Emanuela Orlandi, ipotesi e misteri

di Matteo Castagna

 

Non tutti sanno che la I Commissione Affari costituzionali ha concluso, nella seduta del 16 marzo 2023, l’esame in sede referente delle proposte di legge C. 665, C. 880 e C.879 volte ad istituire, per la durata dell’attuale, XIX legislatura, una Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta a Roma il 22 giugno 1983, quando la ragazza aveva quindici anni, in circostanze mai chiarite. Si tratta di proposte di legge per le quali è stata deliberata l’urgenza in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo.

Al termine dell’iter parlamentare di approvazione, la commissione si è insediata il 9 Maggio 2024 ed è estesa alla scomparsa anche di Mirella Gregori, avvenuta il 7 Maggio 1983. Dopo 41 anni, i parlamentari (20 deputati e 20 senatori) cercheranno di fare finalmente luce sui due casi eclatanti ed irrisolti, che risultano tra i grandi misteri dell’Italia di quel periodo, esaminando documenti (verbali, intercettazioni, registrazioni) e le testimonianze di familiari, amici e conoscenti delle giovani ragazze.

Emanuela Orlandi, 15 anni, cittadina vaticana, scomparve nel pomeriggio della scomparsa, dopo esser uscita, circa un quarto d’ora prima dalla fine della lezione, dalla scuola di musica che frequentava in Piazza Sant’Apollinare. Telefonò alla sorella Federica per raccontarle che una persona sconosciuta le aveva proposto un lavoro part-time di volantinaggio.

Da allora, di Emanuela non si ebbe più traccia. Svanita brevemente l’ipotesi di un allontanamento volontario, ci furono svariate congetture, nel corso di tutti questi anni, che hanno coinvolto anche il Vaticano: si è partiti dall’ipotesi del terrorismo internazionale, di pedofilia, di un intreccio di operazioni con soggetti di spicco della malavita, quali Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana e dei servizi segreti. Ma non sono stati trovati riscontri.

A gennaio di quest’anno si è tornati a parlare della “pista inglese”, secondo cui la ragazza sarebbe passata da Londra perché rimasta incinta e portata nel Regno Unito ad abortire. Ma questa pista, poi, venne ritenuta un falso e apparve un depistaggio, sebbene ospite a “Verissimo”, su Canale5, il fratello Pietro non l’abbia esclusa affatto.

Maria Antonietta Gregori e Pietro Orlandi con le sorelle Federica, Maria Cristina e Natalina, sono stati ascoltati, per la prima volta, dalla Commissione bicamerale di inchiesta sui casi delle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi. Pietro Orlandi ha proposto ai commissari le tre piste su cui si è concentrato nell’ultimo anno: – la presunta trattativa tra il magistrato Giancarlo Capaldo e il Vaticano ai tempi dell’apertura della tomba di Renatino De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare; – una accurata analisi dei messaggi whatsapp, consegnati alla Commissione, che si scambiarono Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda, quando erano entrambi membri della Cosea vaticana nel 2013;  – la pista di Londra. Qui scatta la secretazione, voluta dal presidente Andrea De Priamo.

I commissari vogliono cercare di capire se possa esserci stato un depistaggio a partire da quell’articolo o se ipotetici rapitori (i turchi che volevano lo scambio con Ali Agcà?) fossero autonomamente a conoscenza di elementi che erano noti solo alle famiglie come gli abiti che indossava Mirella Gregori il giorno della scomparsa. Mirella ha fatto perdere le tracce di sé, il 7 maggio. Emanuela scompare il 22 giugno. All’epoca si riteneva che a Roma fosse operativa una sorta di “tratta delle bianche”.

Si è parlato anche dello strano ruolo dell’avvocato Gennaro Egidio, “imposto” dai servizi, sia alla famiglia Gregori, sia a quella Orlandi, con la differenza, ha detto Maria Antonietta Gregori, “che noi lo pagavamo e gli Orlandi no”. “Non so – ha precisato Pietro – se fosse pagato dal Vaticano o da chi. Di certo mio padre non poteva permetterselo”.

Pietro Orlandi insiste sulle chat tra Chaouqui (che gliele consegnò) e mons. Balda, che si trovano anche nel memoriale, stilato insieme all’avvocato Laura Sgrò, consegnato più di un anno fa, al promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi. In un messaggio Chaouqui scriverebbe a mons. Balda: “A settembre dobbiamo far sparire quella roba della Orlandi e pagare i tombaroli. Di questo devi parlare al Papa”, secondo quanto riporta il quotidiano Domani.

Chaouqui non ha smentito ma su X ha scritto: “Sono tenuta al segreto di Stato. Non conosco dove sia Emanuela e neanche se la pista di Londra sia vera, non ho alcun elemento che possa avvicinare alla verità, se lo avessi e fosse coperto da segreto comunque non lo rivelerei, perché per me la lealtà al Pontefice viene prima di tutto. Quindi inutile coinvolgermi. se c’è una verità io non la conosco”. Pietro Orlandi ha confermato che il contenuto di quanto pubblicato da Domani corrisponde, in parte, a quanto lui ha depositato, nel memoriale: “in tutto sono otto fogli, non si parla solo di Emanuela”.

Appena Pietro Orlandi ha cominciato a parlare della cosiddetta “pista di Londra”, quella secondo cui il Vaticano potrebbe aver pagato i costi di allontanamento e di mantenimento di Emanuela nella capitale inglese, e quando ha toccato il nome di un ex Nar che gli avrebbe fornito notizie sul tema, la seduta della Commissione è stata secretata. Poi, il presidente ha trasmesso tutto alla procura di Roma, “ai fini della verifica dell’autenticità di quanto detto”.

La scrittrice, opinionista e giornalista Maria Giovanna Maglie (1952 – 2023) ha scritto il suo ultimo libro, ricco di particolari, proprio su questo argomento: “Addio Emanuela” (ed. Piemme, 2022 con 10 ristampe fino ad ora) in cui l’autrice raccoglie una lunga serie di fatti, tra il sequestro, i depistaggi, i dettagli degli scandali più noti dell’epoca, dal crack dell’Ambrosiano alla morte di Calvi. Vengono raccontati torbidi segreti sullo sfondo della Guerra Fredda, perversioni, ricatti, lotte di potere, lo zampino dei servizi tra insabbiamenti e depistaggi che fanno da contorno ad una vicenda terribile che ha coinvolto, persino, una ragazzina di nome Emanuela.

L’ipotesi della Maglie è, dunque, che mons. Balda “abbia pensato bene di strumentalizzare l’intera vicenda a proprio vantaggio, nascondendo elementi fondamentali all’entourage vaticano, che nulla aveva a che fare con quanto avvenuto quasi quarant’anni prima”. Balda venne in possesso dei documenti in cui vi era una pezza giustificativa scottante: “la ricevuta del marmista che si occupò della tumulazione di Emanuela Orlandi al Cimitero Teutonico e, probabilmente, anche quella delle onoranze funebri che si incaricarono della cremazione dei resti della giovane”.

Entrambe le ricevute si trovano sotto la voce “disbrigo pratiche finali”, una lugubre allusione alla fine di Emanuela, che, “in qualità di cittadina vaticana, era stata scelta come pedina in un gioco di potere tra i personaggi più influenti dell’epoca. Alla base, il movente economico”.

Augurando alle famiglie di poter trovare finalmente giustizia, in questo lungo e intricato sistema, mi pare corretto concludere con le parole di speranza di Maria Giovanna Maglie, che a pag. 202 del suo libro ricorda l’evangelista San Luca: “non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”.

Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments