Mons. Savino: “vedere il denaro come ragione di vita è idolatria”

di Bruno Volpe

INTERVISTA AL VICEPRESIDENTE DELLA CEI

“La Pasqua? Dalla sua origine lessicale, è passaggio dalla schavitù alla libertà, un cambio di vita”: lo dice in questa intervista che ci ha concesso Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio e Vice Presidente Cei.

Eccellenza, partiamo dalla Pasqua. Che cosa è?

“Dobbiamo analizzare e considerare con la dovuta attenzione la sua origine lessicale ed etimologica dall’ ebraico. Significa passaggio, esodo e corrisponde all’ esodo di liberazione fatto dal popolo ebraico quando scappò via dalla schavitù in Egitto, attraversando il mar Rosso: Insomma, la Pasqua prima di tutto, è un cammmino di libertà e di liberazione”.

E allora?

“Conti alla mano, la Pasqua è sempre un far memoria o meglio un memoriale della salvezza dell’anima, dal turbamento delle passioni e dei sentimenti, alla serenità e alla pace. Possiamo affermare che la Pasqua è un passare dalla oscurità alla luce, prendere coscienza con lealtà dei propri limiti, dei propri peccati, delle proprie schiavitù esistenziali e una marcia verso la libertà”.

Quale libertà?

“La libertà della grazia, dal crearsi idolatria e non ce ne creaiamo tante, penso alla mania del potere, dell’orgoglio, della ricchezza senza limiti, del successo”.

Ma la ricchezza non è un male…

“Infatti in se stessa non lo è se lecita. Io non sono contro la ricchezza che se vogliamo è anche utile in alcuni casi. Ma censuro quando il denaro da mezzo di sussistenza e di esistenza, diviene ragione di vita, si trasforma in idolo. E’ la grande questione del ridurre, come spesso accade, i mezzi a fini. Ricordiamoci che il fine, lo scopo della nostra esistenza, non è la ricchezza, ma la vita eterna. Pertanto ha perfettamente ragione il Papa quando esaminando la situazione dell’ attuale economia, lo sviluppo della stessa, sostiene che essa uccide. Si arriva a quella che il Papa saggiamente chiama economia dello scarto, alla logica dello scarto che porta a buttare fuori ed espellere dal circuito coloro che non sono produttivi, che non sono efficienti”.

Qual è il modo migliore per vivere la Pasqua?

“Penso che sia il mettere ordine nel nostro cuore, fare chiarezza e pulizia, saper collocare al giusto posto cuore, ragione, cambio, fede. Ma non in modo gattopardesco, per finta, facendo vedere che cambiamo e in realtà tutto resta come era prima, esattamente secondo il racconto del libro. Abbiamo la possibilità di migliorare il nostro rapporto con Dio, bisogna saperla utilizzare questa grande eventualità. Appunto, trasformando la Pasqua in quel che è: un passaggio dalla vita vecchia a quella nuova”.

Una domanda di attualità al confine con la politica. Lei è pugliese e sta leggendo quello che accade a Bari al Comune. Senza entrare in polemiche politiche, che cosa ne pensa?

“Io leggo e naturalmente mi informo, cerco di capire e sono preoccupato. Cioè sono allarmato, naturalmente senza entrare nei dettagli della inchiesta, di un potere politico che possa entrare a gamba tesa. Stiamo attenti e ricordiamoci sempre che la Verità ci fa liberi. Ho anche letto che il sindaco ha serenamente invitato la Commissione ad indagare. In realtà oggi la politica non è più mistica arte e allora bisogna stare attenti ad ogni caduta di stile o alle forzature, ecco che torno alla entrata a gamba tesa”.

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