I rapporti tra religione e potere civile

di don Ruggero Gorletti


MARTEDÌ DELLA NONA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO


Dal vangelo secondo Marco 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

COMMENTO

Questo brano di Vangelo ci parla di un tema molto delicato: i rapporti tra religione e potere civile.

Questo gruppo di persone fa a Gesù una domanda terra-terra, infatti è come se gli dicessero: «va bene il Padre, la vita eterna, il regno di Dio, l’amore, la misericordia, il perdono, questi begli argomenti di cui tu ci parli sempre e che a noi interessano così poco. Per una volta scendi tra le cose di questo mondo, dicci se è giusto pagare le tasse ai Romani». In realtà questa semplice domanda cela una trappola per Gesù.

Se Gesù avesse dichiarato che non era giusto pagare le tasse a Roma, avrebbe snaturato il suo messaggio di salvezza, riducendolo a una questione politica, e Gesù sarebbe diventato uno dei tanti capipopolo rivoluzionari; se invece avesse detto il contrario avrebbe perso la stima dei suoi uditori.

Gesù naturalmente capisce l’inganno («Ipocriti, perché mi tentate?») ma non si rifiuta di rispondere. Però non la sua risposta non lo fa scendere nel campo della diatriba politica. Non dice: «Non pagare le tasse», ma dice: «se utilizzi la moneta dell’imperatore per i tuoi commerci, per comprare e per vendere, allora significa che ne accetti l’autorità». Ma aggiunge subito; l’autorità dell’imperatore (quindi del potere politico, quale che sia la sua forma) non è assoluta, ma è subordinata a quella di Dio. Questo principio è fondamentale, libera l’uomo da ogni tirannide, da ogni possibile prevaricazione di potere: a Cesare, allo Stato, all’autorità politica, in qualunque forma di governo si esprima, deve essere dato ciò che gli compete, ciò che è necessario al bene comune, alla reciproca convivenza. Come si vede Gesù non predica la rivoluzione, la contestazione del sistema. No. Chiede la lealtà e l’obbedienza verso le istituzioni. Ma pone dei limiti: la coscienza di ciascuno è intoccabile dai poteri pubblici. Nessun organo dello Stato, nessun partito, nessun sindacato può imporre le sue convinzioni morali, può imporre la sua concezione del mondo. «Date a Cesare quello che è di Cesare». Ma nulla di più!

La frase centrale del brano è l’altra: «date a Dio quello che è di Dio». E cosa è di Dio? Tutto. In particolare, perché se a Cesare deve essere dato ciò che porta la sua immagine, la moneta, anche a Dio deve essere dato ciò che porta la sua immagine. E cos’è che porta l’immagine di Dio? Chi è che porta l’immagine di Dio? L’uomo, che sappiamo essere stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. L’uomo, ciascun uomo, ciascuna donna, ciascuno di noi, non è di Cesare, non è dello Stato, non è del sistema. Non è neppure di se stesso. È di Dio. È questo che garantisce a ciascun uomo la vera dignità e la vera libertà: essere radicalmente, costitutivamente dipendenti da Dio, e, alla fin fine, soggetti a Lui solo. E a nessun altro.

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