La violenza di Boko Haram in Nigeria potrebbe sfociare in un genocidio


 

Ci sono 300 mila sfollati a causa delle consuete guerriglie nel territorio nigeriano tra agricoltori e pastori nomadi fulanì.

Le vittime di queste violenze sono i principali soggetti a rischio per l’emergenza sanitaria Covid19.

Nonostante l’ottimo lavoro di dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani, l’estremismo jihadista di Boko Haram che miete vittime tra cristiani e anche tra gli stessi musulmani, aggrava di molto tutto questo orrendo scenario.

La Nigeria è un grande Paese, dalle enormi risorse, ma queste lotte intestine non permettono al gigante africano di rialzare la testa.

La violenza in Nigeria potrebbe sfociare in un genocidio: sia le popolazioni cristiane che quelle musulmane hanno bisogno di aiuto adesso.

Il vero costo dei combattimenti si fa sentire nella vita e nello spirito perchè le comunità cristiane temono sempre più lo sterminio e le comunità musulmane sono colpite dal malvagio Boko Haram.

Una recente lettera aperta ai leader del G20 – un’iniziativa coordinata da Gordon Brown – ha sottolineato l’estrema urgenza di pianificare una risposta all’impatto di Covid-19 sulle nazioni nei Paesi in via di sviluppo. In tali circostanze, l’infrastruttura limitata, l’assistenza sanitaria inadeguata, il sovraffollamento urbano e vari altri fattori aumenteranno senza dubbio il bilancio delle vittime del coronavirus.

Ma uno dei principali fattori che aumentano la vulnerabilità è il conflitto endemico e violento. Le popolazioni sfollate saranno ovviamente a maggior rischio; le persone che hanno perso la casa e i mezzi di sussistenza, che vivono spesso in ambienti affollati e soggetti a malattie, ne risentiranno pesantemente.

Il fatto che il già fragile budget della Nigeria per la salute pubblica venga ridotto in un momento in cui l’infezione sta crescendo ha contribuito a mettere a fuoco i rischi che si sviluppano in molte nazioni africane. Tuttavia, il livello di conflitto interno della Nigeria è tale che ci si può aspettare che ne risentano maggiormente di alcuni dei suoi vicini.
Un nuovo rapporto, pubblicato lunedì dal gruppo parlamentare interpartitico (APPG) per la libertà internazionale di religione o credo, intitolato “Unfolding Genocide?” Fornisce un quadro orribilmente dettagliato di come la violenza tra le comunità si è diffusa nella “fascia media” degli stati della Nigeria negli ultimi dieci anni.

Mentre è difficile ottenere statistiche attendibili, una stima prudente del numero di sfollati è di circa 300.000; lo scorso anno si sono verificati almeno 1.000 morti nelle lotte in corso tra agricoltori e pastori nomadi in questi stati. I lettori dovrebbero essere avvertiti: l’estrema barbarie di molti degli omicidi, che coinvolgono stupri, mutilazioni e incendi, lascia una cicatrice nell’immaginazione. Le radici di queste lotte si leggono come una lista di controllo delle più gravi sfide internazionali dei nostri tempi. Il degrado ambientale ha rovinato enormi tratti di pascoli e risorse naturali (la superficie del Lago Ciad è diminuita da 15.000 miglia quadrate a meno di 1.000 negli ultimi quarant’anni del XX secolo e il tasso di desertificazione ha ridotto sia il pascolo che i terreni agricoli nel Sahel dell’80%). Le politiche governative sullo sviluppo del territorio in questo contesto, e le politiche sulla gestione dei pascoli e delle pratiche, sono state, nella migliore delle ipotesi, inadeguate e inefficaci.

La violenza in vari altri Paesi, non ultimo in Libia, ha alimentato un sostanziale commercio illegale di armi. Una piaga del Paese è la corruzione, con una diffusa cultura dell’impunità nei confronti di presunti abusi. Le notizie false sono dilaganti ed istericamente allarmistiche; i gestori di social media internazionali hanno un numero esiguo di persone che hanno le competenze culturali e linguistiche per monitorare tutto questo in modo efficace. Aggiungete a questo una popolazione in rapido aumento e un numero crescente di giovani alienati e disoccupati, e avrete abbastanza per garantire un alto livello di tensione e rabbia.

Ma ciò che ha reso ciò particolarmente letale in Nigeria è l’elemento aggiunto della rivalità religiosa. La Nigeria è una nazione divisa quasi 50-50 tra Islam e cristianesimo, con una leggerissima preponderanza di cristianesimo. Come in molti altri contesti come il Medio Oriente, una storia di convivenza leggermente inquieta ma normalmente gestibile è stata interrotta dall’ascesa dell’estremismo islamista – spesso diretto, in Nigeria come altrove, contro altri musulmani e cristiani.

 

EMMANUELE DI LEO


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments