Mary Poppins vittima dell’ideologia woke

di Angelica La Rosa

“LINGUAGGIO DISCRIMINATORIO”. L’ASSURDA ACCUSA AD UNA PELLICOLA RIMASTA NELLA STORIA DEL CINEMA

Mary Poppins è un personaggio immaginario e l’omonimo protagonista dei libri di Mary Poppins di P. L. Travers e di tutti i loro adattamenti.

Una magica tata inglese, vola giù dal cielo soffiata dal vento dell’est, arriva alla casa dei Banks al numero 17 del viale dei Ciliegi, a Londra, dove viene assunta come bambinaia dei fratelli Jane, Michael, John e Barbara Banks e insegna loro lezioni preziose con una gentilezza sregolata. Durante il periodo trascorso con i suoi protetti, ella darà la prova della sua magia, dall’entrare in un quadro dipinto sull’asfalto, al parlare con gli animali e così via. Finito il suo compito, la magica tata torna da dove è venuta, tra le nuvole, senza salutare per non dispiacersi ulteriormente.

Julie Andrews, che ha interpretato il personaggio nell’adattamento cinematografico del 1964, ha vinto l’Oscar alla migliore attrice. La rivista cinematografica britannica Empire includeva Mary Poppins (come interpretata dalla Andrews) nella lista dei 100 migliori personaggi del film del 2011. Acclamata per la sua interpretazione di Mary Poppins nel sequel del 2018, Emily Blunt ha ricevuto una nomination ai Golden Globe come miglior attrice protagonista in un film – Musical o Commedia.

In queste ore, invece, dalla Gran Bretagna arriva un nuovo esempio dell’ideologia woke imperante. Il film con Julie Andrews ha visto la sua classificazione in base all’età alzata dalla censura cinematografica britannica perché presenterebbe un “linguaggio discriminatorio”.

Il film del 1964, che ha vinto cinque Oscar nel 1965, è stato riclassificato da U, che sta per universale, a PG, che sta per accompagnati dai genitori. Secondo il BBFC, cioè il British Board of Film Classification, nella pellicola ci sarebbe un termine dispregiativo, originariamente usato dagli europei bianchi riguardo alle popolazioni nomadi dell’Africa meridionale. Il termine è usato per riferirsi agli spazzacamini con la faccia piena di fuliggine. In particolare nel film l’ammiraglio Boom, un veterano della marina che pensa di essere ancora al comando di una nave, usa la parola “Ottentotti” due volte e questo per la BBFC sarebbe un “linguaggio discriminatorio”. L’Oxford English Dictionary, anch’esso sottoposto da anni alla “revisione” politicamente corretta, afferma che il termine, che si riferiva ai pastori nomadi sudafricani Khoikhoi e San, è “generalmente considerato sia arcaico che offensivo”.

La mannaia del politicamente corretto, o per meglio dire dell’ideologia woke (l’ultimo risonante caso in termini di censura è stato, nel 2020, Via col Vento, eliminato, e poi reinserito con modifica, sulla piattaforma HBO Max), quindi non conosce limiti. La BBFC giustifica il tutto dicendo che “dalla nostra ricerca sul razzismo e la discriminazione, e dalla recente ricerca sulle linee guida per la classificazione, ci rendiamo conto che una delle preoccupazioni principali, in particolare per i genitori, è la possibilità di esporre i bambini a un linguaggio o a un comportamento discriminatorio che potrebbero trovare angosciante o ripetere senza rendersi conto della potenziale offesa”. L’organizzazione afferma che una classificazione PG “non dovrebbe turbare un bambino di età pari o superiore a otto anni” e che “i bambini non accompagnati di qualsiasi età possono guardare, ma si consiglia ai genitori di considerare se il contenuto possa turbare i bambini più piccoli o più sensibili“.

Ai membri della BBFC consigliamo di leggere quando scrive la Treccani a proposito del termine Ottentotti. Ne riportiamo qualche riga.

I coloni olandesi che nel sec. XVII si insediarono per primi intorno al Capo di Buona Speranza diedero questo nomignolo, che pare significasse “balbettante” (cfr. ted. Stottern), alle tribù incontrate sul luogo, a causa dei suoni avulsivi (clicks) usati nel loro linguaggio. Il nome generico o collettivo che esse si dànno è invece Khoin, che significa “uomini”: col raddoppiamento Khoi-khoin (“la gente”) è anche adoperato dagli etnologi per designare l’intero gruppo. Le forti affinità somatiche e linguistiche con i Boscimani o San hanno condotto più recentemente a usare anche il nome Khoi-san per l’intero gruppo etnico austro-africano. Al tempo dei primi contatti con gli Europei il territorio principale degli Ottentotti era costituito da quella che doveva divenire la Colonia del Capo, fra l’Orange, il corso inferiore del Vaal e il Great Kei, e dal Gran Nama, l’altipiano che, oltre l’Orange, si stende nell’Africa del Sud-Ovest fra la pianura litoranea e il bacino del Kalahari: una vasta regione di pascoli e di steppe, a clima mite o temperato dall’altitudine, nella quale gli Ottentotti conducevano la vita caratteristica dei pastori, mentre ai Boscimani cacciatori era lasciato il dominio dei più aridi distretti della costa (Namib) e dell’interno (Roggeveld, Kalahari, ecc.). È noto tuttavia che residui Boscimano – Ottentotti si incontrano su un raggio molto più vasto entro il paese dei Negri, e non vi è alcun dubbio che in tempi non molto remoti molta parte dell’attuale regione dei Cafri apparteneva loro. L’espansione bantu verso l’occidente è del resto continuata anche nell’epoca coloniale e ha tolto alle tribù khoisanidi notevoli tratti di territorio. Ma agli Ottentotti è stata specialmente fatale la penetrazione europea.

Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments