Solo nel Cristianesimo la donna è protagonista

di Francesco Bellanti

GESÙ AMAVA LE DONNE

Da laico appassionato di storia delle religioni, e comunque non condizionato dalla mia fede attolica, in quanto ho sempre svolto una professione, quella di professore di letteratura italiana e latina e di storia, che imponeva continui confronti con le letterature straniere e le religioni diverse da quella cattolica, non mi è stato difficile riconoscere che il ruolo della donna ha trovato la sua massima esaltazione nel Cristianesimo, una esaltazione che va al di là della dimensione materna e familiare, perché la donna ha un ruolo, non solo in tanti ordini religiosi cattolici e ortodossi, ma addirittura anche, in alcune chiese protestanti, nell’ordinazione sacerdotale.

Ma vediamo come stanno le cose, intanto, nelle altre religioni. Si può notare subito che tra Oriente e Occidente c’è un abisso. Le religioni dove è più marcata la superiorità dell’uomo rispetto alla donna sono l’Islam e l’Induismo. Fra i musulmani, mentre la donna ha gli stessi doveri dell’uomo, ciò che non comporta alcuna discriminazione nella vita eterna dopo la morte, sulla terra, nella vita di tutti i giorni, la donna non ha gli stessi diritti dell’uomo, spesso il suo ruolo è subalterno all’uomo e ha solo il diritto di essere mantenuta dall’uomo.

In molti Paesi, soprattutto in quelli più tradizionalisti, come l’Iran e l’Afghanistan, la donna è sottoposta all’autorità del padre e poi del marito, non può studiare né vestire all’occidentale, non ha i più elementari e fondamentali diritti civili e umani, come la libertà di spostamento, di espressione e di parola, non può studiare né ricoprire incarichi o posizioni di responsabilità, sia in campo civile che religioso. La donna, insomma, non può decidere il proprio destino, né quello dei propri figli, ed è obbligata, come possiamo notare nella sua vita in Occidente, a coprire il proprio corpo e spesso anche il volto.

Mentre nell’Islam, quanto stiamo dicendo è codificato, scritto nelle leggi sacre del Corano, nell’Induismo la donna ha progressivamente perso molti diritti nel corso dei secoli, perché le antiche scritture vediche affermano chiaramente che le donne e gli uomini avevano gli stessi diritti.

Nell’Induismo vi è una situazione simile a quella della società musulmana, con l’obbedienza della donna al padre, al marito, con il matrimonio deciso dai genitori, con l’obbligo di avere una dote per la donna, con conseguente aumento di divorzi, e maltrattamenti e violenze che impediscono alle donne di inserirsi nella società indù. Per non parlare delle vedove che si risposano e che sono emarginate dalla società.

Ovviamente, stiamo parlando di un continente, perché tale è l’India, e pertanto possono esserci differenze anche notevoli tra Stato e Stato. Anche nel Confucianesimo e nel Taoismo, religioni molto diffuse in Cina, la donna in genere è sottomessa all’uomo, relegata a un ruolo subalterno, come custode della casa e della famiglia, però occorre dire che la società cinese, in forte movimento verso l’industrializzazione, sta proiettando la donna verso una maggiore partecipazione ai problemi sociali e politici, spingendola a partecipare ad associazioni per la tutela dei loro diritti verso la conquista degli stessi diritti dell’uomo.

Nei Paesi orientali, dove è prevalente la religione buddista (Thailandia, Birmania, etc.), sono le leggi, le consuetudini, i riti locali a influenzare di più il ruolo che la donna ha nella società.

La religione buddista non interviene negli aspetti più importanti della quotidianità, come il matrimonio e la nascita dei figli, e nemmeno nei fatti fondamentali dell’esistenza. D’altra parte, il Buddismo è una religione che predica il pacifismo e la solidarietà fra i popoli, la compassione, il rispetto della natura e degli animali, e pertanto predica la concordia e uguali diritti fra uomini e donne, soprattutto nella vita matrimoniale, anche se quello che stiamo dicendo è una evoluzione del credo buddista, perché è noto che Buddha, come del resto tutti i grandi filosofi dell’antichità, era un po’ misogino, perché considerava la donna fonte di tentazione incompatibile con la vita ascetica.

Ecco perché solo successivamente fu concessa la condizione monastica anche alle donne. Anche se oggi, sia nel Cristianesimo che nell’Ebraismo (qui la donna ha un ruolo primario in quanto è considerata la colonna portante della famiglia e si deve comportare da madre esemplare, perché deve tramandare le tradizioni e i riti ebraici ai figli), la donna vive una condizione di pari dignità e responsabilità rispetto all’uomo, e la donna, specialmente nei Paesi occidentali, è protagonista attiva della vita sociale, supportata anche dalle istituzioni ecclesiastiche occidentali, pur permanendo la dimensione familiare e materna, è  un misoginismo, quello del buddismo antico, che troviamo anche nell’Antico Testamento e nel Medioevo cristiano, nei filosofi cristiani del Medioevo e nei Patriarchi, nei primi predicatori cristiani – da San Tommaso d’Aquino a Sant’Agostino, a Tertulliano, a San Paolo, a San Girolamo – e tutto tratteggia una società patriarcale e maschilista, in linea con il loro tempo. 

Nell’Antico Testamento vi erano addirittura condizioni di poligamia (vedi Giacobbe). Questi brevi cenni sulla condizione femminile nel passato ci fanno capire che tutte le società del passato, ma anche quelle moderne, sono realizzate secondo modelli maschili: la donna è stata per secoli ritenuta una presenza insignificante ed esclusa dalla vita pubblica, culturale e politica. È stata relegata all’ambito domestico e familiare, esclusivamente nei ruoli di sposa e madre, e le osservazioni fin qui fatte evidenziano questa realtà anche nell’Antico Testamento. Nonostante l’obiettivo di giustizia e di difesa degli oppressi che, dietro il volere di Dio, il popolo di Israele sembra voler perseguire, è una cultura maschilista e patriarcale quella che permea il testo veterotestamentario, un testo che è sicuramente specchio della mentalità dell’epoca in cui è stato scritto, mentalità che, purtroppo, nonostante alcune conquiste ancora molto incomplete nella nostra società, permane ancora oggi.

È tuttavia col Cristianesimo che – nonostante il permanere del misoginismo nel Medioevo cristiano – la donna ha cominciato a ricoprire ruoli importanti, in particolare nel monachesimo, nella cura della salute, dell’educazione e dell’attività missionaria. Nonostante l’esclusione, fino ad oggi, dai ministeri episcopali e clericali in alcune Chiese cristiane, un numero sempre più numeroso di donne ha influenzato la vita della Chiesa, a partire dalle contemporanee di Gesù Cristo, passando nel corso del tempo per sante, teologhe, Dottoresse della Chiesa, missionarie, fondatrici di conventi e istituti di vita religiosa, badesse, suore, mistiche, martiri.

Il Cristianesimo ha rivoluzionato le società patriarcali nelle quali gli uomini avevano posizioni di autorità nel matrimonio, nella società e nel governo e, benché impedisse il sacerdozio femminile, ha offerto nel corso dei secoli alle donne una migliore condizione sociale e questo ha favorito la sua diffusione nella comunità femminile, che, nella maggior parte delle confessioni, ha poi rappresentato, tranne che nelle Chiese orientali, la maggioranza dei praticanti delle funzioni religiose dal Cristianesimo primitivo fino alla contemporaneità.

Nel corso del tempo, in qualità di monache, le donne hanno avuto un ruolo importante nel Cristianesimo attraverso conventi e abbazie, e si sono distinte nel corso della storia per la fondazione di scuole, ospedali, case di cura e monasteri. Nella Chiesa cattolica, la chiesa cristiana più diffusa, le donne rappresentano la grande maggioranza dei membri. Un numero sempre maggiore di donne laiche sono state molte attive nella vita delle chiese, aiutando le comunità delle parrocchie. È una storia che comincia da lontano.

Proprio nella società cristiana medioevale, secondo il grande medioevalista Jacques Le Goff, si ebbe un miglioramento della condizione femminile, che si perse però nel XIX secolo con l’instaurazione dei valori borghesi nella società cristiana. Tra le figure femminili importanti nel Cristianesimo medievale, possiamo ricordare Matilde di Canossa, Monica, mistica e madre del filosofo Agostino di Ippona, Ildegarda di Bingen, Chiara d’Assisi: Eloisa, Margherita Porete, Brigida di Svezia) Caterina da Siena, Giovanna d’Arco. Nel Rinascimento abbiamo Teresa d’Avila, Caterina da Genova, Margherita di Navarra, poi nel Seicento Cristina di Svezia  e nei tempi moderni Francesca Saverio Cabrini, Teresa di Lisieux, Maria Teresa Goretti, Edith Stein, Simone Weil, Madre Teresa di Calcutta, e tante altre. Nella Chiesa cattolica, nella Chiesa ortodossa e anche nel Luteranesimo, a Maria, la madre di Gesù, è riservata una particolare venerazione, che la assurge a modello di virtù materne centrali nella loro visione del Cristianesimo. La devozione mariana non è invece una caratteristica del cristianesimo riformato.

Ma è nei Vangeli canonici che noi troviamo, in realtà, la verità assoluta del Cristianesimo sulle donne. Gesù amava le donne. Egli è vicino ai più deboli, ai  bambini, ai lebbrosi e alle donne. È nei Vangeli canonici che noi troviamo la grandezza del Cristianesimo anche riguardo alla visione della donna. Gesù si comporta, diremmo oggi, in modo liberale e democratico: difende una prostituta dal linciaggio, dialoga di religione con una samaritana (cioè una reietta, secondo le concezioni ebraiche), permette a una malata (l’emorroissa) di toccarlo e la guarisce per la sua fede. Infine, Gesù risorto si rivela per primo a due donne.

Questo atteggiamento ha di sicuro comportato scandalo, non solo tra i suoi detrattori, ma anche tra i suoi più intimi. Paolo, infatti, pur riconoscendo pari dignità ai due sessi, chiede comunque alle donne, per non scandalizzare la gente, di rimanere sottomesse ai propri mariti.

Per concludere questi brevi cenni sulla donna nelle religioni e nel Cristianesimo, e nell’augurare a tutti una Buona Domenica delle Palme, una Buona Settimana Santa e una Buona Pasqua,  soprattutto a chi in questi giorni sta soffrendo, presento una bellissima poesia di uno straordinario poeta moderno, nella quale si parla di Cristo risorto e della tomba vuota. Della donna protagonista della Resurrezione. 

Cristo risorto

Sino alla morte, non aveva potuto

proibire che lo amasse, e di gridarlo.

Ed ella cadde ai piedi della croce,

vestita d’un dolore ch’era tutto adornato

delle più grandi gemme del suo amore.

Ma quando, a profumargli il dolce corpo

di molli aromi al suo sepolcro venne,

Egli era per lei risorto e per poterle dire,

più beato, il suo: Non mi toccare.

Più tardi, nella nuda grotta,

ella comprese come, rinnovato

entro il fuoco gagliardo della morte,

lui finalmente le vietò il conforto

di spalmarlo di unguenti

(anche un sospiro di sperati baci!)

per educare in lei la donna amante

che sull’Amato ormai più non si china

perché, sospinta da bufere enormi,

sopravanza la voce dell’Amato.

La poesia è di Rainer Maria Rilke (1875-1926), poeta straordinario che non finisce mai di stupire, che scrisse una volta: “Se la vostra quotidianità vi sembrerà povera, non date ad essa la colpa. Accusate invece voi stessi di non essere abbastanza poeti per scoprire tutte le sue ricchezze”. Perché per Dio la creazione non è povera, e ogni cosa diventa occasione per costruire un percorso. L’evento più bello e poetico della storia, per il credente, è la Pasqua, è l’annuncio della redenzione dal peccato, della Risurrezione. La Pasqua è il canto di Dio che ritrova la sua creatura.

La tomba è stata svuotata ma sta a noi non volerci più rientrare, e noi possiamo evitare il peccato, non guardando il male che c’è, ma aggiungendo il bene che manca. Il fatto più straordinario della Pasqua è che, come lo è stata per il peccato, protagonista di essa è la donna, mentre i discepoli sono chiusi nel cenacolo pieni di paura e di angoscia. Le donne, invece, non sono prese dal timore e si recano nella tomba per prendersi cura del corpo di Gesù. Le donne sono le prime a trovare la tomba vuota e ad annunciare al mondo la Resurrezione.

Come hanno lasciato per ultime il Golgota bagnato di sangue, le donne sono anche prime ad avere in dono e a trasmettere l’annuncio della sua Risurrezione. La Chiesa comincia con le donne, la missione evangelizzatrice della Chiesa è al femminile.  Per Giovanni, solo Maria di Magdala incontra la vita che vince la morte, è lei la testimone oculare del Cristo risorto prima degli apostoli, la prima a rendere testimonianza di Lui davanti agli apostoli. Maria di Magdala è speciale, è la donna perdonata e perciò risorta, è perciò il privilegio della misericordia. Lei piange ed è questo pianto, sono le sue lacrime che la legano a Gesù. Prima ancora delle altre donne, lei è la testimone privilegiata dell’incontro con Gesù. È lei che porta per prima la notizia agli stessi apostoli, al punto che papa Francesco l’ha chiamata, sulla scia della tradizione di Ireneo di Lione, di Ippolito di Roma, di Tommaso d’Aquino, “apostola degli apostoli”, perché a partire da lei la buona notizia della vita nuova giungesse ai confini della terra.

È a Maria di Magdala che Rainer Maria Rilke dedica i versi bellissimi sopra riportati, in questa sua straordinaria interpretazione del Cristianesimo. Perché Maria di Magdala c’è sempre nelle ore più importanti di Gesù, durante la sua predicazione, nelle ore terribili e drammatiche della morte, della sepoltura e poi al mattino nel primo giorno della settimana, della Pasqua di Risurrezione. Gesù sulla croce in realtà vede solo lei, sotto la croce attenta e presente, mentre gli apostoli, tranne Giovanni, i discepoli e tutti coloro che sono stati guariti dal Maestro negli anni del suo ministero itinerante, si sono dileguati nel nulla e non si fanno vedere. È Gesù che la trova al sepolcro al mattino presto, quando ancora i suoi sono rinchiusi nel cenacolo per paura.

Ecco, lei si alza dopo una notte inquieta, ci dice Rilke, solo per amore si reca al suo incontro, e non ha paura del buio, come torturata dall’“ardente intimità dell’assenza”. Questo vuol dire che Dio si deve amare per amore, per follia. Così si superano il buio e le tenebre, andando incontro a colui al quale ha dato tanto amore, uscendo, afferma il cardinale C. M. Martini, fuori di sé de di ogni calcolo razionale. Però si deve fermare.

Rilke dice che Gesù non aveva impedito a Maria di Magdala di amarlo e di gridare questo amore, ma questo amore ormai non aveva più bisogno di unguenti e di profumi e doveva fermarsi quando “sospinta da bufere enormi, sopravanza la voce dell’Amato”. Cioè trascende la voce adorata. Maria di Magdala la ha voluta Dio, perciò al principio del Cristianesimo c’è l’amore di Cristo per lei, per la donna. Donna, perché piangi? Chi cerchi? Myriam. Dio vuole che sia lei che deve trovare Gesù, la più umile e la più alta delle creature, la donna. Lei deve annunciare il Risorto. Ho visto il Signore. Una indimenticabile storia d’amore. 

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