Un’originale antologia del pensiero sociale della Chiesa

Un’originale antologia del pensiero sociale della Chiesa

di Paolo Gulisano

LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA DA LEONE XIII A PIO XII (A CURA DI PAOLO GULISANO, OAKS EDITRICE MILANO 2024)

Questa antologia del pensiero sociale della Chiesa prende in considerazione il Magistero di tre pontefici: Leone XIII, che per primo nel 1891 affrontò la questione sociale, Pio XI e Pio XII che si trovarono a guidare la Chiesa in tempi difficilissimi, fronteggiando le ideologie autoritarie e totalitarie del ‘900. 

L’ultimo documento in ordine cronologico che viene presentato in questo volume è degli Anni ’50. Dopodichè sarebbero venuti gli anni del boom economico, del benessere diffuso, dell’industrializzazione, della vittoria del Capitalismo in Occidente, mentre lo Statalismo Comunista teneva sotto il suo giogo miliardi di persone nella parte orientale del mondo, compresa una importante fetta di Europa. 

La Dottrina Sociale della Chiesa ebbe uno sviluppo particolare, nel corso degli Anni ’60. Si era verificato un evento di portata epocale per la vita della Chiesa: il Concilio Vaticano II. Per la prima volta nella storia la Chiesa si era trovata divisa tra due opposti schieramenti: tra chi si poneva in continuità con la Dottrina e la Liturgia di sempre, e un agguerrito gruppo di novatores, eredi del Modernismo che era stato combattuto con tutte le forze da Pio X e il suo braccio destro, il cardinale Merry del Val arrivò a condizionare pesantemente il pensiero della Chiesa, dalle facoltà teologiche fino a importanti sedi episcopali. Pio X sembrava essere riuscito a sconfiggere questa pericolosa eresia, ma non erano stati sufficienti gli strumenti disciplinari: il Modernismo era sopravvissuto, e si era replicato come le cellule tumorali metastatiche. Dopo la Seconda Guerra Mondiale aveva definitivamente rialzato la testa, aveva preso il nome di “Progressismo”, e al Concilio aveva realizzato un vero e proprio colpo di stato, sostituendo con dei propri documenti, elaborati dai propri teologi di punta, gli schemi preparatori realizzati dagli organismi della Curia Romana, guidati dal Prefetto del Sant’Uffizio, il Cardinale Ottaviani. 

La Dottrina Sociale, con i papi conciliari Giovanni XXIII e Paolo VI si modificò sostanzialmente, introducendo elementi di internazionalismo, pacifismo, terzomondismo. Un tentativo di riportare in auge la Dottrina Sociale più tradizionale avvenne con il pontificato di Giovanni Paolo II, che mise in guardia dai gravi rischi dell’economicismo in cui tutto viene ridotto alla mera sfera economica, tralasciando tutti gli altri valori e, in particolare, quelli spirituali.

Per questi motivi la presente antologia si ferma al Magistero pre Conciliare, ma anche per un’ altra fondamentale ragione: le analisi dei problemi sociali svolte dai tre Pontefici presi in considerazione, sono tuttora insuperate. Inoltre, gli scenari politici ed economici presenti assomigliano drammaticamente alla situazione descritta da Pio XI nella sua Quadragesimo Anno de 1931, dove si parlava di imperialismo finanziario, dove si affermava che è un grave errore la separazione tra etica ed economia. Veniva introdotto il principio di sussidiarietà per cui l’ente superiore non deve fare mai quello che l’ente inferiore è in grado di fare benissimo da solo. Soprattutto veniva condannata la concentrazione della ricchezza in poche mani: “Ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano a pochi, e questi  sovente neppure proprietari, ma solo depositari  e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro piacimento”. 

La presente antologia non può che aprirsi che con la Rerum novarum del 1891 di Leone XIII, in cui il papa  affronta il grave problema della questione operaia nel tempo delle prime rivoluzioni industriali. Leone XIII rifiutò il conflitto tra capitale e lavoro e invocò la via della solidarietà. I valori della sussidiarietà consentono uno sviluppo che parte dal basso, grazie allo spirito della cooperazione nei vari campi, come quello dell’accesso al credito dei soggetti più deboli. 

La Dottrina Sociale cristiana nella prima metà del ‘900 emerse in tutta la sua drammatica urgenza, soprattutto in relazione agli sviluppi dell’economia e della politica.  

Come ebbe a scrivere in quegli anni il grande Thomas Eliot nella sua opera L’idea di una società cristiana, “E’ ora di abbandonare l’opinione che il cristiano debba considerarsi soddisfatto solo perché gode della libertà di culto e non è soggetto ad alcuna discriminazione a causa della sua fede. Per quanto settario io possa sembrare, dirò che non vi è null’altro che possa soddisfare il cristiano se non una organizzazione cristiana della società”.

Sempre in Inghilterra, uno straordinario intellettuale anglofrancese, Hilaire Belloc, fervente cattolico, scrisse nel 1912 un libro che rappresentava una denuncia lucida, documentata e profetica dell’evoluzione delle società occidentali della modernità, un libro che si potrebbe definire di filosofia politica, ma che in realtà abbraccia anche la storia, l’economia e la teologia con un linguaggio scientificamente inoppugnabile ma allo stesso tempo chiaro e ampiamente accessibile. Questo libro, Lo Stato servile, a distanza di oltre un secolo ha conservato, se non aumentato, tutto il suo eccezionale valore.

Lo Stato servile è “quell’ordinamento sociale per il quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e altri individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio.“

Una definizione drammaticamente precisa, guardando alla vita quotidiana di gran parte dei paesi del mondo. 

Il concetto fondamentale espresso dalla Dottrina Sociale di inizio ‘900 è che non esiste una società solida, libera ed equilibrata senza una proprietà diffusa, protetta, responsabile, dei mezzi di produzione.

Lo ebbe a sintetizzare Pio XII, nel suo Radiomessaggio per il Natale 1942, che rappresentò un sintetico manifesto della ricostruzione di una società umana e cristiana: “Oggi più che mai scocca l’ora di riparare; di scuotere la coscienza del mondo dal grave torpore, in cui i tossici di false idee, largamente diffuse, l’hanno fatto cadere; tanto più che, in quest’ora di sfacelo materiale e morale, la conoscenza della fragilità e della inconsistenza di ogni ordinamento puramente umano è sul disingannare anche coloro che, in giorni apparentemente felici, non sentivano in sé e nella società la mancanza di contatto con l’eterno, e non la consideravano come un difetto essenziale delle loro costruzioni. (…) Non lamento, ma azione è il precetto dell’ora”. 

Sono parole vere, appassionate e lucide, valide più che mai nel nostro tempo, da leggere, meditare e fare proprie.  

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