Conosciamo Sant’Ignazio da Làconi

di Mariella Lentini*

TRA I SANTI E I BEATI CHE SI FESTEGGIANO OGGI (Beate 10 Martiri Suore di Santa Elisabetta (Maria Paschalis Jahn e compagne), Santi 14 Martiri Mercedari di Carcassona, Santi Anastasio, Teopista e figli, Sant’ Antimo e compagni, Beato Diego de Saldana, Sant’Evelio (Evellio), San Fabio e compagni, San Francesco De Geronimo, San Gengolfo, Beati Giovanni Rochester e Giacomo Walworth, Beato Gregorio Celli da Verucchio, Santi Gualberto e Bertilla, San Gualtiero (Gualterio) di Esterp, Sant’Illuminato, San Maiolo, San Maiulo, San Mamerto di Vienne, Beata Maria Paschalis (Maria Magdalena) Jahn, San Matteo Le Van Gam, San Mocio (Mozio), San Nepoziano, Beato Serafino (Gjon) KodaSanta Stella (Eustella), San Tudi, Beato Vincenzo L’HénoretBeato Zeffirino Namuncurà ) RICORDIAMO UN SANTO SARDO

Vincenzo Peis, il santo più venerato in Sardegna, nasce nel 1701 a Làconi (Oristano). La sua è una famiglia religiosa di poveri contadini, allietata dalla nascita di nove figli. Non si possono fare troppi capricci. Quello che la mamma mette a tavola è sempre buono. Si è contenti di mangiare e con una preghiera si ringrazia Dio.

Vincenzo da bambino preferisce recitare il Rosario e andare in chiesa piuttosto che giocare. Quando un giorno si ammala gravemente, prega e promette di farsi frate se riuscirà a sopravvivere. Dio lo ascolta. Vincenzo, però, dimentica la promessa. Gli torna in mente quando rischia un’altra volta di morire, in groppa ad un cavallo imbizzarrito che si ferma di colpo a ridosso di un burrone. In convento, tuttavia, lo rifiutano per la sua gracile costituzione e perché è analfabeta.

Vincenzo insiste fino a quando un convento francescano lo accoglie come fratello laico cappuccino, con il nome di Ignazio. Si trasferisce a Cagliari nel Convento Buoncammino. Per tutta la vita percorre a piedi la città, chiedendo l’elemosina per i poveri e per i frati. Un compito tutt’altro che facile per lui che non è andato a scuola, non sa né leggere né scrivere e parla solo il dialetto sardo. Eppure tutti gli vogliono bene e lo rispettano, chiamandolo su santixeddu (“il santarello”).

Il misero frate indossa un povero saio; ha la barba lunga e bianca; cammina con i sandali sia d’estate, sia d’inverno; porta una bisaccia a tracolla per trasportare quello che gli viene donato in strada e nelle taverne. I bambini poveri lo accompagnano festanti per sentire parlare di Gesù, del Vangelo e delle parabole che sembrano delle favole e anche per avere un pezzo di pane.

Per la sua bontà avvengono tante conversioni. Un giorno Ignazio da Làconi ha una visione. Il cappuccino è affaticato perché sta trasportando una pesante brocca d’acqua, quando la Mamma Celeste appare per confortarlo. Accadono anche altri fatti prodigiosi: durante una grave carestia Fra Ignazio raccoglie delle pietre che, strada facendo, diventano pagnotte calde. Un’altra volta un pastore nega al frate del formaggio chiesto in elemosina. Alcune forme di cacio, però, si mettono a rotolare da sole inseguendolo mentre sta andando via. Di fronte al prodigio, il pastore regala al frate tanto buon formaggio.

Fra Ignazio si spegne a Cagliari a 80 anni, nel 1781. Numerose le guarigioni miracolose avvenute per sua intercessione. I sardi lo venerano come patrono degli studenti.

 

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