Paolo e il Vangelo della speranza

a cura della Redazione

IN LIBRERIA DALLO SCORSO 21 MAGGIO

Nel corso del tempo si è considerata la giustificazione per la sola fede come il nucleo della teologia di Paolo. Antonio Pitta, uno dei massimi paolinisti, rimette al centro un tema che percorre tutte le lettere paoline: la speranza. Ne segue il nascere e il plasmarsi, dai primi scritti (1 Tessalonicesi) fino al testamento postumo (2 Timoteo).

In “Paolo e l’evangelo della speranza” (Edizioni San Paolo 2024, 240 pagine, euro 22), l’analisi per ordine cronologico permette di cogliere il passaggio dal Dio della speranza a Cristo nostra speranza, fino alla speranza nella vita eterna; dalla parusia di Cristo (lettere autografe) alla sua epifania (lettere pastorali). Non dove si andrà, ma con chi si sarà, oltre la morte, è l’essenza della speranza: essere «in Cristo» per essere sempre «con il Signore».

Mai riportata negli elenchi delle virtù, come invece l’amore e la fede, la speranza è evento, dono e condizione. In tale dinamica si conferma l’importanza dello Spirito: esso è la fonte della giustificazione sperata. Il volume si chiude riflettendo su quali conseguenze trarre dalla centralità della speranza nel pensiero e nella mistica di Paolo e come possa contribuire a una moderna teologia della speranza.

“Oggi l’evangelo della speranza è costretto ad affrontare molteplici sfide: dalla speranza di Narciso a quella del viandante nell’epoca della tecnica, sino alla speranza di chi, come Prometeo, ignora il senso del limite. Paolo ha potuto annunciare l’evangelo della speranza perché Gesù Cristo è stato accolto non come un fantasma, né come una divinità relegata in paradiso, ma come il Crocifisso, risorto e vivente mediante il suo Spirito”, scrive Antonio Pitta, che è ordinario di Nuovo Testamento e professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana.

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