Alziamo il velo sul Sudafrica, dalla deriva etica al “razzismo nero”

di Pietro Licciardi


FINITA L’APARTHEID NESSUNO PARLA PIU’ DEL PAESE IN CUI AL RAZZISMO DEI BIANCHI E’ SUBENTRATO IL RAZZISMO DEI NERI

Il 17 marzo 1992 il Sudafrica votò a favore dell’abolizione dell’apartheid con il 68,7% dei voti. Il referendum aprì la strada alla vittoria elettorale dell’African National Congress (Anc) di Nelson Mandela che nel 1994 diventò il primo presidente nero di quel paese, bestia nera di tutte le sinistre e dei benpensanti occidentali a causa del regime di stretta separazione tra la popolazione bianca e quella nera e per questo sottoposto per lunghi anni a sanzioni economiche e un rigido isolamento in quanto ben pochi altri paesi erano disposti ad avere relazioni con l’imbarazzante governo razzista e segregazionista.

Ovviamente dopo quella grande vittoria i riflettori sul Sudafrica si sono spenti e le manifestazioni di solidarietà con i discendenti delle tribù Zulu sono scemate. Ben pochi da allora si sono interessati del Sudafrica e della sorte sia dei “poveri neri” che degli afrikaner, i discendenti dei primi coloni olandesi, ugonotti francesi e tedeschi di religione calvinista, e inglesi, ovvero di coloro che trasformarono la parte meridionale dell’Africa– Sudafrica e Namibia – nell’unico lembo di continente relativamente ricco e sviluppato. Almeno fino agli anni Novanta del secolo scorso.

Un disinteresse giustificato dal fatto che alzare il velo sull’attuale Sudafrica sarebbe politicamente scorrettissimo e molto imbarazzante. A cominciare dalla figura icona della sinistra di Nelson Mandela, enfatizzato come personaggio senza macchia e peccato, uomo di stato saggio e lungimirante. Che però a parte il suo ambiguo rapporto col partito comunista e il terrorismo ha dimostrato di essere un politico spregiudicato e tollerante nei confronti del gioco dei clan che si sono da subito impossessati del nuovo Sudafrica.

Il movimento di Mandela, l’African National Congress, che ha oltre il 60% dei consensi, è un partito-stato, pieno di notabili corrotti e legati all’etnia xhosa spesso prepotente nei confronti degli altri gruppi razziali replicando, dopo aver assunto il potere, tutte le più nefaste caratteristiche della maggior parte dei governi africani: inefficienti, corrotti e razzisti nei confronti di ogni altra etnia presente nei rispettivi Paesi. E infatti il Sudafrica governato dai neri è precipitato in breve tempo in una profonda crisi economica e sociale.

Ad oggi il tasso di disoccupazione è estremamente elevato, raggiungendo il 26,7% e il 46% della popolazione riceve sussidi dallo stato mettendo a dura prova il welfare, alimentato dal debito pubblico. Questo nonostante il Paese sia ricco di risorse, come oro, uranio e platino. A dispetto di ciò vi sono altissime disparità di reddito tra i cittadini e questo è solo uno dei motivi per cui il Sudafrica è diventato uno dei Paesi più pericolosi al mondo, con altissimi tassi di criminalità e violenza. Bande armate spesso composte da giovani arrabbiati dei villaggi colpiscono quelle che un tempo erano ricche e sicure città mentre le frequenti rivolte operaie sono represse nel sangue come ai tempi dell’ apartheid. I diritti dei lavoratori infatti, nonostante le simpatie dell’Anc per il comunismo, sono alquanto esigui.

Sul piano sociale l’Aids è diventato una piaga, soprattutto da quando il presidente Mbeki erede “tollerato” da Mandela alla fine degli anni novanta si è rifiutato di autorizzare l’uso di farmaci retrovirali nella lotta contro l’Hiv, accusando le case farmaceutiche occidentali di essersi inventate il virus. La sua scelta di favore di decotti tradizionali e l’uso massiccio di preservativi, in controtendenza con tutto il mondo avanzato, fece arrivare la soglia della popolazione colpita da Aids ad un tragico 20%.

E tuttavia i clan al potere, pur guardando con interesse i modelli di stato autoritario e antioccidentale si mostrano estremamente aperti alle ingerenze Onu, le quali spingono verso una società dominata dal primato dell’egoismo economico e su un edonismo sociale contrario alla famiglia naturale. Il Sud Africa è l’unico stato africano ad avere riconosciuto le nozze gay e il diritto di adozione delle coppie omosessuali, oltre ad avere una legislazione abortista molto permissiva. E anche questo spiega perché la sinistra ignora volentieri il Sudafrica, dove al razzismo bianco è subentrato il razzismo nero.

Si, avete letto bene: razzismo nero. Dopo il cambio di governo si è aperta la caccia al bianco, specialmente nelle aree rurali con ormai migliaia di persone uccise, comprese donne e bambini e anche per questo motivo  sono più di un milione i sudafricani bianchi emigrati dal 1995 al 2005 a causa della dilagante criminalità e delle discriminazioni subite. A fuggire è la parte più attiva ed economicamente produttiva della popolazione e questo avrà un sicuro impatto sul futuro del Paese, una volta meta dell’immigrazione nera, che nonostante l’apartheid trovava in Sudafrica migliori condizioni di vita e sicurezza di quelle dei loro paesi di origine.  Una volta.

 

Foto di unserekleinemaus da Pixabay

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