“I tabernacoli rimossi sono il risultato di una falsa interpretazione del Concilio Vaticano II”

“I tabernacoli rimossi sono il risultato di una falsa interpretazione del Concilio Vaticano II”

“In tanti luoghi i tabernacoli sono stati rimossi dal santuario della Chiesa come risultato di una falsa interpretazione del Concilio Vaticano II. Allo stesso modo, sono state fatte altre cose che disturbavano l’immagine del culto, come la musica sacra che viene impiegata”.

Così aveva dichiarato tempo fa il cardinale Raymond Leo Burke intervistato da THE WANDERER.

Burke aveva affermato che in ambito liturgico è fondamentale la “correzione di tutti gli abusi liturgici che sono stati identificati in Redemptionis Sacramentum”.

Il Cardinale Sarah, aveva spiegato Burke, ci ha dato “una buona direzione. Innanzitutto, ha incoraggiato l’offerta della Messa ad orientem. Ciò contribuirà tanto a ripristinare il senso del culto e a dimostrare che la Messa non è una sorta di evento sociale tra il sacerdote e i parrocchiani o i parrocchiani tra di loro. Piuttosto, è un’azione di tutta la comunità con il sacerdote alla testa che agisce in persona Christi, per ‘adorare il Padre nello spirito e nella verità’ (Giovanni 4,23) come Nostro Signore ha detto alla Donna samaritana al pozzo”.

Il cardinale Sarah, aveva continuato il card. Burke, “ha affrontato una seconda area di riforma” quando ha chiesto di “considerare la santa Comunione in ginocchio e sulla lingua”. Burke poi fa un esempio a Lui molto caro (durante gli otto anni trascorsi a La Crosse il cardinale americano ha fondato il santuario della Madonna di Guadalupe, noto per la sua bellezza come luogo di pellegrinaggio). “Presso il Santuario le persone hanno abbracciato con piacere la pratica della santa comunione sulla lingua e in ginocchio. E non ho mai ricevuto una mail di odio o nessuna critica al riguardo. Inoltre, come richiesto dal cardinale Sarah, abbiamo implementato la pratica liturgica ad orientem e le persone hanno commentato rilevando la maggiore bellezza che questo ha portato alla celebrazione della Santa Messa”.

Sul Papa Emerito Benedetto XVI il card. Burke aveva rilevato che “il più splendido contributo del pontificato di papa Benedetto XVI è stato nell’ambito del restauro dell’ordine, della correttezza e della bellezza della Sacra Liturgia”. Inoltre, Benedetto XVI ha avuto “il coraggio di emanare il Summorum Pontificum, che “certamente ha prodotto i suoi effetti”, mentre un altro suo contributo è il “magnifico libro intitolato Spirito della Liturgia”.

Sull’Islam il cardinale Burke aveva dichiarato che “l’Islam, come il giudaismo e il cristianesimo, ci insegna che c’è un solo Dio, il Creatore dell’universo. Quindi siamo uniti nella convinzione che esiste un solo Dio. Tuttavia, il Dio descritto nei documenti dell’Islam e le azioni dei musulmani molto aggressive e violente non ritraggono Allah come Dio dell’amore. L’amore è la qualità principale di Dio secondo la nostra fede cristiana. I musulmani di alcuni paesi si sono opposti ai cattolici utilizzando la parola ‘Allah’ (la parola araba per Dio) dicendo: ‘Il tuo Dio non è il nostro Dio’. Ciò che serve qui è semplicemente un riconoscimento realistico dell’insegnamento su Dio nell’Islam. Credo che ciò significherà che la comprensione islamica dell’unico Dio è in contraddizione con l’insegnamento cristiano sull’unico Dio”.

Riguardo all’aborto il cardinale aveva sostenuto che l’orribile pratica “malvagia di distruggere una vita umana innocente e indifesa è sempre più chiara alle persone”.

“Credo che sia importante rendere ancora più forti i nostri movimenti pro-vita e pro-famiglia. La cosa peggiore che potrebbe succedere è quella di riposare sui nostri allori; allora potremmo perdere tutto questo progresso che è stato fatto. È una battaglia costante. Satana odia la vita umana: “Era un assassino fin dall’inizio” (Giovanni 8,44). Sappiamo che il Male è costantemente al lavoro per promuovere la mancanza di rispetto della vita umana. Quindi abbiamo davvero bisogno di perseverare e essere vigili nella nostra continua promozione di una cultura della vita”.

 

Matteo Orlando

 

 

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