Il problema di ogni uomo è l’ipocrisia, non l’iniquità, la menzogna e non il putridume


Siamo purtroppo convinti d’essere a posto, a parte certo qualche peccatuccio, che so’, una bugia, una parolaccia, ma furti, imbrogli, omicidi, scherziamo?

Siamo così “correct” che non perdiamo occasione per onorare la memoria dei “profeti”, sottolineando come noi mai e poi mai li avremmo uccisi. Noi siamo diversi! Gli altri invece, sempre loro, quelli del passato come quelli del futuro, ne hanno fatte e ne fanno di tutti i colori. Noi preghiamo, curiamo le tombe, ci sforziamo, non come l’inquilino di fronte, o come mia cognata che “Dio come tratta mio fratello”… E così “colmiamo la misura” dei peccati, proprio dentro a quell’indignazione così trendy, così cool e così perversa… Ma poi – ed è l’amore indomito del Signore – avvengono fatti apparentemente insignificanti che ci scuotono come in un attacco epilettico. Allora investiamo i figli con lo tsunami della nostra ira, assaliamo il coniuge coprendolo con ingiurie tra le più turpi, e tutto il candore ipocrita se ne va a carte e quarantotto tra un eccesso di ira e fughe alienanti. La nostra “giustizia” identica a quella “iniqua” dei “sepolcri imbiancati”.

Ti stupisci allora perché tuo figlio sia diventato “impuro” e sia scappato dalla Chiesa? Si è contaminato con la tua tomba fratello! E così tua moglie e tuo marito, come anche tanti pagani che si avvicinano a te sedotti dalla tua ipocrisia…

Sì, perché il problema di ogni uomo è l’ipocrisia, non l’iniquità; la menzogna e non il putridume. I peccati Dio li perdona, ma l’ipocrisia impedisce a Cristo di avvicinarsi al sepolcro e di entrarvi. E’ la corazza nella quale ci infiliamo per difenderci dalla verità, gelosi come siamo della tomba nella quale l’inganno del demonio ci ha fatto scendere.

Come il figlio prodigo sei scappato di casa con la tua eredità; ma, lontano dalla “santità della casa di Dio” hai potuto solo dilapidare le Grazie con le quali, come i farisei e gli scribi ipocriti, ti illudevi di poter vivere secondo “giustizia”. Ma, avendo tagliato con la santità di Dio, hai chiuso la fonte della giustizia, e il tuo cuore si è “colmato” di iniquità. E’ così? Accettalo e coraggio!

Un “tribunale iniquo”, composto proprio da quei “sepolcri imbiancati” ha giudicato Cristo, e lo ha condannato! A che cosa? A morte, per scendere così proprio nei loro sepolcri! Lo ha condannato anche la tua ipocrisia vero? Ma il Signore si è fatto condannare da te proprio per scendere anche oggi a prenderti per mano e farti risorgere nella vita nuova e “santa” in virtù della quale puoi camminare nella “giustizia” autentica. Il suo sepolcro è il nostro, e lì dentro Lui ha vinto davvero la morte! Sì, Lui ha, oggi, il potere di strappare dalla tomba il nostro matrimonio, e di donargli una vita “santa” che nella “giustizia” che compie la volontà di Dio è immortale, più forte cioè del peccato. Lui può fare del nostro matrimonio un segno così potente da attirare tutti a contemplare in esso la “vittoria” e l'”innocenza” di Dio fatte carne in noi, poveri e deboli peccatori.

Lui può trasformare un sepolcro imbiancato in una tomba vuota avvolta di luce pasquale, la tua vita come il Santo Sepolcro di Gerusalemme, il luogo più “santo” della terra: un sepolcro che per il mondo dice morte, ma che in Cristo afferma la “santità” di Dio, che cioè la morte non ha avuto potere su chi vi è stato deposto, perché Dio lo ha “separato” da essa in virtù del suo amore.

 

Don Antonello Iapicca – da Facebook

 


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