Il Papa: “gli abortisti sono killer prezzolati, l’utero in affitto è inumano”

a cura di Angelica La Rosa

LE ANTICIPAZIONI DELL’AUTOBIOGRAFIA DI PAPA FRANCESCO: “IN VATICANO C’ERA CHI ASPETTAVA LE MIE DIMISSIONI. HANNO USATO BENEDETTO XVI SENZA SCRUPOLI”

Uscirà nelle librerie il 19 marzo prossimo, festa liturgica di San Giuseppe, “Life. La mia storia nella Storia” (HarperCollins), il libro-intervista di Papa Francesco, realizzato dal Pontefice assieme al giornalista Fabrizio Marchese Ragona e anticipato ieri dal Corriere della Sera in occasione dell’undicesimo anniversario del pontificato di Jorge Mario Bergoglio.

Nel libro Francesco ripercorre la sua vita e i grandi eventi storici, dall’emigrazione dei nonni dall’Italia al rapporto col predecessore Benedetto XVI, dal tema delle ipotetiche dimissioni alle divisioni in Vaticano alla politica, fino ai temi più sensibili per la dottrina cattolica, dall’aborto all’utero in affitto.

A proposito di questi ultimi due temi il Papa ha spiegato che i cattolici devono «difendere sempre la vita umana, dal concepimento fino alla morte; non mi stancherò mai di dire che l’aborto è un omicidio, un atto criminale, non ci sono altre parole: significa scartare, eliminare una vita umana che non ha colpe. È una sconfitta per chi lo pratica e per chi si rende complice: dei killer prezzolati, dei sicari! Mai più aborti, per favore! È fondamentale difendere e promuovere sempre l’obiezione di coscienza». In merito alla pratica dell’utero in affitto, il Pontefice ha aggiunto che si tratta di una pratica «inumana e sempre più diffusa che minaccia la dignità dell’uomo e della donna, con i bambini trattati come merce».

Dopo aver ricordato sua Nonna Rosa, la nonna paterna, che è stata una figura fondamentale per la sua formazione, Papa Bergoglio ha ricordato un episodio accaduto durante il periodo di formazione in seminario. «Durante quell’anno in seminario ebbi anche una piccola sbandata: è normale, altrimenti non saremmo esseri umani. Avevo già avuto una fidanzata in passato, una ragazza molto dolce che lavorava nel mondo del cinema e che in seguito si è sposata e ha avuto dei figli. Questa volta invece mi trovavo al matrimonio di uno dei miei zii e rimasi abbagliato da una ragazza. Mi fece davvero girare la testa per quanto era bella e intelligente. Per una settimana ebbi la sua immagine sempre nella mente e mi fu difficile riuscire a pregare! Poi per fortuna passò, e dedicai anima e corpo alla mia vocazione».

Nel libro il Papa parla di Maradona, Messi e della passione per il calcio, ma spiega perché non guarda in tv le partite dell’Argentina. «Era il 15 luglio 1990. Mentre con i confratelli stavamo guardando la televisione nella sala di ricreazione, vennero trasmesse delle scene poco delicate, per usare un eufemismo, qualcosa che non faceva di certo bene al cuore. Niente di osé, per carità, ma una volta tornato in stanza dissi tra me e me: “Un prete non può guardare queste cose”. E così l’indomani, alla messa per la festa della Madonna del Carmelo, feci il voto di non guardare più la tv!».

Papa Francesco ha riflettuto anche sull’uso dell’energia atomica per fini di guerra spiegando che si tratta di un crimine contro l’uomo, «contro la sua dignità e contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. È qualcosa di immorale! Come possiamo ergerci a paladini della pace e della giustizia se poi nel frattempo costruiamo nuove armi da guerra?». E poi Bergoglio rivela, rifilando una stoccata alla Curia: «Una volta adulto, da gesuita, avrei voluto fare il missionario in Giappone, ma non mi fu dato il permesso di andarci a causa della mia salute, all’epoca un po’ precaria. Chissà! Se mi avessero mandato in quella terra di missione, la mia vita avrebbe imboccato una strada diversa; e magari qualcuno in Vaticano sarebbe stato meglio di adesso».

Parlando di Papa Benedetto Bergoglio ha spiegato che la sua figura di Papa emerito «è stata strumentalizzata con scopi ideologici e politici da gente senza scrupoli che, non avendo accettato la sua rinuncia, ha pensato al proprio tornaconto e al proprio orticello da coltivare, sottovalutando la drammatica possibilità di una frattura dentro la Chiesa». Per evitare questa deriva, Francesco va subito a trovare Benedetto a Castel Gandolfo. «Decidemmo insieme che sarebbe stato meglio che non vivesse nel nascondimento, come aveva inizialmente ipotizzato, ma che vedesse gente e partecipasse alla vita della Chiesa. Purtroppo servì a poco, perché le polemiche in dieci anni non son mancate e hanno fatto male a entrambi».

Il Papa nel libro si esprime più volte in difesa della pace, del lavoro, contro i mercanti di arme e gli eccessi della finanza. Lancia poi un appello a tutela del creato. In merito alle persone omosessuali o transessuali che cercano il Signore il Papa ha confermato «le benedizioni alle coppie irregolari: voglio soltanto dire che Dio ama tutti, soprattutto i peccatori. E se dei fratelli vescovi decidono di non seguire questa strada, non significa che questa sia l’anticamera di uno scisma, perché la dottrina della Chiesa non viene messa in discussione». Secondo il Pontefice «Gesù andava spesso incontro alle persone che vivevano ai margini, ed è quello che la Chiesa dovrebbe fare oggi con le persone della comunità LGBTQ+, che all’interno della Chiesa sono spesso marginalizzate: farle sentire a casa, soprattutto quelle che hanno ricevuto il battesimo e sono a tutti gli effetti parte del popolo di Dio. E chi non ha ricevuto il battesimo e desidera riceverlo, o chi desidera fare da padrino o madrina, per favore, che sia accolto».

Il Papa ha spiegato che è rimasto particolarmente ferito da chi ha scritto che «Francesco sta distruggendo il papato». «Cosa posso dire? Che la mia vocazione è quella sacerdotale: prima di tutto sono un prete, sono un pastore, e i pastori devono stare in mezzo alle persone… È vero che quella del Vaticano è l’ultima monarchia assoluta d’Europa, e che spesso qui dentro si fanno ragionamenti e manovre di corte, ma questi schemi vanno definitivamente abbandonati». Bergoglio ha spiegato che nel Conclave del 2013 «c’era una gran voglia di cambiare le cose, di abbandonare certi atteggiamenti che purtroppo ancora oggi fanno fatica a sparire. C’è sempre chi cerca di frenare la riforma, chi vorrebbe rimanere fermo ai tempi del Papa-re». Parlando del ministero petrino ha spiegato che è «ad vitam e dunque non vedo condizioni per una rinuncia. Le cose cambierebbero se subentrasse un grave impedimento fisico, e in quel caso ho già firmato all’inizio del pontificato la lettera con la rinuncia che è depositata in Segreteria di Stato. Se questo dovesse succedere, non mi farei chiamare Papa emerito, ma semplicemente vescovo emerito di Roma, e mi trasferirei a Santa Maria Maggiore per tornare a fare il confessore e portare la comunione agli ammalati. Ma questa è un’ipotesi lontana, perché davvero non ho motivi talmente seri da farmi pensare a una rinuncia. Qualcuno negli anni forse ha sperato che prima o poi, magari dopo un ricovero, facessi un annuncio del genere, ma non c’è questo rischio: grazie al Signore, godo di buona salute e, a Dio piacendo, ci sono molti progetti ancora da realizzare».

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