L’attacco iraniano a Israele. Un avvertimento

L’attacco iraniano a Israele. Un avvertimento

di Pietro Licciardi

LA RISPOSTA AL RAID ISRAELIANO A DAMASCO È ANCHE UN MESSAGGIO: POSSIAMO COLPIRVI QUANDO VOGLIAMO MA PER IL MOMENTO FINIAMOLA QUI

L’attacco iraniano con droni e missili lanciato sabato notte contro Israele ha più l’aria di un avvertimento diplomatico e politico che di una vera e propria volontà di escalation militare finalizzata a far esplodere un conflitto. Questo almeno è il parere di alcuni osservatori – tra i quali l’analista storico-militare Mirko Campochiari – che hanno analizzato ciò che è avvenuto sabato notte sui cieli israeliani. 

L’imponente sciame di ordigni – si parla di 110 missili balistici, 185 droni e 36 missili da crociera – infatti non sarebbe stato indirizzato sulle città per causare vittime civili ma aveva lo scopo di saturare le difese antimissile di Tel Aviv, basate sul sistema Iron Dome, permettendo il passaggio dei missili balistici a lungo raggio, più precisi e con maggiori capacità distruttive, che dovevano colpire obiettivi militari, tra cui la base da dove è partito l’attacco alla sede diplomatica iraniana a Damasco dove è stato ucciso con altre 16 persone un alto esponente della Brigata Al Quds dei pasdaran. 

I missili balistici iraniani di più recente costruzione sono ritenuti in grado di colpire con grande precisione i loro obiettivi – con uno scarto di circa cinque metri secondo gli esperti – ma sabato scorso, pur arrivando sul bersaglio, non hanno causato danni rilevanti alle infrastrutture prese di mira. Perché?

La spiegazione potrebbe consistere nel fatto che gli ayatollah abbiano voluto dimostrare agli israeliani di poter colpire il loro territorio in qualunque momento lanciando enormi stormi di velivoli che le difese antiaeree e antimissile non potrebbero intercettare e distruggere nella loro totalità. In mezzo a questi sciami, secondo una prassi collaudata nel conflitto russo-ucraino – nasconderebbero anche missili di precisione capaci di arrivare su qualsiasi obbiettivo decidano di colpire. 

Si consideri che nonostante Tel Aviv abbia dichiarato di aver abbattuto sabato scorso oltre il 90% dei droni e dei missili l’Iran possiede un arsenale sterminato – si parla di un numero vicino ai centomila velivoli – che se massicciamente utilizzato esaurirebbe le riserve dei ben più costosi e sofisticati missili antiaerei israeliani e con esse la capacità israeliana di difesa. 

Insomma sabato è stato lanciato il messaggio: vi abbiamo solo dimostrato di potervi colpire quando vogliamo e distruggere cosa vogliamo. Per il momento fermiamoci qui. E alla luce di questo si spiega anche l’invito americano al primo ministro Benjamin Netanyahu di accontentarsi del successo ottenuto con l’abbattimento di quasi tutti gli ordigni partiti dall’Iran e non procedere ad ulteriori azioni che potrebbero scatenare un conflitto in Medio Oriente, in cui oltre ai divergenti interessi politico-strategici di attori locali e internazionali, come Russia e Stati Uniti, a far da miccia c’è anche la rivalità religiosa tra sciiti e sunniti, come i sauditi, gli altri principati del Golfo e i giordani, che peraltro hanno già dimostrato, partecipando all’abbattimento dei droni che hanno sorvolato i loro territori, di esser disposti a partecipare ad una eventuale coalizione militare anti-iraniana.

Inoltre Teheran con l’attacco di sabato ha voluto, dopo Damasco, dimostrare alla propria popolazione di poter reagire agli attacchi esterni ma allo stesso tempo, evitando di colpire obbiettivi civili, è come se avesse detto ai cittadini di Israele che non ce l’ha con loro ma con chi sta portando avanti una politica aggressiva che si sta ritorcendo contro loro stessi.

Insomma, nonostante le nuove azioni e le conseguenti ritorsioni non mancano segnali di “distensione” tesi ad evitare un nuovo conflitto che, mentre ancora si combatte in Ucraina, non farebbe certo bene alla già traballante stabilità internazionale. Tuttavia ricordiamoci che anche la corda più resistente a forza di essere tirata si spezza e che sia nel 1914 che nel 1939 nessuno voleva scatenare una guerra mondiale. Sappiamo invece come è andata. 

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