La sovversione femminista è un’azione mirata alla distruzione dell’ordine naturale

La sovversione femminista è un’azione mirata alla distruzione dell’ordine naturale

di Matteo Castagna

TORNARE AL MEDIOEVO PER VALORIZZARE LA DONNA

Per molto tempo si è creduto, e oggi è divenuto lo spauracchio dei globalisti e dell’ dell’ideologia wok, che, in fondo è un’ulteriore deformazione dell’ideologia liberale, che le donne fossero emarginate, inascoltate e, soprattutto, non potessero far politica, perché quei cattivoni oscurantisti del Medioevo le relegavano al ruolo di amanti e di serve.

Gli studi della medievalista francese Régine Pernoud (1909-1998) hanno, al contrario, dimostrato che, all’epoca, le donne affermarono la loro autonomia e stabilirono il loro potere in diversi ambiti della vita del tempo, raggiungendo posizioni di assoluto prestigio nella medicina, nella religione, nella cultura e, proprio nella politica. Anzi, si può dire che, proprio perché tra il 400 e il 1400, la “Civitas” era “Christiana”, quelle donne che se ne occuparono, lo fecero dimostrando che la politica è anche un’importante questione religiosa, fondata su solide radici cristiane, fatta di ruoli, gerarchie, valorizzazione dei talenti.

Le parole di Cristo, predicate dagli apostoli, comportano la fondamentale complementarietà tra l’uomo e la donna. Peraltro, tra il tempo degli Apostoli e quello dei Padri della Chiesa, i trecento anni di radicamento, di vita cristiana sotterranea, nelle “catacombe”, nella Chiesa si parla di donne e si celebrano donne. Soltanto alla fine del IV secolo scompare la legge civile, che toglie al padre di famiglia il diritto di vita o di morte sui suoi figli. Con il Vangelo e la Bibbia, a poco a poco, prende corpo il rispetto della persona, che per i cristiani si estende a ogni vita, e per quei tempi, anche al bambino nato o nascituro.

Regine e signore feudali hanno esercitato un potere unico ed effettivo, che perderanno in seguito, soprattutto in Francia. Il ‘700 europeo annovera una Caterina di Russia, una Maria Teresa d’Austria, oppure le regine di Francia alla corte di Luigi XV come di Luigi XIV. Ebbero un grande potere. “Nelle alcove o dietro le quinte – scrive la Pernoud – forse”. Ma che potere! Caterina de’ Medici esercitò un ruolo politico poco incoraggiante, ma chi, nel 1715, in attesa della maggiore età del Delfino, avrebbe ammesso una reggente al posto di un reggente? Eppure, nel XIII secolo, il regno di una donna sarebbe parso del tutto naturale.

LE DONNE CHE HANNO GUIDATO E AMMINISTRATO GRANDI POSSEDIMENTI

Furono tantissime, inoltre, le donne che in epoca medievale hanno guidato e amministrato grandi possedimenti. John Glissen testimonia che “quasi tutti i principati belgi sono stati governati da donne: citiamo le contesse Giovanna (1205-1244) e Margherita di Costantinopoli (1244-1280) in Fiandra e Hainaut, la duchessa Giovanna di Brabante (1355-1406), Margherita di Baviera nello Hainaut (1345-1356), Maria di Borgogna per l’insieme dei principati (1477-1482).

L’osservazione più importante di Régine Pernoud è questa: “nel loro comportamento, anche quando agiscono sul terreno politico o militare, restano fondamentalmente donne. Non rinunciano ad essere amate ed ammirate, anzi, nel vivo della loro azione, apportano un certo tipo di attenzione alle persone o addirittura delle soluzioni tipicamente femminili, che sarebbero sfuggite al signore o al capitano”. Facciamo degli esempi.

Bianca di Castiglia, nel 1229, arrivò all’assedio del castello di Belleme, e resasi conto che i suoi guerrieri erano paralizzati dal freddo, fece tagliare legna nei boschi e riscaldò le truppe, così da consentire loro di riprendere l’ardore per concludere l’assedio che durava da settimane. In Giovanna d’Arco si trovano lo slancio combattivo ma anche la tenerezza di donna, per esempio quando si chinò su un inglese ferito e, con fare quasi materno, gli raccomandò di riposarsi, mangiare e bere.

Dopo di che, il 7 maggio 1429, i suoi compagni espugnarono la bastiglia delle Tourelles, obiettivo dei loro assalti. Altro splendido esempio di originalità femminile che sa abbinare tenacia e prudenza in politica è rappresentato da Eleonora d’Aquitania (1122-1204) che, nel Basso Medioevo, in quanto erede della casata dei Poitiers, governanti nella Francia sud-occidentale, era una delle donne più ricche e potenti dell’Europa occidentale.

UNA GRANDE MISTICA: SANTA ILDEGARDA DI BINGEN

Infine, lo sguardo della Pernoud si sofferma su una grande mistica, Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), che fu anche brillante consigliere politica. Monaca aristocratica, Ildegarda più volte definì se stessa come «una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio». Fedele peraltro al significato del suo nome, “protettrice delle battaglie”, fece della sua religiosità un’arma per una battaglia da condurre per tutta la vita: scuotere gli animi e le coscienze del suo tempo.

Non ebbe timore di uscire dal monastero per conferire con vescovi e abati, nobili e principi. In contatto epistolare con il monaco cistercense San Bernardo di Chiaravalle, sfidò con parole durissime l’imperatore Federico Barbarossa, fino ad allora suo protettore, quando questi oppose due antipapi ad Alessandro III, vincendo la battaglia. Quanto all’istruzione ed educazione delle donne del Medioevo, la Pernoud sfata tutti i pregiudizi e le falsificazioni storiche di stampo illuministico e anticlericale dell’epoca buia. Pernoud afferma, anche, che «nel Medioevo le donne leggevano più degli uomini».

La sovversione femminista è un’azione mirata alla distruzione dell’ordine naturale, in nome di fantomatiche necessità, diritti scambiati per sregolati desideri, grottesche imitazioni del maschio, che distruggono ogni bellezza della femminilità, in un contesto di imposta confusione dell’identità sessuale. Lo scrittore francese Théophane Leroux ha colto l’essenziale: “il matrimonio uomo-donna non è un dogma cattolico (magari figlio del patriarcato, n.d.a.): è una realtà antropologica universale”. Non può esserci una libertà per il disordine morale né il diritto positivo deve permettersi di andare a normarlo perché le conseguenze dell’abbattimento della famiglia sono drammatiche: “desacralizzazione della vita, disgregazione, problematiche affettive, disordini psicologici ecc.”

Dobbiamo assolutamente evitare che accada ciò che voleva Aleksandra Michajlovna Kollontaj (1872-1952), femminista e marxista, prima donna a far parte del Soviet di Pietrogrado, nonché Commissaria del Popolo per l’Assistenza Sociale, che legalizzò aborto e divorzio per affrancare la donna dalla scelta tra matrimonio e prostituzione: grazie al femminismo “il focolare domestico si spegne presso tutte le classi e tutti gli strati della popolazione” (E.M. Jones, Libido dominandi, op. cit.,p.159 – tratto da “Radiografia del Femminismo, Storia, idee e protagoniste della sovversione progressista”, di Vania Russo, Ed. Passaggio al Bosco, 2021).

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