Riflessioni sul pensiero unico

Riflessioni sul pensiero unico

di Donatella Isca

DOPO UNA SETTIMANA NELLA REPUBBLICA CECA…

Torno a casa dopo aver trascorso una settimana nella Repubblica Ceca. Ieri l’omelia del sacerdote in lingua italiana mi ha confermato il fatto che le nazioni che hanno subito sia l’aggressione del regime nazista e poi l’influenza sovietica hanno la piena consapevolezza che i regimi dittatoriali di destra e sinistra hanno la stessa essenza, entrambi infatti sono caratterizzati da un concetto di prevaricazione dello stato sulla persona umana. Coloro che hanno servito il regime comunista si sono resi colpevoli delle stesse atrocità di coloro che hanno servito il nazismo per un periodo però molto più prolungato . Una delle peggiori colpe è stata la pretesa di sradicare la morale dalla società e di privare del senso del trascendente le persone nel tentativo anche di impedire la distinzione tra bene e male. Le prime vittime di ogni sistema totalitario sono state ovviamente gli esponenti della Chiesa Romana Cattolica, unica voce chiara a deporre a favore della verità contro quella che poi sarebbe diventata mentalità di partito, oggi conosciuta meglio col termine “politicamente corretto” che propugna l’idea che la verità e la conoscenza siano questioni di prospettiva, ossia che cambino a seconda della classe sociale della persona. La mentalità di partito rifiutava l’idea della verità empirica legata ai fatti e alla conoscenza oggettiva, considerando invece le idee di un individuo non come propriamente sue ma della classe a cui apparteneva inaugurando il concetto di relativismo morale.

Oggi sperimentiamo i frutti di questa mentalità che si è radicata profondamente nella nostra società. Con il post-strutturalismo di Derrida, Foucault, Deleuze e Lacan, si è costruito un nuovo strumento per creare una “mentalità di partito” marxista nella società, proponendo una visione del relativismo linguistico secondo la quale :Il linguaggio influenza la cognizione, perciò questo viene utilizzato per definire ciò che conosciamo e desideriamo; pertanto, modificando il linguaggio è possibile cambiare la forma in cui le persone pensano e si comportano, seguendo alcune norme ben definite. Facile capire come la dittatura del pensiero unico a supporto del l’ideologia del gender, dell’aborto e del concetto estremo di autodeterminazione della persona che plasma la sua identità secondo la propria percezione (negando persino che nasciamo con un sesso e che questo non viene assegnato alla nascita! ) , seguendo esclusivamente i propri desideri, che oggi si è imposta, tanto si focalizza sul linguaggio!

Ritengo che sia estremamente pericoloso oggi permettere a coloro che aderiscono a questa nuova ideologia di occupare posizioni di potere nelle istituzioni a cominciare da quelle più vicine ai cittadini come il Comune. Purtroppo l’ideologia si traduce in atti amministrativi e leggi che hanno come obiettivo quello di plasmare la popolazione a cominciare dalla più tenera età secondo i loro obiettivi. Ecco che vengono proposti corsi di educazione sessuale sin dalla scuola dell’infanzia (secondo l’idea che i bambini siano esseri sessuali e non sessuati) per sradicare il naturale senso del pudore e avviare sin da subito la loro ipersessualizzazione, in questo scenario la famiglia non è più considerata la prima agenzia educativa dei figli (incapace a causa di tabù e credenze religiose di trasmettere le informazioni necessarie per un corretto sviluppo sessuale). Ecco che si introducono nelle scuole progetti di destrutturazione degli stereotipi per favorire una progressiva delegittimazione dell’autorità paterna e maschile additandola come sistema repressivo patriarcale, e permettere l’esplorazione della propria identità di genere. una volta confusi i ruoli maschile e femminile nei piccoli, la scuola supportando la procedura della carriera alias permettendo la transizione sociale dei minori favorisce il Transgenderismo, fenomeno relativamente recente in Italia, ampiamente sperimentato all’estero, che produce una mutilazione di corpi sani e una medicalizzazione a vita (assunzione di ormoni) per implementare quell’idea di libertà assoluta e autoreferenziale sostenuta dai fautori dei nuovi diritti umani che di diritto e di umano non hanno nulla se poi questi si concretizzano in azioni che danneggiano i corpi e le menti.

A questo punto vorrei rivolgermi all’Assessore della Regione Toscana Alessandra Nardini a desistere dal tentativo di spostare il dibattito politico continuando ad additare lo spauracchio del fascismo, invitandola ancora una volta ad un confronto serio e aperto sulle questioni che ho descritto per chiarire definitivamente la posizione del PD sulle questioni che ho descritto sopra. I cittadini, i genitori devono sapere che cosa pensano veramente i politici che si propongono di guidare, ancora, la città di Pontedera Mi sembra una richiesta abbastanza onesta. Che ne dite?

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