Dice quattro volte no all’eutanasia. L’ultima mentre la stanno uccidendo!


La Corte Suprema olandese, lo scorso 21 aprile, si era pronunciata a favore di un medico che nel 2016 aveva praticato l’eutanasia ad una donna di 74 anni, affetta da demenza avanzata, risiedente presso la casa di cura in cui il medico lavorava. Mentre la donna era ancora lucida, aveva manifestato la sua volontà di non finire in una casa di cura e di ricevere l’eutanasia quando lei avesse dato il consenso.

Adesso, che per la prima volta Marinou Arends, la dottoressa olandese, ha rilasciato la sua dichiarazione, la sentenza ci appare ancora più agghiacciante e incomprensibile.

La dottoressa racconta che la signora si lamentava sempre della sua condizione e che fosse sempre triste, ribelle e irrequieta. E’ questo atteggiamento a convincerla sempre di più che la soluzione per alleviare la sua sofferenza è l’eutanasia, ricevendo il parere favorevole dello stesso marito. Vi è un inghippo, però. Nel testamento biologico la donna aveva specificato che l’eutanasia avrebbe dovuto esserle praticata solo su sua richiesta, quando avrebbe ritenuto che il momento fosse giunto e che fosse nel pieno delle proprie facoltà per richiederla.

Questo però per la dottoressa non ha avuto alcun valore, ritenendo che il compito di un medico fosse anche quello di interpretare un testamento.

Non solo l’anziana donna non ha mai richiesto l’eutanasia, ma per ben tre volte le è stato chiesto dalla dottoressa cosa ne pensasse di essere aiutata a morire e per altrettante volte la donna ha risposto di no. La mancanza di sicurezza nel pronunciare quelle parole e, soprattutto, il fatto che fossero in contrasto con le passate dichiarazioni della donna, hanno convinto ulteriormente il medico a procedere con la sua scelta di somministrarle l’eutanasia.

Il 22 aprile del 2016 avvenne l’orrore.

In presenza del marito, della figlia e del genero, la dottoressa drogò un caffè all’insaputa dell’anziana donna, senza comunicarle che sarebbe morta di lì a poco. Mentre la donna era addormentata e le stava per essere somministrata la prima delle tre dosi letali, inaspettatamente si svegliò e, capendo cosa stesse succedendo, cominciò a dimenarsi per evitare la morte. E’ con l’aiuto dei familiari che la immobilizzarono che la dottoressa portò a termine la procedura.

Questa assurda sentenza che vede il medico inspiegabilmente assolto, non solo ha sdoganato in Olanda l’eutanasia per chi non è più in grado di esprimere la propria volontà riguardo alla fine della propria vita, ribaltando così il principio di precauzione, secondo il quale, nell’incertezza, la scelta deve essere sempre per la vita, mai per la morte, ma ha anche tolto all’eutanasia la maschera dell’autodeterminazione e della morte dignitosa, qui definitivamente smontate.

 

EMMANUELE DI LEO

Presidente Steadfast onlus

 


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