L’aborto, la fecondazione artificiale e la crioconservazione non possono essere permessi dal diritto

Alla fine del secolo scorso, in un periodo in cui il continente europeo stava finalmente liberandosi dalla morsa ideologica e imperialista del comunismo, è stata approvata dalle Nazioni Unite la “Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, che rappresenta oggi lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino. Approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York, la Convenzione è stata ratificata dal nostro Paese il 27 maggio 1991 con la legge n. 176 e, a tutt’oggi, vi aderiscono 194 Stati, un numero addirittura superiore a quello dei Paesi membri dell’ONU.

Il preambolo della Convenzione afferma che il fanciullo deve ricevere una tutela legale appropriata, prima e dopo la nascita, senza specificare da quale momento inizia, secondo il diritto internazionale, la vita di un essere umano concepito nel grembo materno. Quello di tutelare il bambino anche “prima” della nascita, comunque, è stato a quel tempo un risultato non da poco, soprattutto se si colloca nel contesto abortista della maggioranza degli Stati occidentali che, al tempo di approvazione della Convenzione, dominavano l’Onu avendo già introdotto da tempo l’omicidio del concepito nei rispettivi ordinamenti nazionali. Il merito di questa formulazione lo dobbiamo, fra gli altri, ad una giurista cattolica italiana, Maria Rita Saulle (1935-2011), che è stata giudice costituzionale e docente di Diritto internazionale all’università degli studi di Roma “La Sapienza”. Come allievo alla sua cattedra di diritto internazionale ho sempre apprezzato l’interesse che ha cercato di infonderci verso il tema delle “premesse giusnaturalistiche” del diritto internazionale. Dal 1986 al 1989, in qualità di negoziatore per l’Italia della Convenzione per i diritti dell’infanzia, la prof.ssa Saulle si è battuta in particolare per l’approvazione dell’articolo 6 sul diritto alla vita che, come ha ribadito la studiosa Saulle in uno dei suoi ultimi saggi, andrebbe letto insieme al Preambolo della stessa Carta che recita: «Tenuto presente che, come indicato nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959, “il fanciullo, a causa delta sua immaturità fisica e intellettuale, ha bisogno di una particolare protezione e di cure speciali compresa un’adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo la nascita» (cfr. Assemblea generale delle Nazioni Unite, Convenzione sui diritti dell’infanzia, a cura del “Comitato Italiano per l’UNICEF”, Roma 2008). Nel contributo intitolato “Un negoziato per una norma preambolare sul diritto alla vita”, Maria Rita Saulle meritoriamente scriveva a tal proposito: «Pochi, ancora oggi, conoscono l’esistenza di una norma preambolare della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del minore del 1989 concernente la tutela giuridica del minore “prima e dopo la nascita» (M. R. Saulle, Lezioni di Organizzazione internazionale,volume II/Le Organizzazioni internazionali e i diritti umani, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2003, p. 343), ricordando anche come tale inserzione sia  merito soprattutto della delegazione italiana alla Convenzione, la quale nel corso dell’elaborazione del Preambolo «precisava che il concetto di maternità responsabile, affermato in numerosi sistemi giuridici, non era contrario alla tutela del bambino prima della nascita» (ibidem., p. 345).

Nelle prossime settimane il neo-costituito “Comitato dei diritti dei concepiti”, composto da qualificati esperti di bioetica, diritto, filosofia e medicina e la cui rappresentante nazionale è l’avvocato romano Virginia Lalli, ritenendo «giunto il momento storico di riconoscere i diritti di tutti i concepiti, senza alcuna discriminazione, in considerazione dei risultati delle ricerche di embriologia, degli studi sulla vita prenatale, a livello biologico e psicologico, e delle riflessioni etiche e bioetiche in corso», invierà ai presidenti del Parlamento e della Commissione europea, oltre che al Segretario generale dell’Onu, una proposta di Carta internazionale sulla dignità e il diritto alla vita dei bimbi non nati.

In tredici articoli, fra l’altro, tale documento proclama:

– all’art. 2 il diritto originario a nascere di tutti i concepiti, «indipendentemente dal sesso, dal patrimonio genetico, da stati patologici, dalle condizioni di salute proprie e della madre, dalle condizioni economiche e sociali e dalle modalità del concepimento»;

– all’art. 10 il diritto alla salute del concepito, da considerarsi come un “paziente” a tutti gli effetti, e dovere pertanto degli Stati e delle autorità sanitarie di assumere «tutte le misure necessarie ad assicurare l’effettivo godimento di tale diritto da parte dei concepiti con disabilità». Ogni concepito che da diagnosi prenatale risultasse disabile, infatti,«ha il diritto al rispetto della propria integrità fisica sulla base dell’uguaglianza con gli altri»;

– all’art. 12 il diritto dei concepiti che muoiano durante la gravidanza a ricevere degna sepoltura, con espresso divieto quindi che «i loro corpi possano essere utilizzati per fini commerciali o esperimenti scientifici».

Evidentemente, a tale novero di diritti (oltre agli altri contenuti nella Carta) gli estensori aggiungono anche il divieto ad essere artificialmente “fabbricati” e congelati in attesa che qualcuno li chieda come un qualsiasi prodotto commerciale. Il Comitato, composto da eminenti studiosi e rappresentanti della cultura prolife nazionale come, fra gli altri, il prof. Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Giorgio Celsi, infermiere professionale e presidente dell’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita“, l’avv. Emiliano Ferri, vicepresidente dell’associazione “Difendere la vita con Maria”, Maristella Paiar avvocato cassazionista e civilista dei “Giuristi per la vita” e Giuseppe Noia, ginecologo specialista in medicina fetale presidente della Fondazione “Il Cuore in una Goccia”(www.ilcuoreinunagoccia.com), costituirà nei prossimi mesi un “Osservatorio per l’elaborazione di approfondimenti, studi statistici, linee guida anche per prevenire violazioni dei diritti dei concepiti quale l’aborto”. Tutto ciò a motivo non solo di principi di doverosa giustizia ma, dal punto di vista medico-scientifico, in considerazione della documentata sofferenza abortiva che dimostra inequivocabilmente come ogni concepito sia pienamente essere umano e, pertanto, sia meritevole di una tutela giuridica anche a livello internazionale. L’aborto, la fecondazione artificiale e la crioconservazione non possono essere permessi dal diritto, tanto più se considerati come oggi alla stregua d’interventi realizzabili a piacimento da parte degli operatori coinvolti.

«In considerazione del vuoto legislativo attuale – scrive Virginia Lalli nella lettera di trasmissione della Carta –, i concepiti, ancorché esseri umani, subiscono il medesimo trattamento di “cose” e sono soggetti alle più bizzarre pretese degli adulti». Le cronache raccontano in effetti di concepiti abbandonati nei congelatori per decenni, poiché non vi sono termini stabiliti, «oppure gettati come rifiuti o destinati a commercializzazione e ad esperimenti scientifici», aggiunge l’avv. Lalli, che denuncia quindi al Presidente del Parlamento Europeo la questione del tutto irrisolta se gli embrioni crioconservati «possano o meno legittimamente essere impiantati nell’utero di una madre adottiva, in mancanza di riferimenti certi anche per la giurisprudenza, chiamata a pronunciarsi su questioni riguardanti i concepiti».

Nell’intenzione di porre fine a veri e propri maltrattamenti che violano il diritto alla vita, alla salute e allo sviluppo armonioso del concepito quale essere umano, oltre a violare il diritto alla dignità della propria vita personale, il “Comitato dei diritti dei concepiti” sottopone pertanto all’attenzione dell’Assemblea di Strasburgo, per tramite del suo Presidente, la Carta dei diritti dei concepiti «con la richiesta di discutere e di adottare uno strumento giuridico internazionale a tutela di una categoria di essere umani quella dei concepiti, sprovvista attualmente di riconoscimento giuridico malgrado le conoscenze di cui disponiamo grazie ai progressi delle ricerche scientifiche».

 

 

GIUSEPPE BRIENZA

In Corriere del Sud n. 1
anno XXVII/18, p. 3

 

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