Continua la pulizia etnica degli indigeni africani del Darfur


Il bilancio del massacro del 26 luglio nel villaggio di Masteri è di oltre 120 morti donne e bambini compresi. Si parla di almeno 93 feriti, le milizie si sono presentate in forze e hanno razziato, ucciso il bestiame, e bruciato le case.
Molte persone sono riuscite a fuggire ad Al Geneina, la capitale dello stato del Darfur occidentale, e nel vicino Ciad, in cerca di riparo.

Questo tipo di attacchi sistematici vengono condotti dall’RSF Janjaweed per attuare il piano della coalizione araba, già adottato dall’ex regime di Bashir Khartoum, che contempla la pulizia etnica degli indigeni africani del Darfur.

Ora ad essere presi di mira ci sono famiglie di agricoltori che cercano di tornare nella regione, da cui erano state cacciate, e a coltivarne le terre.

Così l’RSF-Janjaweed attacca gli abitanti dei villaggi nelle loro fattorie, nelle case, nei mercati e dentro i campi UNAMID per gli sfollati interni (IDP).

La povera gente disprezzata sa nord a sud per questioni etniche e religiose, oramai senza patria, testimone di ogni privazione e violenza prova a chiedere al governo di fornire un minimo di sicurezza, in cambio viene massacrata.

Il governo di transizione di Khartum rimane in silenzio, il mondo libero rimane in silenzio, niente vip in ginocchio per questi neri inutili alla narrativa.

Mentre il genocidio continua.

 

Lorenzo Capellini Mion

 


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