Don Patriciello: “Buttare un feto nel cesso di casa non è civiltà. E’ violazione della ragione”


“Ma quale civiltà, questa è una vergogna. Intanto siamo alla commedia o farsa, davanti a questa cosa orribile. Il ministro annuncia una cosa e il premier Conte afferma di non saperne nulla e lo smentisce. Chi mente? Possibile che un ministro agisca per conto suo?”.

Così ha dichiarato a La Fede Quotidiana don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano che ha combattuto nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.

Per il coraggioso prete il via libera all’utilizzo domiciliare della pillola abortiva RU 486 è “un fatto molto grave che non è libertà, ma anzi banalizzazione della vita. Qui bisognerebbe ascoltare o riascoltare le grandi parole di Madre Teresa di Calcutta sull’aborto. Buttare un feto nel cesso di casa, passatemi l’espressione, non è civiltà o libertà e qui la fede non c’ entra nulla. E’ violazione della ragione”.

Il parroco è convinto che si sono voluti risparmiare i tre giorni di ricovero “per banali motivi di cassa sulla pelle delle donne e per ragioni ideologiche”.

Il sacerdote ha rilevato che c’è chi, “si lamenta, giustamente, di un cagnolino maltrattato o abbandonato e si gioca con la vita umana”.

Parlando della sua terra, a proposito dei Consultori don Patriciello ha concluso dicendo che “non hanno funzionato. I veri consultori sono le parrocchie. Dopo l’aborto vengono a piangere da noi sacerdoti”.


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