Esclusivo. Vera Narducci: “nostra madre Chiesa usi il ‘risparmiato’ per opere e azioni benefiche”


Gentile Direttore,

ultimamente Papa Francesco, al Regina Coeli, ha detto che occorre capire che cosa questa pandemia ci ha voluto dire.



Non entro in dispute teologiche sulle quali non ho competenza.

Vorrei però soffermarmi brevemente, sul lato economico facendo riferimento alla dottrina sociale della Chiesa.

Spiacevolmente, l’economia, a livello mondiale, antepone la finanza sul lavoro e questo non è giusto. Fa parte, del resto, di quella perversa mentalità definita dal Papa “cultura dello scarto”, ostile alla sacralità della vita dal momento del concepimento alla fine naturale, e alla dignità della persona e del lavoratore.

In questo momento storico i più colpiti dalla pandemia sono come spesso accade i poveri o i meno agiati e nel campo economico e della impresa, sono soprattutto le piccole e medie imprese e tutte quelle categorie di partite Iva che ho l’onore e il privilegio di rappresentare in quanto consulente aziendale/tributarista in primis e in secundis come leader nazionale del movimento di unione libera di lavoratori “VRPI: LA VERA RIVOLTA DELLE P.IVA”.

Ricordo che la spina dorsale del nostro Paese si fonda su queste imprese che hanno bisogno urgente di appoggio e di sostegno concreti e non di parole o promesse, pur capendo la difficoltà di chi deve governare.



Il fatto che tante piccole realtà siano in difficoltà, dimostra la fragilità strutturale del nostro sistema per cui bastano due mesi di fermo per destabilizzare tutto.

E allora che fare? Secondo la dottrina sociale della Chiesa bisogna abbinare ricerca del profitto di impresa con tutela del lavoro e della persona, incrementando il sani  valori della sussidiarietà e della solidarietà. Da studi fiscali effettuati, la chiesa ha molti debiti di natura tributaria nei confronti dello Stato e, nell’ottica dell’etica e della dottrina Cristiana ed in pieno spirito solidale, è più che giusto il suo volerli onorare ma sarebbe anche giusto ed etico sincerarsi che venga pagato il giusto, solo ciò che è debito e non l’indebito non anteponendo dunque le finanze sul lavoro stesso.



Non è semplice, naturalmente, far passare questi concetti in un tempo secolarizzato ed anti cattolico che affiora in varie decisioni e manifestazioni: penso alla pervicacia con la quale si pretende di ingiungere alla Chiesa tasse e balzelli più onerosi del dovuto sui propri beni dimenticando quanto la Chiesa cattolica fa di bene, e soprattutto la necessità di sostenere, anche ai fini della protezione di posti di lavoro, le scuole paritarie cattoliche, a tutela del sacrosanto principio della libertà educativa. Credo i tempi siano maturi per un’opera benefica senza precedenti dove “il risparmiato” di nostra madre Chiesa possa essere impiegato per ulteriori opere e azioni benefiche.

Con stima



Dott.ssa Vera Narducci
Studio Narducci
Consulenza alle Imprese e Privati

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