’altro ieri o forse di ieri.

La storia ci dice invece che a molte altre popolazioni, dagli Armeni ai nativi d’America, dagli indios dell’America latina agli Uguri in Cina, dovremmo dare voce nella Giornata della Memoria… Non solo il genocidio del popolo ebraico insieme ad altre minoranze che il regime totalitario Hitleriano sosteneva essere dannoso per il Reich millenario durato 12 anni, ma anche queste comunità meritano di essere ricordate! I nazisti chiamavano “Lebens raum” lo “spazio vitale” che oggi potremmo definire globalizzazione, una specie di cesto nel quale sono mescolati vizi, virtù, diritti, doveri, bancocrazia, tecnocrazia e lobbies che esistono da quando esistiamo noi ma che si sono affermate e “tecnicizzate” nel tempo.

Vorremmo dunque che la Giornata della Memoria sia una giornata dove a sfilare siano le testimonianze di tutti i genocidi che tuttora si consumano spesso sotto il silenzio dei grandi media.

La memoria si concede volentieri senza maschere a coloro che vogliano omaggiarla attraverso la verità, perché solo la verità storica, quella che rischia di essere depennata dalle discipline scolastiche di oggi, può essere il guado necessario in questa palude dove siamo precipitati, in cui le ricorrenze dell’Avvento e dell’arrivo del Bambin Gesù sono stati messi in coda al vaccino…
Ricordiamo che il primo ad essere sacrificato è stato Lui, Gesù, e dopo ci furono guerre fratricide di religione, conflitti per l’egemonia politica, economica e finanziaria che stanno tuttora agendo come separatori di affetti, socialità e verità.

Il 27 gennaio 1945 ricordo il grande italiano Giorgio Perlasca (1910-1992), che in Ungheria si inventò di tutto, creando un intero quartiere a Budapest sotto l’egida di una zona diplomatica continuamente in evoluzione, per evitare la deportazione di ben 700.000 ebrei. Una moltitudine di innocenti che, come i nativi d’America, non avevano che la “colpa” di appartenere ad un popolo. Ma allo stesso modo ricordiamo la resistenza tedesca capeggiata dal tenente colonnello Claus von Stauffenberg (1907-1944), eroe e mutilato di guerra, che non seppe portare a termine il colpo di Stato del 20 luglio 1944. I partecipanti furono appesi a ganci da macellaio e filmati per la gioia del dittatore Adolf Hitler, il quale non ebbe pietà nemmeno per le famiglie dei resistenti facendo uccidere donne e bambini colpevoli solo di essere figli o figlie o mogli dei “resistenti”.

E non dimentichiamo il sacrificio della giovane Sophie Scholl (1921-1943) insieme al fratello fucilata a Monaco di Baviera a 22 anni per avere distribuito dopo la disfatta di Stalingrado i volantini ai suoi concittadini dicendo la verità su Hitler, sulla guerra e sui tanti morti di ogni fazione sacrificati per un folle disegno di supremazia. La giovane Sophie non rinnegò mai la sua idea di libertà che le avrebbe risparmiato la vita. Fu processata dal “Tribunale del Popolo” e, come lei, tante sono le vittime della nostra umanità bestiale.

Onoriamo gli italiani morti in Russia assiderati di cui non si seppe più nulla. Andati in guerra per sacrificarsi in nome di un conflitto i cui attori rimasero dietro le quinte e tuttora ancora ci sarebbe ancora molto da capire in merito… La verità storica reclama di dire chi furono gli attori internazionali che finanziarono le follie di Hitler, senza che il processo di Norimberga continui a colpevolizzare un intero popolo.

Ogni popolo, al contrario del Pensiero Unico che presenta come unica “casa comune” la globalizzazione, ha diritto al proprio suolo, alla propria cultura, alla conservazione delle tradizioni e alla propria lingua che è pensiero in movimento.

La Giornata della Memoria del 27 gennaio ritorna ogni anno a ricordarci la nostra storia, ma dobbiamo vedere che non sia una iniziativa estemporanea, una celebrazione momentanea che passate le 24 ore aspetta l’anno a venire per essere ri-celebrata. Vorremmo piuttosto che diventi un giorno continuamente attraverso la passione civile autentica di difendere i valori della fratellanza dei popoli.

Ricordare è un atto del nostro cervello dotato di una centralina “elettronica” formidabile. Basta soltanto allenarlo e ricorderà attraverso quella narrazione che lo scrittore tedesco Heinrich Böll (1917-1985) chiamava “Hoerspiel”, letteralmente “per sentito dire”, ovvero le gesta fattuali, le espropriazioni materiali e spirituali che seminando aridità dove fertilità vive, ci ricordano la “bestialità” della nostra natura.

Onore all’uomo, alla sua capacità di perdonare, alla sua capacità di migliorare il suo habitat naturale. Onore alla società civile che ci vede attori in prima persona del fare, per costruire in una parola sola “amore come forma di appartenenza”. Non banalità del male, dunque, bensì consapevolezza di poter tirare il freno a mano prima che sia troppo tardi…

 

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