Altro primato del Governo Conte: arriva il 1° ‘sciopero’ nella storia delle scuole paritarie


 

Abbiamo capito di più durante questi 70 giorni di confinamento che la vera emergenza italiana è quella educativa nel senso tecnico di scuola e università. Una emergenza che non si affronta né con la riproposizione del vecchio attrezzo ideologico del monopolio della scuola di Stato né tantomeno con la didattica a distanza.

«I nostri bambini andranno a scuola coi braccialetti per abituarli a lager virtuali», ha osato dichiarare nel suo recente intervento alla Camera dei deputati la deputata del gruppo Misto ed ex M5s Sara Cunial. Beh, senza libertà di scelta educativa, soprattutto se continuano i fasti del Governo Conte l’esito è assicurato… Quindi fra i primati dell’esecutivo giallo-rosso c’è anche quello della proclamazione, per la prima volta nella storia d’Italia, del primo “sciopero” da parte delle scuole paritarie italiane. «Non ce la facciamo più a pagare gli stipendi di docenti e amministrativi», si legge nel comunicato congiunto dell’Unione superiori maggiori d’Italia (Usmi) e della Conferenza italiana superiori maggiori (Cism). Quello promosso dalle due organizzazioni delle paritarie vuole essere un gesto simbolico in grado di provocare un “rumore educativo”, e un “rumore costruttivo” nell’opinione pubblica e nella politica italiana. È la prima volta, come dicevamo, che le scuole pubbliche paritarie annunciano un’astensione dalle attività scolastiche e, le date prescelte, sono il 19 e 20 maggio.

«Il nostro grido di allarme – continua il comunicato firmato da madre Yvonne Reungoat per l’Usmi e da padre Luigi Gaetani per la Cism -, insieme a quello della Cei e del mondo associativo, nasce dalla verifica del disagio civico ed economico di tante famiglie e dalla sordità del governo giallorosso che continua a trattare la scuola pubblica paritaria ideologicamente, come un oggetto estraneo alla convivenza civile e culturale di questo Paese, elargendo briciole, trattandoci meno delle biciclette e dei monopattini, per i quali stanzia 120 milioni di euro per il 2020 e il bonus sarà pari al 60% della spesa sostenuta, meno degli ombrelloni. Noi siamo gli invisibili per questo governo».

«Il nostro gesto – prosegue il testo – vuole fare un rumore educativo ed educato che coinvolga i genitori dei 900 mila allievi delle scuole paritarie, i 7 milioni di allievi delle scuole statali, i docenti, il personale della scuola italiana, ma anche gli amici e tutti i cittadini italiani. Ma anche un rumore costruttivo, che obblighi i nostri parlamentari, che saranno impegnati nella discussione degli emendamenti nell’aula parlamentare, a non lasciare indietro nessuno».

Il comunicato entra poi nel dettaglio e spiega come gli istituti si organizzeranno nei giorni dell’astensione: «le nostre scuole interromperanno le lezioni e per questi due giorni allievi, docenti e famiglie esporranno un #Noisiamoinvisibiliperquestogoverno. Ciascuna delle nostre scuole, con il coinvolgimento delle famiglie, dei docenti, degli studenti organizzerà gli eventi che desidera con lezioni, video, dirette Fb dalle pagine delle scuole che saranno aperte a tutti: conferenze, dirette, disegni, flash mob…, tutto in diretta social per fare quel rumore costruttivo e responsabile che solo la scuola sa fare». Un appello vero e urgente quello lanciato dalle scuole paritarie alla classe politica. Non lasciamo condannare all’eutanasia il pluralismo scolastico e culturale del nostro Paese.​ «Non svendiamo la nostra libertà – sono sempre parole del memorabile intervento di Sara Cunial – per un monopattino o un tablet!».

GIUSEPPE BRIENZA

 

 


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