L’insostenibile imbecillità dell’ateismo


L’ateismo è una invenzione recente. Risale più o meno all’età dei lumi, ovvero a quel secolo in cui in tanti ebbero la mente confusa al punto da smarrire la ragione iniziando l’era della pazzia e della irrazionalità, oggi giunta alla sua apparente apoteosi.

Si diffuse ancor più nel XIX secolo, sulla spinta delle favolette darwinista sulla generazione spontanea e “casuale” della vita; teorie mai provate scientificamente e ma ancor oggi fideisticamente accettate dai bigotti de dai beghini deloo scientismo e dell’ateismo.

Eppure a ber ragionare non c’è niente di più imbecille del dichiararsi atei. 

Lasciamo da parte le disquisizioni filosofiche e concentriamoci un attimo sul lato per così dire pratico. 

Se Dio non esiste e non esiste neppure una vita dopo la morte, al sopraggiungere della quale torniamo al niente primordiale, quale senso dare alla vita? Se tutto si risolve qui e ora l’unica cosa per la quale vale la pena vivere è il piacere e la soddisfazione personale di ogni voglia e istinto. 

Se sapessi di venire dal niente per tornare nel niente cosa mi trattiene dal cercare in questa vita ogni massimo godimento terreno procurandomi senza alcuno scrupolo i mezzi per raggiungerlo? 

Stupro, rapina, omicidio… Niente sarebbe di ostacolo, se non, forse, il timore di una qualche punizione terrena – il carcere – che mi impedirebbe di vivere alla grande il tempo a disposizione. Ma anche questo è un impedimento solo relativo poiché col denaro e il potere si compra tutto, anche la libertà.

Inoltre, come diceva qualcuno: meglio un giorno da leoni che cento da pecore, inscatolati nella mediocrità di una vita banale, fatta di lavoro, sacrifici, contrarietà e problemi.

 

Pietro Licciardi

 


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è un articolo così pieno di bias cognitivi da far sorridere.
Sa cos’è il wishful thinking, per esempio?

Ah, poi, basta studiare un attimo per capire che il darwinismo non è una “favoletta”. Il mondo è pieno di libri sull’argomento, provi a leggerne un paio.

Forse dovrebbe ampliare un po’ i suoi orizzonti e leggere un paio di libri che confutano il darwinismo o quantomeno ne mettono in dubbio la supposta scientificità.